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Nella testa del bodybuilder: quando l’estetica diviene una patologia

Nella testa del bodybuilder: quando l’estetica diviene una patologia

Sin dai tempi della Rivoluzione Industriale, il corpo umano ha assunto una rilevanza notevole in termini di estetica. In breve, ciò ha riguardato – e tuttora riguarda – la costruzione d’un fisico scultoreo, atletico e prestante. Sebbene, inizialmente, tale azione constasse d’un qualcosa di naturale, considerando che un simile ideale si realizzasse autonomamente attraverso le molteplici ore di lavoro nelle fabbriche, a partire indicativamente dagli anni 50′ e 60′ del ‘900 talune discipline hanno sviluppato e generato un vero e proprio mondo basato sulla cultura estetica, concernente la letterale edificazione d’un corpo dal tono muscolare al di fuori d’ogni immaginazione. Il neonato stile di vita, che ritrova nel bodybuilding il proprio maggiore esponente, pare aver trasportato con sé accezioni tanto positive quanto negative: una tra queste, infatti, altro non è se non la bigoressia.

La bigoressia

Il termine “bigoressia” deriva dalla mistione dei due vocaboli “big”, grande, ed “orex”, appetito, e fa riferimento, letteralmente, alla fame di grandezza intesa come grossezza fisica e massa muscolare. A livello psicologico, dunque, per bigoressia, vigoressia od anoressia riversa s’intende un disturbo dell’alimentazione contraddistinto dalla persistente ed ossessiva preoccupazione riguardo la personale condizione muscolare, altresì a discapito della propria salute. In altri termini, essa consta d’una reale patologia, poiché concerne un’alterata percezione dell’immagine corporea in accordo ambo con la cronica insoddisfazione verso il proprio aspetto fisico e con la forte paura di perdere il tono muscolare guadagnato, conducendo, di conseguenza, alla maniacale applicazione dell’esercizio fisico ed all’adozione di diete eccessivamente squilibrate, spesso accompagnate da uno scorretto uso di farmaci. Gli individui affetti da tale disturbo risultano perennemente alla ricerca della perfezione fisica, giungendo ad un altissimo livello d’intolleranza verso qualunque minima forma di asimmetria. Al seguito di ciò, ovviamente, questi tendono a sviluppare un atteggiamento di persistente insoddisfazione, nonostante i costanti sforzi – ambo fisici e mentali – sostenuti.

Il rapporto con l’anoressia 


Al contrario dell’anoressia, nella bigoressia – per l’appunto altresì definita “anoressia riversa” – i soggetti, pur apparendo fisicamente ipertrofici, si auto-percepiscono flaccidi e poco tonici e, a livello sociale, fanno della realizzazione sul piano fisico la propria unica gratificazione, in un contesto in cui la scarsa autostima risulta compensata dall’esibizionismo estetico: insomma, all’interno della mente scatta il desiderio d’essere ammirati per la muscolatura che li contraddistingue. Pertanto, mentre l’individuo anoressico tende maggiormente verso un nascondimento del corpo, al contrario il comportamento bigoressico ricerca l’ostentazione.

Azioni e comportamenti compulsivi 

Osservarsi costantemente ed ossessivamente allo specchio, provare stress nel momento in cui si salta un allenamento od un pasto, preoccuparsi eccessivamente della quantità di proteine assunte sono solamente alcuni tra i comportamenti compulsivi riscontrati nel soggetto bigoressico, a cui, spesso, seguono altrettante azioni autopunitive, alla stregua di sessioni d’allenamento ai limiti della sopportazione fisica e di un monitoraggio giornaliero del proprio peso corporeo. Inoltre, ciò viene associato ad un abuso di integratori alimentari – ovverosia sostanze già presenti negli alimenti e prodotte industrialmente sotto forma polverosa o capsulare – e, in casi più estremi, di steroidi anabolizzanti, sostanze sintetiche illegali che inducono un aumento della massa muscolare, determinando, in contemporanea, una perdita della massa grassa. Per quanto simili innaturali sollecitazioni aumentino considerevolmente il rischio di complicanze fisiche, a guisa di problematiche metaboliche, cardiovascolari e nervose, il soggetto volge le proprie attenzioni unicamente verso l’accezione estetica, giungendo persino a trascurare lavoro, studi, famiglia e qualunque tipologia di relazione sociale situa al di fuori dell’ambito culturistico.

L’importanza d’un’eventuale diagnosi di bigoressia, dunque, si rivela notevole: è opportuno affermare che il trascorrimento di ore ed ore in palestra, così come una crescente attenzione verso la dieta, a sé stanti non sono sufficienti per attribuire all’individuo tale patologia. Di fatto, la causa più plausibile pare derivare essenzialmente dal contesto sociale odierno, in cui i mass-media e la cultura di massa contribuiscono alla diffusione d’un’immagine pubblica di uomini e donne che, in termini fisiologici, risulta tanto irreale quanto artificiosa. Le persone, a tal seguito, paiono indotte all’emulazione di simili modelli anche a costo della propria salute.

Simone Massenz

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