Il Superuovo

Prometeo: il titano del progresso ora deve lasciare spazio alla sopravvivenza

Prometeo: il titano del progresso ora deve lasciare spazio alla sopravvivenza

Prometeo è uno dei personaggi più famosi della mitologia greca. Figlio di un titano, nel mito è considerato il creatore degli uomini e il loro protettore. Ma vediamo meglio in che modo l’interpretazione di questa divinità si è evoluta nella cultura contemporanea. 

Nella cultura contemporanea Prometeo è ancora una figura molto discussa. Rappresenta il progresso tecnologico, la voglia dell’uomo di continuare a scoprire e a scoprirsi. Per qualcuno è proprio il simbolo dell’essenza della natura umana.

Il ladro del fuoco

Forse risulta anacronistico parlare di mitologia greca nel 2021, eppure questo argomento continua a suscitare interesse tra studiosi e curiosi. A tal proposito è uscito un articolo di Giuseppe Conte su “il Giornale” che offre una nuova interpretazione della figura di Prometeo. Se dovessimo pensare ad una delle scoperte fondamentali per l’evoluzione umana sicuramente ci sarebbe di mezzo il fuoco. Secondo il mito, il fuoco era stato rubato agli dèi e donato agli uomini proprio da Prometeo, loro creatore e alleato che per questo gesto venne gravemente punito da Zeus. L’idea principale che trasmette questa figura nella mitologia, secondo Conte, è quella dell’innovazione tecnologica, dell’evoluzione umana verso la tecnica e la “civilizzazione”. Tutto questo, però, a discapito della natura; la leggenda legata a Prometeo, infatti è proprio quella di Pandora che libera nel mondo degli uomini tutto quello che per loro era negativo: morte, malattie, sofferenze e così via.

Una nuova definizione di progresso

L’aspetto interessante di questo articolo è proprio l’interpretazione del rapporto tra gli umani e il progresso. Se c’è stato un momento storico in cui lo sviluppo tecnico era all’apice dell’interesse umano, adesso esiste un problema più urgente come conseguenza di quel comportamento: la distruzione dell’ambiente che l’uomo ha dominato. Sostanzialmente la pulsione umana di modificare l’ambiente attorno a sè è andata troppo oltre. “Prometeo” ha spinto l’uomo ad un punto di non ritorno in cui deve iniziare a fare i conti con la sua stessa natura perché questa lo sta portando all’autodistruzione. Nella mitologia esiste la figura di Zeus che dovrebbe essere la giustizia divina che mantiene gli equilibri tra le parti; egli, infatti, nelle varie versioni del mito punisce duramente Prometeo e gli umani perchè si stanno accaparrando troppi doni. Il fuoco come la conoscenza e la memoria, infatti, nelle mani dell’uomo avevano reso divinità anche quegli esseri di creta lontani dall’Olimpo. Oggi, forse, serve che una nuova ispirazione guidi l’animo umano verso la sopravvivenza. Probabilmente l’uomo si è reso conto di non essere una divinità.

Prometeo incatenato

Per i greci non esisteva ancora il problema della sopravvivenza, Prometeo era il creatore, colui che aveva disobbedito a Zeus facendogli dono del fuoco. Malgrado ciò, il mito gli riserva una fine non troppo felice. Una delle versioni è raccontata da Eschilo nel suo “Prometeo incatenato”. Questa tragedia venne scritta e messa in scena in un momento ancora arcaico della cultura greca, probabilmente intorno al 460 a.C. ed esistono ancora dibattiti aperti sull’attribuzione ad Eschilo. In questa versione Prometeo è una sorta di eroe vittima degli dèi dell’Olimpo, in particolar modo di Zeus. Egli è stato punito per aver donato il fuoco agli uomini e la sua condanna consisteva nel restare legato ad una roccia; in altre versioni del mito un’aquila mangia il fegato ogni volta che gli ricresce essendo lui immortale e assicurando una punizione perpetua. In questa tragedia Prometeo è il ribelle ostinato, colui che non china il capo alla divinità, egli preferisce morire piuttosto che accontentare le richieste di Zeus, ma la sua hybris (o tracotanza), non può essere perdonata. Eppure, è interessante osservare come il titano sia del tutto consapevole della sua colpa e della relativa condanna, se ne assume le responsabilità. Per il progresso dell’uomo, insomma, è pronto a pagare con la vita. Si tratta ovviamente di una spiegazione moderna di una tragedia di circa 2.400 anni fa, ma si può dire che, in una forma diversa, anche allora l’evoluzione umana era accompagnata da un conto salatissimo.

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