Come un’utilitaria è diventata iconica.

La Fiat Panda, colloquialmente detta “il pandino”, è uno dei modelli più famosi sul mercato, sia per la facilità con cui si trova per strada, sia per i vari meme che le hanno dedicato. Non tutti sanno però che, oltre ad essere una macchina popolarissima in montagna e nelle campagne, è anche detentrice di alcuni record importanti: andiamo quindi a scoprirne la storia.
Il boom dell’automobile
Dal 1957 al 1966 la produzione automobilistica italiana crebbe e nel decennio, l’esportazione automobilistica italiana si sviluppò, anche se il mercato non era florido come in passato. L’industria automobilistica non fu l’unica ad avere un passo travolgente, ma altrettanto impetuosa fu la crescita dell’industria italiana degli elettrodomestici (frigo, congelatori, condizionatori, lavastoviglie), che nel 1966 produsse per circa 220 miliardi di lire, dando luogo a una notevole corrente di esportazione e creando migliaia di posti di lavoro. Questo nuovo slancio produttivo si accompagnava ad un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, con la classe media che si trovava più numerosa e con più soldi in tasca: soldi che andavano spesi in qualcosa. Il boom produttivo ha come conseguenza quindi una crescita della domanda di elettrodomestici e automobile, con la Fiat che lanciò moltissimi modelli (in modo che ognuno potesse avere il più adatto alle sue tasche): la 128 berlina e familiare, la 130 ad esempio. L’Italia si stava trasformando in nazione motorizzata e imparava a conoscere anche la congestione del traffico, le code in autostrada, l’aria irrespirabile nei centri urbani. Lentamente si adeguò anche la legislazione sulla sicurezza stradale: nel 1970 diventò obbligatoria l’assicurazione su tutte le vetture e dal 1988 decorse l’obbligo, pochissimo osservato, dell’uso delle cinture di sicurezza.
Negli anni Settanta il mercato dei Paesi industrializzati mutò in maniera radicale (anche grazie alla crisi petrolifere), avviandosi rapidamente alla sua maturità; non più un mercato di prima motorizzazione, come quello dei Paesi emergenti, bensì un mercato di sostituzione di automobili diventate obsolete. Perso il suo fascino iniziale di prodotto d’alta tecnologia e di status-symbol, l’automobile si confermava strumento indispensabile per la vita quotidiana, che deve convincere per qualità e affidabilità: ecco che entra in gioco la Panda.

La prima “Panda”
La prima Fiat modello “Panda” nasce nel 1980, come risposta proprio alla richiesta di una macchina che fosse affidabile, di qualità e adatta al quotidiano. Si partiva sulla base di alcune utilitarie francesi che stavano conquistando il mercato, come la Renault 4 ad esempio, che offriva una trazione anteriore, 5 porte ed uno spazio per 4 persone, ad un prezzo poco superiore ad una “126”. A causa di un forte conflitto sindacale, la messa in vendita e la produzione stessa della vettura dovettero attendere qualche mese in più del previsto, ma alla fine, il 25 febbraio 1980, la “Panda” fu posta in prenotazione e nel successivo bimestre furono raccolti più di 70.000 ordinativi. Il 29 febbraio la vettura fu presentata in anteprima al Presidente Sandro Pertini (che ne fu entusiasta) nei giardini del Quirinale, e il 5 marzo venne esposta al Salone dell’automobile di Ginevra; l’anno dopo si aggiudicò il secondo posto per il titolo di Auto dell’anno.
Era una macchina robusta, adatta alle più varie situazioni d’uso ed economica, sai nel prezzo che nei costi di gestione, ma la sua arma vincente fu la particolare cura dedicata alla progettazione degli interni. La raccolta strumentazione, i molti vani portaoggetti, l’assenza di finiture pretenziose ne facevano un’ottima auto per i giovani. Uno dei punti di forza della Panda era costituito dai sedili anteriori a sdraio e dall’amaca posteriore che, potevano essere abbattuti orizzontalmente, formando un’unica superficie dal volante al portellone del bagagliaio; per la nuova generazione dell’epoca significava la possibilità di trasformare l’automobile in un letto di fortuna. La “Panda” venne comunque gradita anche dalla clientela “tradizionale”, con particolare riguardo all’uso che potevano farne i contadini: venne dichiarato infatti dai responsabili di produzione che la specifica per la capacità di carico era stata fissata al poter trasportare 2 damigiane da 50 litri di vino nel bagagliaio a divano ripiegato. Ne vennero poi prodotte diverse versioni, come la “45 tetto apribile”, una versione autocarro destinata prevalentemente ai servizi di SIP ed ENEL, e la celebre “4×4” a trazione integrale.
Visto il grandissimo apprezzamento da parte del pubblico, i tempi di consegna arrivarono anche ad essere annuali agli inizi, per poi standardizzarsi, tanto che la milionesima Panda venne prodotta nel luglio del 1984 (nel 1985 si toccavano le 1.400.000 unità). In commercio fino al 2003, la prima serie venne sostituita dalla seconda, che a sua volta venne sostituita nel 2012 dalla terza serie. In oltre 40 anni di vita la “Panda” ha toccato il traguardo degli 8 milioni di esemplari prodotti (al 2020).

Da Record
Questo modello è una delle poche auto italiane che può vantare diversi record lungo la sua storia. In primis, la prima generazione della vettura è stata la prima auto con lunghezza inferiore ai 4 metri ad avere una motorizzazione diesel (1986) e a disporre di trazione integrale (1983); è anche una delle prime vetture ad essere commercializzata con alimentazione elettrica (Panda Elettra del 1990) oltre che ad essere stata la prima citycar ad aggiudicarsi il premio Auto dell’anno (nel 2004). Non solo primati “tecnici” però: nel 2004 un modello “4×4” ha scalato il monte Everest fino ad arrivare al campo base, situato a 5200 metri di altezza. Inoltre nel 2017 è stato creato un modello speciale, la “PanDakar”, per competere nel rally più famoso e impegnativo del mondo, il Dakar rally appunto. La competizione prevedeva che i concorrenti percoressero 12 tappe tra Argentina, Bolivia e Paraguay, circa 9.000 km di “strada”, con altitudine che superava i 3.500 metri di altezza, caldo torrido (oltre i 40 gradi), ma anche nubifragi; così duro che tra guasti e riparazioni solo 57 auto su 93 hanno completato il percorso. Il record della “Panda” sta proprio qui: finendo il rally si è consacrata come la prima auto italiana (e come la prima vettura derivata da un’utilitaria) di sempre a finirlo. Prima del 2017 l’impresa su “Panda” era stata tentata due volte, nel 2006 e nel 2007, ma la macchina si era fermata alla quarta tappa.
