Studiatissimo nelle scuole e conosciutissimo in tutto il mondo, Ezra Pound si classifica sicuramente tra i poeti più conosciuti del secolo scorso. Ma cosa c’entra con l’estrema destra?
Argomento obbligatorio del programma di letteratura inglese del quinto anno di liceo, Ezra Pound si connota come uno degli artisti più influenti del XX secolo. Ma, oltre che essere particolarmente influente, è anche molto discusso. Infatti, non è un segreto il fatto che fosse affascinato dai movimenti politici di estrema destra, iniziando proprio dal fascismo nostrano. Ma come mai, ancora oggi, la sua arte rimane appannaggio ispiratore delle compagini di ultradestra europee (e non solo)? Scopriamolo, anche usando il concetto di ethnos.
Ezra Pound e la sua fascinazione per i fascismi
Nato nel 1885 in Idaho, Ezra Pound si appassiona molto presto alle lingue neolatine e alla storia, soprattutto europea. Non a caso, nel 1910 abbandona la sua terra per vagabondare tra Francia, Spagna, Italia e Inghilterra. Ma è il nostro Paese a far scattare in lui una scintilla, tanto da rimanerci per lunghissimo tempo, anche durante la Seconda Guerra Mondiale. Il poeta vede nell’Italia fascista la realizzazione di una terza via possibile tra il mondo ultracapitalista e il mondo comunista: una realtà dove l’economia è statalizzata, dove c’è autarchia e dove non ci sono più abissali differenze fra ricchi e poveri. Tutto questo grazie alla politica economica e all’idea di Stato che Mussolini stava mettendo su in quegli anni.
Il concetto di ethnos
Ma cos’è che affascina così tanto Ezra Pound in un regime dichiaratamente liberticida come l’Italia fascista? Per capirlo, dobbiamo ricorrere al concetto sociologico di ethnos, coniato da Tullio Altan nel secolo scorso. L’ethnos si connota come un tipo ideale (ossia una semplificazione astratta per orientarsi in un contesto concreto), un elemento culturale di un gruppo sociale in cui si manifesta la sua identità in chiave di vissuto simbolico, come valore centrale e condiviso fra i membri. E’ un qualcosa, quindi, che serve ai singoli componenti di un certo gruppo per sentirsi parte di ciò. Si fa leva sulla dimensione dell’inclusione, dell’appartenenza, dell’identità: non pare strano che questo sia adottato da un regime illiberale come il fascismo per aumentare il proprio numero di sostenitori.
Gli elementi dell’ethnos
L’ethnos è costituito da diversi elementi. Il primo è l’épos, ossia i miti e i momenti gloriosi ed eroici del passato, che vengono trasfigurati in valori giustificanti il presente come gloriosa conseguenza della storia. Il fascismo ha un sacco di miti fondativi, sull’età dell’oro, sulla decadenza e sulla rinascita della civiltà italica, non a caso. Poi si parla di ethos, quindi la sacralizzazione dei valori e dei principi morali regolanti la pacifica convivenza: chiese e istituzioni laiche diventano vincoli sacri per tutti gli italiani, tanto da non riuscire a immaginarsi una costruzione sociale diversa. In terza posizione abbiamo il logos, cioè la lingua come mezzo di comunicazione e di deposito, ma anche veicolo, di valori condivisi, che diviene essa stessa un valore. Si sa, infatti, che Mussolini è contrario a ogni prestito linguistico, oltre che essere fan sfegatato dei dialetti e dei regionalismi. C’è anche il genos da prendere in considerazione, ossia il legame di sangue fra persone, appartenenti a uno stesso popolo (non dobbiamo stare a descrivere le Leggi razziali, no?). Infine, abbiamo il topos, l’immagine simbolica della madrepatria, matrice della stirpe e sacro suolo patrio da difendere. Immagino non ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni sull’amore di Mussolini per l’italica terra.