Il Superuovo

Maturità 2020, una prova decisiva? No, secondo l’ex “asino” Daniel Pennac

Maturità 2020, una prova decisiva? No, secondo l’ex “asino” Daniel Pennac

É definitivo, si tornerà in aula il 17 giugno per affrontare la prova unica della maturità. Fra incertezze ed ‘emozioni mancate’, è proprio ora che bisogna essere vicini agli studenti (e agli insegnanti), come testimonia Daniel Pennac nel suo Diario di Scuola.

Notte di lacrime e preghiere, la matematica non sarà mai il mio mestiere” così cantava Venditti, in quella che è diventata la colonna sonora nelle serate estive dei maturandi italiani. Almeno, fino a oggi. Per questo 2020 infatti tutto sarà diverso, l’ultimo vero esame per circa 500.000 studenti consisterà in un solo orale di 60 minuti, suddiviso in 5 parti che andranno a sostituire le prove scritte. In questi mesi sono emerse incertezze nella didattica online, difficoltà, distanza abissale fra alunni e insegnanti, fino a un sentimento di mancanza prima inimmaginabile verso la scuola, quella comunità fatta di persone vere e non solo numeri. Già Pennac aveva testimoniato la sua esperienza di studente ‘somaro’ prima e di professore poi, mettendo al centro l’importanza di rendere viva la fiamma che sta in ogni alunno, soprattutto in chi si rassegna al pensiero che “non diventerà nessuno“.

Prova di maturità 2020

Un colloquio orale in presenza di un’ora con la commissione, formata da sei membri interni più il presidente di commissione esterno. Da domani inizia il conto alle rovescia, pochi giorni infatti distanziano dal 17 giugno, giorno in cui inizieranno gli esami di maturità 2020. Tutti gli studenti giungeranno all’esame con la mascherina, che verrà tolta al momento del colloquio, sempre mantenendo la distanza di sicurezza e rispettando le disposizioni prescritte a seguito dell’emergenza da covid19. Non sono previste quindi le tradizionali prove scritte o i test invalsi, ma prima dell’esame orale gli studenti dovranno redigere una tesina, con argomento assegnato dal professore al singolo studente: questo elaborato sostituirà la seconda prova scritta, sarà sulla materia caratterizzante del percorso di studi e dovrà essere consegnata al professore di riferimento entro il 13 di giugno. Come si svolgerà in concreto l’orale? In 60 minuti si dovranno percorrere 5 fasi: si inizia discutendo l’elaborato scritto, si passa all’analisi di un testo letterario già trattato durante l’anno scolastico (e inserito nel documento del 30 maggio), si prosegue con un argomento scelto dalla commissione che dovrà essere analizzato e collegato alle varie materie d’esame, verrà poi presentata l’esperienza PCTO (ex alternanza scuola lavoro) da parte dello studente e infine valutate le conoscenze di cittadinanza e Costituzione. Durante l’orale è concessa la presenza di un accompagnatore. Il voto finale sarà formato da 60 punti di credito scolastico, di cui 18 per la classe terza, 20 per la classe quarta e 22 per l’ultimo anno, più 40 punti dati all’esame orale di maturità. La commissione avrà a disposizione anche 5 punti bonus da poter assegnare agli studenti.

La commissione interna darà la sua valutazione, ma terrà anche in considerazione la situazione di disagio e di stress vissuta dagli alunni negli ultimi due mesi di quarantena. La privazione delle lezioni in classe e del rapporto fra studenti ha trasformato l’attività scolastica, che occupa buona parte della vita di un alunno, in una realtà nuova e distante, fatta di schermi e a volta anche di problemi di connessione internet. Senza considerare l’incertezza di non aver avuto risposte chiare per lungo tempo, di essere i primi a vivere un esame di maturità senza precedenti.

I somari di oggi, gli adulti di domani

La maturità segna la fine di un lungo percorso, è una metaforica porta che si vorrebbe chiudere, ma che spesso rimane aperta perché qualche spiffero solleciti la nostra mente adulta a ricordare come eravamo, cosa sognavamo. Per molti studenti che oggi affrontano il loro ultimo esame la maturità è stata una meta sognata, ed è tanto lo sconforto di non poterla vivere come tutti gli altri, senza quei micro eventi che tradizionalmente la circondano: il viaggio di maturità, il brindisi all’ultima campanella, il “Ciao Prof!” dell’ultimo giorno. In questo percorso di formazione è stato fondamentale l’incontro con l’altro, la relazione con i professori che – nel bene o nel male – sono stati come una seconda casa. Una riflessione sulla scuola è stata fatta dallo scrittore Daniel Pennac, che racconta nel suo Diario di scuola la sua esperienza come somaro, ultimo della classe, mettendo in luce i pregiudizi e riflettendo sulle qualità di professori e alunni. Egli fatti sostiene che ci sia molto di più dietro a un alunno che non fa i compiti, è perennemente in ritardo, dà risposte assurde e ha la cartella quasi sempre vuota:

I nostri studenti che “vanno male” non vengono mai soli a scuola. In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti. […] E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l’eternità in un barattolo.

Non è solo una questione di alunni mediocri, non esiste una ricetta magica, perché “tutti, ovviamente, erano casi particolari“. Pennac, diventato poi insegnante, racconta la sua esperienza come professore e come portavoce di tutti quelli che, a differenza dei giudizi negativi, ce l’hanno fatta a trovare il loro percorso. Tutti hanno le loro qualità e aspirazioni, la scuola è il luogo dove poterle sviluppare, non certo senza fatica e senza impegno da parte degli alunni e delle loro famiglie. L’insegnante, secondo Pennac, è come un’istruttore di nuovo, che ti spinge a buttarti, a non rimanere fermo attaccato al bordo, ma ti guida a ogni bracciata per raggiungere la riva opposta. Ogni studente che riesce (e che non riesce), poi diventerà un adulto che sarà segnato da quell’esperienza, e che sarà obbligato a nuotare in mare aperto.

Ero negato a scuola e non ero mai stato altro che questo. Il tempo sarebbe passato, certo, e poi la crescita, certo, e i casi della vita, certo, ma io avrei attraversato l’esistenza senza giungere ad alcun risultato. Era ben più di una certezza, ero io.
Di ciò, alcuni bambini si convincono molto presto e se non trovano nessuno che li faccia ricredere, siccome non si può vivere senza passione, in mancanza di meglio sviluppano la passione del fallimento.

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