Milan Kundera: celebriamo oggi la nascita del romanziere dell’esistenza e della malinconia

Milan Kundera, nato il 1 aprile 1929, è stato uno scrittore, saggista e poeta ceco.

L’autore, noto per le sue capacità di intrecciare la filosofia, la storia e l’introspezione psicologica nella narrativa, è stato un grande esponente dell’analisi ironica e disincantata della condizione umana.

Breve biografia dell’autore

Milan Kundera è nato il 1 aprile 1929 a Brno, in Repubblica Ceca. Il padre, un noto pianista e direttore del JAMU (l’accademia musicale di Brno) gli fece ereditare l’amore per la musica, in particolare, per il pianoforte. Dopo aver seguito per un anno (a partire dal 1948) i corsi di letteratura all’Università Carolina di Praga, Kundera passa alla Scuola di Cinema, la FAMU, dove si laureò e dove in seguito tenne corsi di letterature comparate. Nel 1948, ancora studente, si iscrisse al Partito Comunista, ma ne fu espulso nel 1950 per via di alcune critiche alla sua politica culturale contenute in una lettera a lui indirizzata da un amico; tuttavia nel 1956 fu riammesso, diventando un punto di riferimento importante nelle discussioni di quegli anni. Nel 1968 si schierò apertamente a favore della cosiddetta “Primavera di Praga”, e fu per questo costretto a lasciare il posto di docente e, nel 1970, nuovamente espulso dal partito. Dal 1975 a seguire, si trasferisce in Francia, paese nel quale può, nella totalità della sua libera espressione, esercitare il lavoro di professore nelle università di Rennes e Parigi. La Francia, in particolare Parigi, significano per lui, la re-acquisizione della mancata cittadinanza, sottratta a seguito della pubblicazione de “Il libro del riso e dell’oblio” e la possibilità di tornare ad essere cittadino del mondo e padrone delle sue idee, cosa non consentita precedentemente dall’oppressione Sovietica e dalla mancata libertà di stampa. Dopo la Primavera di Praga le sue opere sono state proibite in Cecoslovacchia (attuale repubblica Ceca). I suoi romanzi più recenti li ha scritti in lingua francese, e solo negli ultimi anni ne ha permesso la traduzione in lingua ceca. Solo nel 2006 l’autore consentì la pubblicazione del suo più famoso romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” in Patria, poichè fino a quel momento, lo stesso, fu mosso da forti critiche. Nonostante la sua fama, Kundera concesse pochissime interviste e rifiutò il coinvolgimento nei dibattiti letterari contemporanei, a riprova che, l’identità, per l’autore, fu un valore preziosissimo da non regalare a chiunque. Milan Kundera muore, dopo una lunga malattia, a Parigi, l’11 luglio 2023, all’età di 94 anni.

 

Le opere massime

L’arte della scrittura di Kundera non ha mai trovato una solo genere di appartenenza. La sua penna si è mossa dal romanzo alla commedia umoristica, dal dramma al saggio, incontrando differenti modalità di scrittura, per poi trovare uno stile personale: quello del “romanzo-saggio”. Alcune tra le opere principali, che meritano necessariamente di essere menzionate, sono:

Il libro del riso e dell’oblio (1979): Opera che gli costò la cittadinanza Ceca. Questo romanzo mescola racconti e riflessioni saggistiche con la memoria e l’oblio al centro del dibattito. Kundera descrive la manipolazione della storia da parte del regime comunista e il modo in cui le persone cercano di resistere o dimenticarlo. Alla luce del periodo e del contesto storico, ovvero la Primavera di Praga e il Muro di Berlino come voci alle oppressioni da parte dei Sovietici, in opposizione al mondo occidentale.

L’insostenibile leggerezza dell’essere (1984): La sua opera massima per eccellenza. Questo romanzo affronta il dualismo tra leggerezza e peso nell’esistenza umana all’interno della cornice della Primavera di Praga, nel 1968. La storia intreccia 4 personaggi (Tomas, Tereza, Sabina e Franz) le cui vite trovano incontro tra amore, tradimento e riflessione filosofica, libertà e destino.

L’identità (1997): Un breve romanzo che esplora la crisi d’identità all’interno di una relazione amorosa. Kundera indaga il modo in cui amore e desiderio possono essere distorti dalla percezione di sè e dell’immagine che altri hanno di noi.

“La bellezza è un mondo tradito.

La possiamo incontrare solo quando i persecutori l’hanno dimenticata, per errore, da qualche parte.”

Leggerezza o pesantezza? Questo è il dilemma!

Nella letteratura contemporanea la dicotomia tra pesantezza e leggerezza riflette uno degli spunti più importanti su cosa possa dare senso all’esistenza. Questo contrasto continua a essere necessario per comprendere il punto di vista di alcuni autori e della loro interpretazione del mondo e della società, così come il peso delle responsabilità e la fugacità della vita.

Nella visione di Italo Calvino, la leggerezza è una virtù; qualità necessaria per l’autore. La leggerezza, nella prospettiva Calviniana, non rappresenta la superficialità, bensì un modo di planare sulle cose dall’alto, sollevandosi dal peso del mondo, senza però perdere profondità. Un’opera come “Il barone rampante” vede il protagonista sfuggire alla pesantezza della vita, vivendo sugli alberi.

Nella visione di Milan Kundera, questo concetto si esprime a partire dall’idea dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche, finendo con l’esplorare il contrasto tra chi vive con leggerezza (intesa come assenza di fardelli emotivi) e chi invece si sente schiacciato dal peso delle proprie scelte e responsabilità (pesantezza). La leggerezza appare lieve e liberatoria, ma rischia di portare con sè un senso di vuoto; la pesantezza, d’altro canto, sebbene appaia più gravosa, consente di fornire significato all’esistenza.

Nella visione esistenzialista di Jean-Paul-Sartre, la pesantezza viene intesa come ostacolo; un’oppressione esistenziale dove ogni azione è gravata dal peso della libertà e dell’assurdo (La Nausea).

In conclusione, la chiave sta nel saper alternare i due stati senza dimenticarsi di uno o dell’altro, ma custodendoli all’interno di sé stessi, prediligendo la giusta lettura per la giusta situazione. Kundera ci suggerisce che la leggerezza totale è insostenibile, ma la sola pesantezza rischia di soffocare.

 

Lascia un commento