Masters e De André: coloro che diedero voce agli emarginati

Cosa lega il poeta americano Edgar Lee Masters e il cantautore genovese Fabrizio De André? Non solo la celebre “Antologia di Spoon River” ma anche e soprattutto l’aver dato entrambi voce agli emarginati e ai diversi. 

Edgar Lee Masters e Fabrizio De André appartengono di certo a due epoche differenti, oltre ad occuparsi di settori altrettanto differenti, eppure sono numerosi gli elementi che li accomunano, primo tra tutti l’ “Antologia di Spoon River“. Masters è infatti autore della raccolta che, successivamente, ispirò De André e lo portò a scegliere nove delle poesie in essa contenute, che rielaborò in nove brani del suo album “Non al denaro non all’amore né al cielo”.

Antologia di Spoon River

Pubblicata tra il 1914 e il 1915, l’opera giunse in Italia solo grazie a Cesare Pavese nel marzo del 1943. Erano gli anni in cui il fascismo stava perdendo terreno, ma c’era comunque la possibilità che censurassero opere straniere, provenienti dagli Stati Uniti d’America. Pertanto si ricorse ad uno stratagemma e si richiese la pubblicazione di una certa “Antologia di Spoon River”, scritta da uno sconosciuto santo straniero.
L’opera fu pubblicata ed ottenne un successo immediato. Il pubblico lesse con avidità i 244 epitaffi presenti nella raccolta, che raccontavano la vita degli ormai defunti personaggi di Spoon River (una cittadina inesistente), sotto forma di poesie in verso libero. L’opera ispirò diversi artisti, fu inserita in due progetti fotografici e fu fonte d’ispirazione per Fabrizio De André.

La rivincita di Masters

L’Antologia di Spoon River fu di certo la più fortunata opera di Masters, che fu ispirato dal piccolo contesto cittadino di Lewiston, la vicinanza del cimitero di Oak Hill e il fiume Spoon.
L’innovazione di Masters sta nell’immaginare di dare voce a personaggi ormai defunti e a raccontare le loro storie, con un’attenzione particolare a quella fetta di popolazione che generalmente viene evitata per strada o addirittura ignorata, quali i pazzi, le prostitute, gli ubriaconi. Nel brano “La collina” che costituisce una sorta di proemio dell’Antologia, Masters presenta i suoi personaggi che dormono, per l’appunto, sulla collina di Spoon River. “Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley, / il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, il beone, il rissoso?” si chiede Masters. O ancora, anticipa che racconterà le storie di “Ella, Kate, Mag, Lizzie e Edith (…) una morì di parto vergognoso, / una d’un amore incontrastato, / una per mano di un bruto in un bordello, / una d’orgoglio spezzato inseguendo il desiderio del cuore”.
Alla pubblicazione dell’opera, una parte della popolazione Americana fu quasi infastidita a vedere il canto dei poveri, degli emarginati, degli sfortunati che fino a quel momento nessuno si sarebbe sognato di porre sotto i riflettori. Eppure per Masters fu essenziale raccontare con onestà il vissuto di questi personaggi, ottenendo una sua personale vendetta contro l’ipocrisia e la chiusura mentale della piccola città in cui era vissuto, malgrado la pubblicazione dell’opera gli inimicò quasi tutti i suoi concittadini.

Gli emarginati di De André

Non è un caso che ad appassionarsi a queste storie di disperazione e di emarginazione sia proprio Fabrizio De André. Il cantautore è infatti celebre per aver sempre scelto di dare voce agli ultimi, agli esclusi, non tanto per muovere una sottile accusa alla borghesia (come nel caso di Masters), ma per rovesciare i preconcetti e i pregiudizi sociali e dimostrare che proprio coloro che non conducono uno stile di vita convenzionale, che vengono esclusi e giudicati dalla società, mostrano di amare il prossimo ancor più di quanto facciano coloro che sono perfettamente inseriti nella società.
E allora De André diede voce a “Bocca di Rosa”, che faceva l’amore per passione e non per mestiere; diede voce ai tossici del “Cantico dei drogati“, alle prostitute di “Via del Campo” e gli ubriachi di “Città vecchia“; diede voce a “Princesa“, un transessuale che “regala il cuore ad un avvocato di Milano” e persino a “Marinella“, una prostituta che nel suo brano diventa principessa di una triste fiaba.
Con l'”Antologia di Spoon River” De André trova ispirazione per il suo album “Non al denaro non all’amore né al cielo” pubblicato nel 1971, composto da nove tracce, nove storie di Masters tramutate magistralmente in brani musicali. E allora De André racconta la storia di Francis Turner (“Un malato di cuore“), un uomo cardiopatico dalla nascita, che aveva condotto una vita triste e vuota ma che prima di morire si dichiara felice, grazie ad un unico bacio da lui assaporato; o ancora la storia di Frank Drummer (“Un matto“), un uomo con difficoltà comunicative, considerato pazzo e pertanto emarginato ed isolato, che decise di studiare a memoria l’enciclopedia per poi essere rinchiuso nel manicomio dove trovò la morte, a soli 25 anni.
Storie che nessuno vorrebbe raccontare, quindi, che si intrecciano perfettamente in questo rovesciamento di valori, in quest’ottica in cui spesso le persone “per bene” non siano in grado di comprendere l’intensità emotiva degli esclusi, dei soli, che invece sanno amare più forte.
D’altronde “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior“.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: