Il Superuovo

Manifestazione nazionale del 24 novembre: contro il disegno di legge Pillon

Manifestazione nazionale del 24 novembre: contro il disegno di legge Pillon

Sono stati adottati provvedimenti per una parità formale ma non sostanziale, senza mai porre realmente in questione i rapporti di potere vigenti e, soprattutto, senza mai assumersi fino in fondo la responsabilità politica del problema della violenza.” Risultati immagini per non una di meno

Attraverso queste parole, contenute nel Piano Antiviolenza di “Non una di meno”, il movimento femminista articola in maniera chiara il nodo problematico alla base dell’organizzazione della società, a proposito di violenza e sfruttamento. Oltre ad essere una raccolta di rivendicazioni, il Piano è un vero e proprio appello contro le politiche patriarcali e razziste che, legittimate dal governo, giustificano le logiche di potere e subordinazione basati sul genere. A una settimana dalla Manifestazione cerchiamo di capire quali siano le richieste di base e i motivi per cui moltissime donne (e uomini) si raduneranno il prossimo sabato in Piazza della Repubblica, a Roma.

 

Il Ddl Pillon e la “bigenitorialità perfetta”

Oggetto di discussione e opposizione è principalmente il disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon le cui intenzioni sono quelle di riformare l’affidamento dei figli in caso di divorzio e del loro mantenimento. Questa proposta di legge, in linea con il governo Salvini-Di Maio (seppur con qualche elemento di contrasto proveniente dal Movimento Cinque Stelle), ristabilisce la visione del nucleo familiare come un sistema di imposizione di ruoli, stabilendo così un modello di società basato sul concetto di famiglia patriarcale, composta rigorosamente da due genitori: madre e padre. Introducendo questa “bigenitorialità perfetta”, il Ddl Pillon propone misure che non risolvono e che, anzi, favoriscono posizioni di debolezza per le donne che, in caso di violenza domestica, potrebbero essere portate a non chiedere la separazione. 
E perché dovrebbe accadere? Cosa cambierebbe di concreto? Il disegno di legge impone, oltre a procedure di separazione molto più costose (come l’introduzione di un mediatore privato tra coniugi), anche che la violenza domestica subita debba essere provata per poter essere presa in considerazione, “salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio” (Art. 11. Del Ddl Pillon, Modifica dell’articolo 337-ter del codice civile). Inoltre, nel caso in cui un genitore lasci il partner violento e si allontani con i figli, il genitore che ha commesso abusi può riottenere la tutela dei figli. Il movimento femminista Non una di meno accusa il Ddl Pillon di essere uno strumento di violazione dei diritti dei minori, di non riconoscere la gravità della violenza ma, soprattutto, di imporre un modello di famiglia unico, ideale e astratto. Si tratta di un progetto che, sotto questo punto di vista, segue un percorso che non tiene conto dei bisogni individuali. Le proteste alla base della manifestazione del 24 nascono dalla volontà di non voler subordinare la vita privata al controllo e alle norme dello Stato, e dall’accusa mossa alla legge di limitare il diritto al divorzio aumentandone i costi, oltre che all’imposizione di una divisione dei tempi prevista da un piano genitoriale.
La violenza è quindi un fenomeno trasversale e dilagante che permea nella politica così come nella vita privata. “In tal senso affermiamo che la violenza assume molteplici configurazioni e che il femminicidio è soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno assai più profondo e radicato.” (Piano femminista redatto da Non una di meno).

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