Il Superuovo

Open Arms: intervista ad Erasmo Palazzotto, il deputato sull’imbarcazione

Open Arms: intervista ad Erasmo Palazzotto, il deputato sull’imbarcazione

L’imbarcazione della Ong Proactiva Open Arms

I fatti

Martedì mattina venivano recuperati dai volontari della Proactiva Open Arms i corpi di due donne ed un bambino aggrappati a dei pezzi di legno ed un gommone sgonfio, abbandonati ad 80 miglia dalle coste libiche. Una delle due donne, viene salvata in fin di vita. Poche ore prima la Guardia costiera libica comunicava di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo loro assistenza medica, e riportandoli in Libia. Da qui partono le accuse del fondatore della Ong spagnola, Oscar Camps, di aver abbandonato i tre corpi, e di aver distrutto la loro imbarcazione perché si erano rifiutati di salire sulla nave della Guardia costiera e fare ritorno sulle sponde africane. Accuse che hanno subito scatenato la reazione di Matteo Salvini, che ha bollato come fake-news l’omissione di soccorso da parte dei libici, comprovando che il salvataggio era stato documentato da una giornalista tedesca che si trovava sulla nave della Guardia costiera libica. La nave, con a bordo la sopravvissuta Josepha, si sta ora dirigendo verso la Spagna, decisione presa dopo aver valutato i “fattori critici” di un possibile sbarco in Italia, come comunicato dalla Ong, e il primo di questi “fattori” è rappresentato dal Ministro dell’Interno.

La foto del ritrovamento

Per avere una situazione più chiara degli eventi, abbiamo intervistato in esclusiva il deputato di Liberi e Uguali Erasmo Palazzotto, che si trova sulla nave da volontario, come la stella Nba Marc Gasol.

L’intervista

 

Erasmo Palazzotto, deputato di LeU

On. Palazzotto, dall’intercettazione del gommone ai dubbi sul salvataggio dei libici, può raccontarci com’è andata?

Mentre navigavamo verso la zona SAR (Search and Rescue), abbiamo intercettato una comunicazione tra la Guardia Costiera Libica ed un mercantile, il Triades, che comunicava la posizione di un gommone con più di 100 persone a bordo. Alle 21 di lunedì, dopo circa 8 ore, la Guardia Costiera Libica autorizzava il mercantile a proseguire perché sarebbe arrivata una motovedetta di lì a poco. Abbiamo navigato in direzione delle coordinate fornite dal Triades e quando siamo arrivati alle prime luci dell’alba abbiamo trovato il gommone totalmente distrutto, coi tubolari tagliati, e tra i relitti i corpi di una donna e di un bambino. E poi Josepha, ancora viva.
Aggrappata ad una tavola con le ultime forze che le rimanevano.
Questi sono fatti, secondo voi cosa è successo?”

Secondo Lei la giornalista tedesca ha documentato il falso?

“Non credo abbia documentato il falso. Come lei stessa testimonia si tratta di due diverse operazioni. Lei ha partecipato a quella costruita per le telecamere, contemporaneamente un’altra motovedetta abbandonava 2 donne ed un bambino in mezzo al mare.”

Che rapporti ci sono tra Marina libica e Guardia costiera libica?

“Sono la stessa cosa, la Guardia costiera Libica dipende dalla Marina Libica. Entrambe in questo momento sono finanziate e supportate dal Governo italiano.”

Perché, secondo Lei, Salvini ha concesso alla Open Arms di poter approdare al porto di Catania, “aprendolo”, e non quello di Lampedusa che era più vicino?

“Era una trappola, il procuratore di Catania è stato protagonista di una vera campagna persecutoria nei confronti delle ONG. E lo stesso procuratore che aveva disposto il sequestro della Open Arms due mesi fa contestandogli addirittura il reato di Associazione a delinquere. Salvini voleva bloccare la nave e delegittimare la ONG perché così non si parlava più delle sue responsabilità su quello che sta accadendo nel Mediterraneo.”

Ha avuto modo di parlare con Marc Gasol, e se si qual è stata la sua reazione?

“Marc è la dimostrazione che in mare gli uomini sono tutti uguali. Lui è una star dell’NBA, ma qui è un volontario come tutti noi. Abbiamo parlato molto durante le guardie notturne, è bello incontrare persone che non perdono di vista quali sono le cose importanti della vita. Credo che questa esperienza abbia cambiato le nostre vite, entrambi non dimenticheremo mai questi giorni.”

Marc Gasol (con gli occhiali) e i soccorritori della Open Arms mentre portavano in salvo Josepha

Cosa l’ha spinta ad imbarcarsi sulla Open Arms?

“Ci sono 2 ragioni, una personale ed una politica. Chi fa politica ha il dovere di vivere in prima persona la realtà di cui si occupa. Dovevo vedere con i miei occhi e testimoniare che in Italia non siamo tutti come Matteo Salvini e il Ministro Toninelli. Sul piano personale sono convinto che in questo momento storico bisogna scegliere da che parte stare. Io ho scelto: sto con chi salva vite umane mentre i governi si voltano dall’altra parte, con chi difende la civiltà e l’umanità dell’Europa dal cinismo e dal razzismo che dilaga. Sono qui anche da volontario, per aiutare queste persone, questi eroi. Sono come i Partigiani durante il fascismo, sono la Resistenza. La storia ci darà ragione.”

Può raccontarci com’è la vita sulla barca di una Ong?

“È una vita dura, soprattutto se non sei abituato al mare. Ci sono dei turni, si pulisce la barca, si aiuta in cucina. 15 giorni in mare non sono una passeggiata. Insomma non proprio una crociera. Però la gioia che si prova quando si salva anche una sola vita è indescrivibile. Ti ripaga di ogni fatica.”

Antonio Tedesco

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