Nuova Zelanda: perchè il vulcano Whakaari è esploso senza nessun preavviso?

Lo scorso lunedì il vulcano Whakaari, in Nuova Zelanda, è esploso senza alcun preavviso, portando alla morte di diverse persone. Scopriamo insieme perché questa terribile eruzione non è stata prevedibile.

Vulcano Whakaari in eruzione. (La voce dell’isola)

Sull’isola di White Island, in Nuova Zelanda, sono le 14.11 del 9 dicembre 2019 quando il vulcano Whakaari, improvvisamente, esplode in una violenta eruzione, che porta alla morte di almeno 8 persone, alle quali si aggiungono 28 ricoverati (di cui 23 gravi) e almeno altre 8 persone disperse sull’isola (dati del Corriere della Sera). Si tratta, in gran parte, di turisti e di guide turistiche, che visitavano l’isola come in una qualsiasi giornata di lavoro. Qualcuno ha scansato la tragedia terminando la visita proprio qualche minuto prima dell’esplosione, come si osserva in un video girato da un ragazzo sull’imbarcazione che porta via dall’isola, pubblicato sempre dal Corriere della Sera. La prima domanda che ci si pone davanti a questi numeri, nell’era ultratecnologica nella quale da qualche decennio viviamo, è sicuramente: “Come si è fatto a non prevedere il tutto, neanche con un piccolissimo anticipo tale da far evacuare l’isola?”. Cerchiamo di capirlo insieme.

Posizione di White Island rispetto alla Nuova Zelanda. (Meteo Week)

I segnali premonitori di un’eruzione

È vero: la scienza e la tecnologia hanno avuto un rapido e significante sviluppo negli ultimi decenni, anche nel campo della vulcanologia, riuscendo ad individuare precisi segnali premonitori di un fenomeno vulcanico. Ma la prima cosa da aver ben presente è il fatto che non esiste un unico tipo di eruzione vulcanica. Si deve innanzitutto distinguere in tre macro categorie: eruzioni di tipo magmatico, freomagmatico e freatico, a seconda che, rispettivamente, il materiale emesso sia magma, magma misto ad acqua (liquida, solida o gassosa), o vapore. I segnali premonitori di un evento vulcanico oggi usati sono, come riportato dall’Osservatorio Vesuviano, gli sciami sismici, e cioè il susseguirsi in un arco di tempo relativamente ristretto di scosse sismiche (come arco di tempo si intende qualche settimana, o pochi mesi, per periodi più brevi si parla non di sciame, ma di sequenza sismica); il tremore vulcanico (o armonico), e cioè il rilascio di energia sismica spesso accompagnato da onde sonore che, captate dalle opportune apparecchiature, ci danno chiari segnali di allarme; variazione dei gas emessi dal suolo e sua contemporanea deformazione.

Vulcano Whakaari in quiete. (Meteo Web)

Il caso del Whakaari: l’eruzione freatica

Tutti questi segnali, però, a poco servono se, come nel caso del Whakaari, l’eruzione è di tipo freatico. Questo tipo di eruzione sa, infatti, agire di soppiatto, arrivando all’improvviso senza lasciare nessun segnale premonitore agli scienziati. Ma in cosa consiste l’eruzione freatica? È caratterizzata, come abbiamo sottolineato in precedenza, dall’assenza di magma e dall’esclusiva presenza di vapore, al quale si aggiungono ceneri e, soprattutto, frammenti rocciosi, che possono essere incandescenti o meno, e arrivano al suolo ad una discreta velocità. Essa avviene quando il magma all’interno del cono vulcanico riscalda dell’acqua in superficie, spesso mista a terra, generando in questo modo il vapore e i frammenti rocciosi che la caratterizzano. Oltre a ciò, un’altra caratteristica importante delle eruzioni freatiche è l’emissione di diversi gas, quasi sempre di CO2 (anidride carbonica) e di H2S (acido solfidrico), che risultano tossici: il primo può asfissiare se in determinate quantità, il secondo è considerato un veleno ad ampio spettro, ed è caratterizzato da un forte odore di uova marce.

Rappresentazione esplicativa di eruzione freatica.

L’uomo: curioso perché uomo

Ecco spiegato, quindi, come l’eruzione del Whakaari in Nuova Zelanda, il Paese dei Vulcani, non era possibile da prevedere, ed ecco quindi dimostrato (se mai ce ne fosse bisogno!), che, per quanto la tecnologia e la scienza possano progredire, non si potrà mai avere la sicurezza assoluta quando si ha a che fare con la natura, spesso imprevedibile e sublime, così spettacolare da osservare a distanza, così terribile da vivere se, malauguratamente, ci si ritrova dentro. Non resta che il dispiacere per chi purtroppo si è ritrovato coinvolto, e la speranza di salvezza per chi ora è ferito o disperso. L’uomo è una specie diversa dalle altre proprio perché curiosa, vogliosa di scoprire com’è fatta la natura e cosa di fantastico ci sia sui vulcani della White Island. A volte questo ci rende pieni di fierezza e orgoglio per la nostra specie, a volte, come in questo caso, può essere devastante. Ma non dobbiamo mai dimenticare che, senza la nostra curiosità (da non confondere con ingenuità e/o leggerezza), non saremmo, con ogni probabilità, l’evoluta specie che oggi siamo.

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