Questo Natale, Vladimir Propp ci illumina sulla ricetta per i migliori “holiday movies”.

Con il Natale alle porte, canali come tv8 pullulano di film americani prodotti da Hallmark o simili. Ad alcuni, però, viene sempre il dubbio che questi film siano tutti uguali. Ebbene, è proprio così. Parliamone con Vladimir Propp.
I FILM DI HALLMARK
Ogni anno, a Natale, con o senza il nostro consenso, siamo invasi dalle commedie romantiche natalizie. Non parliamo dei grandi classici come “Mamma ho perso l’aereo” o “Una poltrona per due” ma di quelle produzioni cinematografiche che sembrano avere sempre le stesse facce, gli stessi luoghi, gli stessi motivi. In America sono definiti “film di Hallmark” dal nome dell’emittente maggiore (noi, eventualmente, potremmo chiamarli “film alla tv8”). Negli ultimi anni, proprio Hallmark si è impegnato a produrre più film possibili con un budget non altissimo. Solo nel periodo di Natale 2017 sono usciti 21 film natalizi diversi, che sono diventati 31 nel Natale 2023. Questa produzione di massa segue un criterio, una “ricetta” che ben potrebbe spiegare il formalista russo Vladimir Propp.

VLADIMIR PROPP
Lo studioso russo Vladimir Propp, nel suo libro del 1928 intitolato “Morfologia della fiaba”, ha raggruppato tutti gli “elementi costanti” nelle fiabe tradizionali di vari tempi e luoghi. Questi elementi sono detti “funzioni” e corrispondono ad azioni dei personaggi, ad esempio “allontanamento di un soggetto x da un luogo di partenza”, “ritorno di x al luogo di partenza”. Per il su carattere così “tecnico”, lo studio di Propp è uno dei più importanti del formalismo russo. Propp nota una cosa: mentre i personaggi e i luoghi cambiano (streghe, maghi, poveri e re in boschi, villaggi e castelli) le funzioni rimangono sempre quelle. Queste funzioni si rimescolano sempre, rappresentando le “unità” alla base delle favole.
LE FUNZIONI NEI FILM DI NATALE
Sull’esempio di Propp possiamo riassumere tutti i film di Natale di Hallmark/tv8 più o meno così:
- L’eroe/protagonista ritorna ad un luogo d’origine. Qui ha generalmente un atteggiamento di astio verso il Natale, inteso non tanto come festa cristiana ma come celebrazione capitalista. Questo atteggiamento può essere motivato o no (in “Una gemella per Natale” una delle due sorelle odia le feste perché i suoi figli vanno in vacanza con l’ex marito).
- L’eroe protagonista è bloccato in una situazione che lo obbliga a cambiare le proprie abitudini. La cancellazione di tutti i voli per una tempesta, la macchina convenientemente rotta, la perdita di un familiare, questi sono solo alcuni degli espedienti classici delle commedie romantiche natalizie.
- (bonus track) L’eroe/protagonista è bloccato in questa situazione con il futuro interesse romantico. Magari perché lavorano insieme ma non si sopportano, perché lei si è trovata nel luogo dove lui vive per caso e non se ne può andare, perché uno è il capo dell’altro. A volte è l’interesse romantico a svolgere la parte del Grinch di turno, mentre il protagonista è animato da un forte spirito natalizio e di amore per la famiglia.
- Al protagonista/eroe è posto un compito difficile. Questa è la stessa descritta da Propp perché è uno dei meccanismi più comuni nei racconti. Si tratta di solito di organizzare una grande festa di Natale, che normalmente organizzerebbe qualcun altro, che però ha il braccio rotto (“Imprevisti di Natale”), è venuto a mancare (“Natale a Rocky Mountain”), fa spazio ai più giovani e chi più ne ha più ne metta. Durante questo compito, si sviluppa la storia d’amore tutta in funzione di temi natalizi come la condivisione, la collaborazione e l’aiuto dei più deboli.
- Scontro tra l’eroe/protagonista e l’interesse romantico inimicato. Magari perché sono in disaccordo sul lavoro o per una bugia bianca. Questo è il climax della storia, che deve instillare il dubbio sulla risoluzione pacifica.
- L’eroe/protagonista cambia il suo atteggiamento nei confronti del Natale. Finalmente, il protagonista subisce una maturazione ed inizia ad amare le feste. Questo avviene spesso grazie ad un aiutante, che può essere un innocente bambino, un vecchietto simpatico, o per qualche motivo Dolly Parton (“Natale a Dollywood”). L’eroe e l’amato si sposano, fidanzano, iniziano una relazione, qualsiasi sfumatura sentimentale sia disponibile.
Affianco alle costanti c’è la parte variabile, fatta di innumerevoli attività natalizie da sorteggiare: karaoke natalizio, mercatini di Natale, cioccolata del proprio posto preferito, giostre della fiera, shopping di regali, decorare della casa, fare l’albero, infornare dolci, decorare gli omini di pan di zenzero, visitare Babbo Natale se ci sono bambini, accendere l’albero della città, organizzare il ballo di Natale, assistere alla sfilata dei carri di Natale…
IL POTERE DELLA MONOTONIA
Hallmark è stata fondata nel secolo scorso ma è solo con il nuovo millennio che il suo nome viene associato al Natale. Sembrerebbe che, da qualche anno a questa parte, i canali specializzati in “holiday movies” stiano appositamente omologando tutte le trame. Ma perché mai degli autori, piuttosto che ricercare storie originali, dovrebbero andare di proposito verso la monotonia? Come commenta Makana Chock, ricercatrice di psicologia dei media, “le persone amano questi film perché sono prevedibili, sono positivi e ci fanno sentire bene” e potrebbero “stimolare il rilascio di dopamina e oxitocina”. Ma più in profondo, lo “spazio sicuro” che le storie alla Hallmark creano aiuta a regolare l’ansia e lo stress creando un “senso di appartenenza”. Il potere di queste storie monotone è proprio quello di essere leggerissime, un po’ come le favole della buonanotte, dove l’avventura non fa paura, i problemi arrivano solo per andarsene e il lieto fine è sempre assicurato.