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Perché ci abbronziamo? Eccovi spiegato il meccanismo alla base dell’abbronzatura

Vediamo come fa la nostra pelle a diventare più scura dopo una giornata di mare

Alcune cellule presenti negli strati più profondi dell’epidermide chiamate melanociti, sintetizzano una sostanza, la melanina, in grado di rendere più scura la nostra pelle.

La nostra pelle

La nostra pelle è fondamentalmente formata da due strati, dall’epidermide, più superficiale, e dal derma, nella zona più profonda. Queste due componenti sono diverse sia per natura che per derivazione embrionale. L’epidermide infatti fa parte degli epiteli pavimentosi stratificati cornificati, poi vedremo nel dettaglio cosa significa, di derivazione ectodermica, mentre il derma è di natura connettivale e di derivazione mesodermica. Quello che ci interessa quest’oggi è particolarmente l’epidermide. L’epidermide presenta uno spessore di circa 70-120μm e in essa si distinguono 4 strati cellulari, a partire dal fondo: strato basale (germinativo), strato spinoso, strato granuloso, strato lucido (non sempre presente) e strato corneo. Si riconoscono inoltre diverse linee cellulari, tra cui gli epidermociti (o cheranociti) che sono le cellule proprie dell’epidermide che a partire dallo strato basale salgono in superficie differenziandosi, questo perché nello strato basale sono presenti dei cheranociti staminali che per mitosi si dividono producendo a loro volta un cheranocita staminale è una cellula differenziata che arriva in superficie formando lo strato corneo (cheratinizzato) in cui le cellule sono affusolate, prive di nucleo ed organelli e metabolicamente inattive. La loro desquamazione e le divisioni degli epidermiciti staminali permettono il rinnovamento della pelle. Altre linee cellulari presenti sono le cellule di Langerhans, cellule dendridiche che fungono da linea di difesa, riconoscono gli antigeni, li fagocitano e li espongono sulla loro membrana per completare il processo di difesa. Sono poi presenti le cellule di Merkel, cellule sensoriali tattili che ci permettono di registrare la pressione sulla cute, infine troviamo i melanociti, sui quali ci concentreremo.

 

Perché ci abbronziamo

Negli strati più profondi dell’epidermide, nello strato basale e spinoso, sono presenti anche i melanociti, che a differenza degli epidermociti non subiscono il processo di corneificazione ma sono invece importanti perché sintetizzano un pigmento, la melanina. Queste cellule presentano dei prolungamenti ramificati che si estendono superiormente verso la superficie. I melanociti hanno organelli cellulari che contenenti melanina, chiamati melanosomi, delle vescicole formatosi nell’apparato del Golgi e con una caratteristica organizzazione lamellare interna. Una volta maturati presentano una corretta concentrazione di melanina e altre proteine, vengono perciò espulsi tramite i prolungamenti verso le cellule dello strato basale e spinoso. Ma come fa la melanina a farci cambiare colore? La melanina è un pigmento, cioè una sostanza capace di far cambiare colore alla materia, in questo caso parliamo di un polimero che contiene indoli e prodotti intermedi dell’ossoidazione d’azione della tirosina, capace di assorbire la luce dando un colore nero, bruno o rossastro. Il fatto che la melanina sia in grado di assorbire la luce è molto importante, ci fornisce fotoprotezione, proteggendoci dai raggi UV, protegge i nostri foto recettori, è un chelante cationico, questo permette di neutralizzare i radicali liberi e presenta un ruolo nella termoregolazione. L’abbronzatura è dovuta all’esposizione di un enzima, chiamato tirosinasi, alla luce solare, più precisamente ai raggi UVB, in questo modo si attiva e converte una sostanza, la diidrossifenilalanina (DOPA) in melanina, le concentrazioni di melanina quindi aumentano e con essa i trasporti dei melanosomi trasferiti alle cellule epiteliali scurendo il colore della pelle, ma non per tutti è lo stesso.

Diversi tipi di abbronzatura

Nella nostra pelle esistono due tipi di melanina, l’eumelanina e la feomelanina, derivanti entrambi dal precursore DOPA, con la differenza però che l’eumelanina è formata da polimeri di idrossi-indolo che conferiscono un colore marrone-nero, mentre le feomelanine sono polimeri di cistenildopa ad alto contenuto di radicali solforici che conferisce una colorazione rossa-gialla, le persone di carnagione chiara presentano infatti prevalentemente le feomelanine, per questo la loro abbronzatura sarà più tendente al rosso che al bruno. La tipologia e la quantità di melanina è determinata geneticamente, per questo l’abbronzatura non conferisce un imbrunimento permanente, perché per il nostro organismo l’aumento della produzione di melanina è un mezzo di protezione dai danni dei raggi solari. Infatti è stato stimato che le persone scure di pelle hanno una probabilità 10 volte inferiore di sviluppare melanomi rispetto alle persone chiare, proprio grazie all’effetto fotoprotettivo di questa molecola. Al contempo, però, le persone chiare di pelle proprio perché filtrano meno gli UV presentano meno problemi legati alla vitamina D rispetto alle persone brune (la vitamina D si produce da un precursore convertito proprio grazie ai raggi UV). È da specificare però che la diversa pigmentazione non è dovuta al numero di melanociti presenti piuttosto all’intensità di sintesi della melanina e all’intensità del processo di esportazione dei melanosomi.

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