Perchè noi tutti siamo Psiche? La favola di Amore e Psiche spiegata da Francesco Piccolo

 

 Oggi quando pensiamo alla favola di Amore e Psiche ci viene in mente la scena del tradimento: Psiche con in mano una lanterna curiosa di scoprire che aspetto ha il suo amante. Ma perché nessuno ricorda il lieto fine? Francesco Piccolo prova a darci una risposta.

Il mito di Amore e Psiche dopo duemila anni continua a far emozionare tantissimi lettori, ma cosa rende questa storia così attuale? Nella premessa del libro La favola di Amore e Psiche, Francesco Piccolo ci fa notare come anche noi, gli innamorati di oggi, siamo tormentati dallo stesso desiderio di Psiche: scoprire chi è realmente il nostro amante. Infatti, anche noi, come Psiche, vorremmo tanto bastasse una lampada ad olio per fare luce sulla verità e per scoprire di avere accanto nel nostro letto un dio e non un mostro.

Il mito

La favola di Amore e Psiche è inserita ne Le Metamorfosi di Apuleio, un’opera latina che ha come fine quello di condannare la curiosità degli uomini. Il protagonista della storia è Lucio che, incuriosito dalle arti magiche, finisce per essere trasformato in un asino proprio da un incantesimo fatto in modo errato. Cominciano per Lucio-l’asino una serie di sfortunati eventi che gli permetteranno di capire i danni che causa la magia e di trovare il modo per tornare alla forma umana. Durante una delle sue avventure Lucio sente da una vecchietta la Fabula di Amore e Psiche, quest’ultima viene riportata nell’opera ed è proprio per questo che noi oggi conosciamo questo mito. Psiche è la protagonista della favola ed è la figlia più piccola di due re, lei però è talmente bella da far ingelosire la dea Venere e, a causa del responso di un oracolo, viene abbandonata su una rupe per diventare preda di un drago. Amore, il figlio di Venere, si innamora di questa ragazza e per salvarla decide trasportarla in un castello incantato e sposarla, ma ad una condizione: andrà a farle visita solo di notte e Psiche non potrà mai vedere il suo aspetto, solo cosi lui riuscirà a tenere nascosta la sua identità di dio e continuare la relazione con lei. Ad un certo punto della storia le sorelle di Psiche vanno a farle visita al castello e, invidiose di lei, la convincono ad ingannare Amore per capire chi è in realtà questo amante. Così curiosa di vedere l’amato, una notte Psiche prende una lampada e spia il dio addormentato, lo scopre bellissimo e se ne innamora ancora di più, ma una goccia di olio bollente cade dalla lampada e sveglia Amore che, deluso e offeso dal tradimento, scappa via. Psiche non si arrende e cerca in ogni modo di ritrovare Amore, ma finisce per incontrare la madre Venere che arrabbiata la costringe ad affrontare quattro prove difficilissime, durante una di queste Amore interviene e salva la sua amata Psiche. Infine si celebrano le nozze dei due dolcissimi amanti e da loro nascerà una figlia di nome Voluptas (‘’Voluttà’’).

Perché noi tutti siamo Psiche?

Francesco Piccolo nella premessa a La favola di Amore Psiche cerca di spiegarci quali sono i motivi che hanno portato questa storia ad avere così tanta fortuna e perché questa favola viene definita triste nonostante il finale positivo per i due amanti. Infatti, Psiche non sa di chi è innamorata se di un mostro, come le sorelle invidiose sospettano, o di un dio bellissimo e, non potendo sapere di trovarsi in una condizione positiva, non riesce nemmeno a godersi la storia con Amore; ma in realtà anche quando tradirà il suo amante, lei riuscirà a riconquistarlo e i due alla fine si sposeranno. Allora perché non si sottolinea la vittoria dell’amore sulle difficoltà ma il dolore? Francesco Piccolo scrive: ‘’Come se l’unico valore che possiamo attribuire all’amore fosse tragico, in un modo in cui il dolore abbia un valore indelebile e la felicità appaia sempre trascurabile. Bisogna rassegnarsi così sono gli esseri umani.’’

Le parole di questo scrittore ci portano ad interrogarci anche su un’altra questione: perché noi tutti ci riconosciamo in Psiche? Lui ci dà la sua risposta: ‘’Per appassionarci alla favola d’amore basta e avanza la favola in sé […] Ma per farci sentire in sintonia con Psiche ci vuole qualcosa in più. E c’è. È la sua condizione di essere umano qualunque […] Ecco: questa donna si avvia ad affrontare una storia tra divinità e mostri, in cui il quesito della sua esistenza futura, che alla fine non si sentirà di ignorare, è se il suo corpo e la sua passione vengano donati tutte le notti a un essere divino o a un essere mostruoso. Che poi è la domanda che chiunque di noi si è fatto, svegliandoci una (o probabilmente, più di una) notte, osservando accanto la persona amata che dorme, e con la complicità delle ore buie […] ci siamo chiesti […]: chi è questo essere umano a cui sto concedendo il mio amore, le mie giornate, il mio futuro? È l’essere speciale che mi sembra di avere intuito o è un mostro che mi sembra di temere? Psiche non lo sa; ma quel che è peggio, è che le è stato chiesto di non scioglierlo questo dubbio. […]”. La protagonista della favola alla fine tradirà la promessa fatta all’amato e scoprirà di aver dato il suo amore ad un dio, ma a noi umani su questa terra non è permesso sapere. Francesco Piccolo ci dice che è proprio questo il motivo che rende così attuale questo mito oggi: ‘’perché lei (Psiche) chiarisce una volta per tutte ciò che a noi forse non sarà mai chiaro e definitivo’’. Ancora una volta il mondo antico non sembra così lontano dal nostro e, con una giusta chiave di lettura, anche un testo scritto più di duemila anni fa ci racconta delle stesse paure e degli stessi desideri che un uomo innamorato oggi sente.

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