Grazie a cinque opere emblematiche, analizziamo le caratteristiche fondamentali di questa corrente letteraria sviluppatasi sul finire del XIX secolo.

Nato in Francia come reazione all’ormai avviata società industriale/positivistica, il Decadentismo raccoglie tutto il disagio di artisti o in generale di individui incapaci di riconoscersi nel contesto in cui vivono. Tra sognatori, esteti, inetti, spieghiamoci meglio servendoci di cinque capolavori.
1) “Il Piacere” di Gabriele d’Annunzio
Scritto nel 1889, ‘Il Piacere’ è forse l’opera più emblematica dell’autore abruzzese, nient’altro che il principale artefice dell’introduzione della cultura decadente in Italia. Il protagonista del romanzo è Andrea Sperelli – di fatto alter ego dello stesso d’Annunzio – nobile romano completamente immerso nella vita mondana. Potremmo parlare di lui, appunto, come un esteta: un uomo sprezzante del positivistico mondo borghese e costantemente alla ricerca del bello, ad esempio trascorrendo le sue giornate tra festini e belle donne. È in questo contesto che conosce Elena Muti, la femme fatale per antonomasia, una donna della quale Andrea si innamora, ma con cui instaura un rapporto malato, fatto di allontanamenti e riavvicinamenti, intrighi e tradimenti. Questa serie di avvenimenti, comunque, non fa altro che alimentare un fuoco già acceso nell’anima di Sperelli, tormentata e contraddittoria, anche a causa di un’infanzia difficile. E infatti, quando nella sua vita giunge Maria Ferres, donna molto diversa dalla Muti e che può rappresentare un punto di svolta per la sua vita, Andrea butta al vento questa possibilità: ancora troppo forte il frivolo legame con la sua femme fatale.

2) “À rebours” di Joris-Karl Huysmans
Il romanzo del 1884 narra la vicenda di Jean Floressas Des Esseintes, il quale forse ancor più di Andrea Sperelli incarna la figura dell’esteta. Orfano dei propri genitori ed erede di un’immensa fortuna, il protagonista viene cresciuto dai gesuiti; una volta cresciuto, però, si getta a capofitto nella vita mondana della Parigi fine-ottocentesca. La differenza con Sperelli, comunque, è netta: se questi quasi non riesce a staccarsi dalle sue abitudini da aristocratico, Des Esseintes prova una totale repulsione verso questa realtà: anzi, sceglie di troncare ogni contatto con qualsiasi altro individuo, rinchiudendosi nella sua villa di Fontenay. Nel suo mondo misantropico, quindi, dà sfogo a tutta la sua creatività estetica: cura l’arredamento nei minimi dettagli, abbellisce le stanze con ogni tipo di decorazione, degusta bevande alcoliche. Ben presto, però, quella che potrebbe sembrare una semplice nevrosi si trasforma in malattia: costretto a letto, devastato dalle frequenti allucinazioni, quindi, Des Esseintes matura la decisione di tornare nella società, rinunciando al suo eremo artistico nel quale si era rifugiato, tanto spaventato dal mondo esterno.

3)”The picture of Dorian Gray” di Oscar Wilde
Opera identificativa dell’attività culturale ma anche della vita di Oscar Wilde, “The picture of Dorian Gray” è considerata – assieme alle due opere sopracitate – una delle bibbie dell’estetismo europeo. Ed è proprio di un altro esteta la storia raccontata dalla penna dello scrittore irlandese. Dorian Gray é un uomo avvenente e nel pieno della giovinezza: tanto è il suo fascino che il suo amico Basil Hallward, pittore, dipinge un quadro per lui, nel quale Dorian è raffigurato nel pieno della sua giovane bellezza. Tuttavia è a seguito del colloquio con Lord Wotton – una sorta di diavolo tentatore – che il giovane si rende davvero conto di quanto preziose siano le sue qualità fisiche: per questo arriverà a stringere un “patto col diavolo”: in cambio della sua anima lascia che il suo dipinto invecchi al posto suo, permettendogli quindi di rimanere eternamente bello e giovane. Ma Dorian, che intanto intraprende una sregolata vita mondana – speculare a quella condotta da Wilde – , non sa che il suo dipinto si imbruttisce sempre più anche in relazione a quanto corrotta sia la sua condotta. Infatti, dopo aver usato la sua bellezza per scopi malvagi, l’uomo scopre lo stato degenerativo del dipinto e, pentendosi delle sue azioni, prova a squarciare con un coltello il ritratto, sperando di rompere l’incantesimo. Tuttavia ad avere la peggio è proprio Dorian: a subire la coltellata è infatti la sua stessa anima, ormai indissolubilmente legata al quadro. Quest’ultimo, di contro, riacquista le sue giovani sembianze originali, lasciando ogni traccia di corruzione all’esanime corpo del proprietario.

