“Natale In Casa Cupiello” ed il lungo filo che conduce Eduardo a Goldoni

La lunga storia della tradizione teatrale italiana, dalle commedie di Goldoni a quelle di Eduardo, passando per Parini e Pirandello.

Il premio Nobel Luigi Pirandello

Il lungo intreccio tra la tradizione, la letteratura e l’arte del saper recitare, nell’opera di Eduardo. Dalla rivoluzione della commedia di Goldoni alla distinta rivoluzione letteraria di Pirandello.

C’era una volta il teatro

Come tutti sappiamo la nobile arte del teatro fa la sua comparsa su questa terra insieme agli esseri umani e sappiamo che tutte le antiche civiltà avevano momenti ricreatori in cui si sceneggiava un qualcosa, il teatro è una cosa antica tanto quanto la parola. il mito teatrale si è affermato con gli antichi greci, primi ad affermare l’evento come opportunità culturale e di interesse popolare con i maestosi teatri che sopravvivono ancora oggi e i ritrovamenti archeologici di maschere teatrali. Con i Romani la nobile arte della sceneggiatura è andata via via perdendosi per lasciare il posto alle grande rappresentazioni da arena, come spettacoli equestri, rappresentazioni di battaglie e combattimenti vari, i pochi spettacoli con sceneggiature o improvvisazioni venivano effettuati nelle grandi domus e alla vista dei pochi facoltosi, lo stesso Nerone si dilettava a cimentarsi nei panni di attore dinnanzi ai suoi pretoriani, tanto da essere disprezzato ancora di più dato che gli attori, ai tempi dell’antica Roma, venivano considerati inutili e peggio delle prostitute. Purtroppo, a differenza della cultura cinese in cui teatri al chiuso spopolavano anche nei villaggi più piccoli, in Occidente si dovranno aspettare le messe in scena delle liriche cavalleresche, gli attori però verranno mal considerati fino al rinascimento, epoca in cui si registrano le prime rappresentazioni delle grandi opere letterarie come il “Decameron” di Boccaccio, voluto nelle grandi feste a Firenze e commissionato dagli stessi Medici. da quel momento il teatro e le sceneggiature si espanderanno in tutta Europa, l’esempio più pratico ai più è Shakespeare il “Globe” nell’Inghilterra del XVII secolo e Moliere e i suoi canovacci in Francia nel XVIII secolo.

Carlo Goldoni

La riforma della commedia

La Grande svolta avviene nel XVIII secolo con il veneziano Carlo Goldoni che nelle sue sceneggiature riforma letteralmente l’arte teatrale adottando le tecniche sviluppate precedentemente da Moliere e Shakespeare, elimina completamente le maschere dalla scena e adotta il canovaccio e come testo principale, ciò favorisce la naturalezza dello spettacolo e permette agli attori di ricamare sulla scena in modo quasi libero e con fare da improvvisatori. Le sceneggiature del Goldoni viaggiano per tutto il continente partendo dalla Serenissima, la commedia ha ufficialmente preso forma, il teatro è diventato moderno. Un’altra svolta importante avviene con Parini, il quale rende il testo teatrale popolare mettendo in scena “Ascanio In Alba” e prendendo molto da Mozart, così nasce una corrente artistica che riesce ad abbracciare tutte le materie umanistiche, dalla sociologia alla letteratura passando, ovviamente per la magica arte della musica. Purtroppo però il teatro ritorna “Aristocratico” e si rinchiude nei grandi teatri d’Europa, la commedia, quella vera, adesso è uscita dalla porta principale di un San Carlo o di una Fenice e si diverte a cambiare forma e a migliorarsi nei vicoli popolari delle grandi città, in particolare Napoli diviene il grande centro della commedia italiana, guidata dal mostro sacro di Eduardo Scarpetta. si può dire che ormai il teatro è spaccato tra ricchi e poveri e che servirebbe un miracolo per avvicinarli.

Il Novecento “Con tutti i sentimenti”

La svolta finale avviene durante il novecento, Eduardo Scarpetta ha lasciato a Napoli una grossa eredità, i suoi figli artistici: Titina De Filippo, Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e ultimo, non per importanza Antonio De Curtiis anche detto Totò. Gli attori vivono la città per quella che è, ovvero un grande teatro a cielo aperto e portano l’essere del popolo in ogni spettacolo, la fama popolare è diventata più importante di quella aristocratica; contemporaneamente la letteratura è diventata, fortunatamente una forma di arte alla portata di tutti e gli scritti di Pirandello vengono apprezzati da una platea sempre più ampia, importante è il suo contributo al teatro con opere del calibro di “Pensaci, Giacomino”, “Così è (se vi pare)”, “L’altro figlio” ecc… A sbagliare tutto però ci pensa un’opera metafisica in cui il premio Nobel mette tutta la sua astrattezza e genialità: “Sei personaggi in cerca d’autore”, lo spettacolo, presentato per la prima volta alla Scala di Milano, è uno choc per il pubblico che non sa se applaudire o fischiare, sta di fatto che gli attori sono costretti a scappare ma Pirandello ce l’ha fatta, ha distrutto la famigerata quarta parete, quella che divide il pubblico dal palco, il teatro non è più un qualcosa per ricchi ma neanche per poveri, lo spettacolo, così come all’inizio del nostro viaggio in Grecia è tornato ad essere per chi ha fame di cultura. Nel frattempo Eduardo ha scritto sceneggiature memorabili come “Questi Fantasmi”, “Sabato, Domenica e Lunedì”, “Filumena Marturano” ecc… tra questi però ce n’è uno che forse è il più conosciuto perché è stato il primo spettacolo teatrale trasmesso in televisione e registrato solo una volta e senza accorgimenti, portando nelle case degli italiani lo spettacolo nella sua forma più pura, “Natale In Casa Cupiello”, una sceneggiatura conosciuta da tutti i napoletani e vista tutti i natali nelle famiglie partenopee, lo spettacolo ha un copione ben preciso ma porta con sé tutto il viaggio del teatro eliminando maschere come fece Goldoni e la quarta parete come insegnava Pirandello ma non coinvolgendo il pubblico come farà il teatro contemporaneo ma integrandone la mente rendendo protagonisti con la fantasia gli spettatori. Il cerchio si chiude definitivamente con la messa in televisione di una sceneggiatura di Pirandello interpretata dal principe della risata Totò: “La Patente” che lancia la figura, che possiamo ormai definire a tutti gli effetti “maschera” dello jettatore. Il culto del teatro a cielo aperto partenopeo sarà ripreso da Vittorio De Sica e da chi ne verrà dopo, il teatro invece proseguirà la sua strada evolvendosi chissà ancora quante volte, sta di fatto che capolavori come quelli di Eduardo sono ancora molto attuali.

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