Nanni Balestrini: il poeta che anticipò con la sua opera l’arrivo di ChatGPT

Pensate che ChatGPT sia un’invenzione senza paragoni? Avete ragione, ma qualcuno nel 1961 l’ha anticipata.

L’Intelligenza artificiale sta sconvolgendo le vite di tutti in questo momento: è utile a ogni livello della quotidianità, ma che dire della letteratura? Per questo ci ha già pensato Nanni Balestrini e il suo Tape Mark 1.

Poesia tecnologica

I capelli tra le labbra, esse tornano tutte

alla loro radice, nell’accecante globo di fuoco

io contemplo il loro ritorno, finché non muove le dita

lentamente, e malgrado che le cose fioriscano

assume la ben nota forma di fungo, cercando

di afferrare mentre la moltitudine delle cose accade.

Forse chi ha coniato l’espressione “impara l’arte e mettila da parte” stava pensando proprio a questa strofa: apparentemente senza senso compiuto e, a dir poco, sconclusionata i versi fanno pensare che chi l’ha composto avesse sicuramente qualche rotella fuori posto.

In realtà questo concetto non è poi del tutto sbagliato, perché non si tratta di un chi ma di un cosa ha scritto queste parole: un computer e precisamente l’IBM 7070, utilizzato come memoria di massa durante un esperimento del 1961– dopotutto le rotelle fuori posto non erano poi così insensate.

Pensavate si trattasse di ChatGPT, non è vero? Vi sbagliavate.

Sto parlando di un esperimento di poesia – sì, esatto, poesia – che la mente geniale di Nanni Balestrini ha condotto nel dicembre del 1961 a Milano, precisamente nei sotterranei della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, in Via Verdi a Milano. A questo folle tentativo di mischiare tecnologia e letteratura hanno assistito, colpiti, anche Umberto Eco e Luciano Berio.

Poesia combinatoria

Non è sicuramente la prima volta che letteratura e scienza si incontrano nella storia dell’arte: basti pensare agli scritti di Leonardo da Vinci in cui si coniuga ricerca e poesia, o alle opere zanzottiane in cui l’autore trova spazio tra i versi per indagini di carattere tecnologico.

Ma in Tape Mark 1 – titolo del risultato dell’esperimento – la situazione è completamente diversa: Nanni Balestrini non si è servito della tecnologia come argomento poetico bensì come strumento poetico.

Mi spiego meglio: il poeta ha utilizzato il computer IBM 7070 per ricombinare in modi sempre nuovi ed imprevisti pezzi di alcune poesie di vari autori, generando così un flusso di versi sempre nuovi. L’algoritmo, creato dallo stesso Balestrini, prevedeva la combinazione di fattori casuali e regole stabilite attraverso i quali il poeta ottenne un lunghissimo foglio di poesia combinatoria. È stato poi lo stesso Balestrini a scegliere i pezzi più significativi come quelli che si leggono in citazione.

E, come un cerchio perfetto, l’intervento dell’uomo è incipit e fine nel processo tecnologico.

Esperimento di indiscusso fascino, Tape Mark 1 ha, a tutti gli effetti, anticipato la venuta di ChatGPT.

La tastiera del poeta

Con una leggera differenza: i versi e le parole su cui si basa l’esperimento di Balestrini sono frutto di componimenti già esistenti, umani, tangibili, nati dalla penna e depositati su carta.

Chatgpt funziona in modo leggermente diverso, soprattutto a livello poetico – anche se credo che ancora nessuno si sia azzardato, se non per qualche esperimento, a creare un componimento considerabile e considerato pienamente letterario.

In realtà ciò che ha mosso Nanni Balestrini e, insieme a lui, Umberto Eco a spingersi tanto in là è stato il fascino di riuscire a far scomparire completamente la mano dell’autore dai componimenti, renderli spersonalizzati. Quasi impossibile? A quanto pare no: Nanni Balestrini è l’unico a vantare il primato di non aver scritto niente di suo pungo.

In realtà, stando ai suoi esperimenti, Balestrini si è servito di qualcosa che di carattere poetico ne ha e anche tanto.

Chi veramente sta riuscendo a cancellare la capacità immaginifica umana è proprio ChatGPT, anche se dietro la programmazione c’è sempre la mano dell’uomo, ma fino a quando?

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