4) “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo
Dagli esteti all’inetto: l’altra faccia del decadentismo è proprio questa. Se da un lato gli esteti cercano il bello e rifuggono dagli impegni della società borghese, l’inetto Zeno Cosini soffre per la sua inadeguatezza e la sua poca utilità nel contesto economico e sociale della sua Trieste. Morto il padre, titolare di un’azienda commerciale, Zeno entra in contatto con la società di Giovanni Malfenti presso cui svolge sostanzialmente semplici commissioni. Ospite a casa sua , un giorno si innamora della maggiore delle quattro figlie, ma da essa è rifiutato in favore di Guido Spieier, suo futuro cognato e socio d’affari. Sentendosi ancora più incapace dopo la delusione amorosa, sposa Augusta, la più brutta tra le sorelle, che però si rivela una buona moglie, quasi la figura femminile che riempie il vuoto lasciatogli dalla madre anaffettiva. La vita di Zeno oscilla tra il rigetto del suo contesto familiare e sociale e la segreta ammirazione dello stesso: volendo comportarsi da vero borghese, quindi, inizia una relazione extraconiugale con la cantante Carla, ma anche in questo caso subisce l’ennesima delusione. Il riscatto tanto cercato per tutta la vita, però, si materializza dopo la morte del cognato. Dovendo gestire la fortuna dei Malfenti una volta scomparso Giovanni, Speier entra in collaborazione con Zeno. Tuttavia, essendo entrambi inesperti, l’azienda perde metà del capitale: Guido, quindi, per muovere a pietà la moglie Ada in modo da ottenere del denaro, inscena un suicidio, salvo poi perire realmente. Proprio qui Zeno riesce finalmente a mettersi alle spalle le sue insicurezze con un successo commerciale: prende in mano la situazione e, rischiando tutto in Borsa, riesce a recuperare gran parte del denaro perso, risollevando le sorti della società. Un successo, quindi, quasi completamente dipeso dalla fortuna, ma che basta a Zeno per ritenersi guarito da quella “malattia” nella quale convogliava le sue insicurezze e la sua inettitudine.

5) “Memorie dal sottosuolo” di F. Dostoevskij
Romanzo complesso, dalla difficile comprensione, “Memorie dal sottosuolo” racconta la confessione di un ex- impiegato dello Stato. Il breve romanzo si articola in due parti. La prima, un vero e proprio monologo interiore, lascia spazio al narratore anonimo per esprimere le sue impressioni sull’esistenza e sul suo profondo senso di inadeguatezza nei confronti degli altri: verso di essi, addirittura, il protagonista prova verso di essi un senso di ingiustificata avversione, che sfocia appunto nella cattiveria. Nella seconda, invece, si apre il racconto vero e proprio di uno squarcio della sua vita, nel quale sono raccontate, appunto, alcuni di questi episodi. Uno su tutti, ad esempio, quello riguardante una giovane prostituta conosciuta a seguito di una serata con vecchi compagni di classe, con i quali inutilmente il narratore aveva provato a riallacciare i rapporti. Dopo essersi aperto con lei e dopo aver accolto anche alcune sue confidenze, il protagonista finge di volerla come amica. Tuttavia, quando dopo alcuni giorni lei gli fa visita a casa, la mortifica rinfacciandole il suo status inferiore, le fa violenza e, soprattutto, la umilia nel profondo: ferma la ragazza in lacrime sull’uscio della porta solo per metterle in mano una banconota, pagandola. Azioni, queste, che nell’animo contraddittorio del narratore, appaiono come necessari sfoghi e allo stesso tempo come gesti per i quali è enorme il rimorso.
