Oggi ho celebrato il funerale della scienza aristotelica

Così scrisse Galileo Galilei al Granduca di Toscana Cosimo II de’Medici dopo aver accuratamente scrutato il cielo con il suo cannocchiale. In questa circostanza Galileo si rese conto che i corpi celesti non erano composti dall’etere e che quindi non erano affatto incorruttibili. Inoltre acquisì informazioni più precise sui monti lunari, sulla composizione della Via Lattea e scoprì i quattro maggiori satelliti di Giove. E se ci fosse stato un altro funerale di Aristotele, proprio in questi giorni, e noi non ce ne fossimo accorti? Molto probabile, e non ci sarebbe nemmeno troppo da stupirsi, dati i risultati straordinari che, giorno dopo giorno, la scienza raggiunge.

Secondo il Giornale.it, studi condotti da ricercatori del Cnr-Isc, Centro studi e ricerche Enrico Fermi e dall’Istituto di Astrofisica delle Canarie sono riusciti ad ottenere le più estese mappe di velocità delle stelle della Via Lattea, mettendo in crisi l’ipotesi che l’unico moto di rotazione delle stelle sia quello circolare, regolare e uniforme. Questi studi sono stati pubblicati sulla rivista Astronomy and Astrophysics. Grazie ai dati forniti dal satellite Gaia, è stato notato che in diverse zone della nostra galassia ci sono moti radiali e verticali molto intensi nonché delle velocità di rotazione delle stelle molto differenti. Queste le parole di Francesco Sylos Labini, un ricercatore al Cnr-Isc : “In questi anni la missione Gaia, un satellite dell’Agenzia spaziale europea progettato per indagare origine, evoluzione e struttura della Via Lattea, sta compiendo misurazioni astronomiche di altissima precisione, determinando la posizione di oltre un miliardo di stelle sulle quali è stato appena pubblicato il data release 2, il più grande e accurato censimento di informazioni quali posizioni, velocità e altre proprietà stellari “.

 

 

 

Rielaborazione artistica del Satellite Gaia 

Senza dubbio, quel processo di superamento della fisica classica, iniziato secoli fa con Galileo e Copernico, si arricchisce di un nuovo ed avvincente capitolo.

La cosmologia di Aristotele nel De caelo e nel dodicesimo libro della Metafisica

Uno dei primi grandi sapienti universali, ovvero Aristotele (Stagira, 384 o 383 a.C.- Calcide, 322 a.C.) ha presentato un quadro completo dell’Universo. In particolare, nel Περὶ οὐρανοῦ, meglio conosciuto come De caelo, espone la sua dottrina dell’Universo, la cosmologia. Secondo Aristotele l’intero Universo è un enorme massa sferica costituita, a sua volta, da sfere omocentriche e questo centro comune è nient’altro che la Terra. Acqua e terra formano la superficie del globo al di sopra del quale c’è l’elemento area. Più in alto ancora c’è il fuoco. Ognuno di questi quattro elementi è caratterizzato da un moto rettilineo che lo porta verso il suo luogo naturale, ossia verso l’alto per l’aria e il fuoco e verso il basso per l’acqua e la terra. Al di sopra dell’aria e del fuoco vi è un altro elemento, quello di cui sono fatti i corpi celesti, l’etere. Questo è un elemento differente dagli altri, incorruttibile, eterno e divino. I corpi celesti, a differenza di quelli costituiti dai quattro elementi, non hanno moti di generazione e corruzione ma solo locale e questo moto è solo e soltanto circolare, regolare e uniforme. 

Aristotele, alla destra di Platone, distende il braccio destro sospeso a mezz’aria. Con l’altro regge l’Etica Nicomachea. Scuola di Atene (1509-1511), Raffaello Sanzio, Stanza della Segnatura, Musei Vaticani, Roma.

La filosofia di Aristotele è essa stessa un movimento da ciò che è noto per noi (sensibile) a ciò che è noto per natura (sovrasensibile, metafisico). Il dodicesimo libro della Metafisica, in tal senso, schematizza il suo percorso per arrivare a definire quella Scienza Prima che circa due secoli dopo Andronico di Rodi avrebbe definito Metafisica. Il Libro dodici della Metafisica è passato alla storia come il libro del Primo Motore Immobile, ossia il principio dell’Universo che altro non è che Dio. Prima dell’argomento teologico, in questo libro della Metafisica, Aristotele si sofferma sulla sostanza sensibile, dividendola in due parti: mondo sublunare, cioè la realtà formata da terra, acqua, aria e fuoco e infine la realtà eterna dei corpi celesti. Per il filosofo di Stagira, questi ultimi sarebbero, addirittura, l più autentica manifestazione di Dio nel mondo sensibile, in quanto si muovono del moto più vicino all’immobilità, quello circolare.

Questa scoperta del Cnr-Isc ha dunque reso le stelle meno divine e meno affascinanti? Forse per un antico greco si. Quello che di certo non smette di affascinare è il cammino, che da millenni, l’uomo ha intrapreso per acquisire un consapevolezza sempre maggiore di ciò che lo circonda, di ciò che è fisico e di ciò che non lo è. Forse non si saprà mai se l’Universo sia infinito o meno. Sicuramente è infinito, e infinitamente splendido, il  viaggio per conoscerlo.

Francesco Monda

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