Il 28 Marzo 2019 è stato distribuito nella sale cinematografiche italiane il remake in live action diretto da Tim Burton del film d’animazione Dumbo – L’elefante volante prodotto da Walt Disney nel 1941. Che l’elefantino tanto amato da svariate generazioni abbia l’abilità di volare è ormai un cult, ma che i vari registi della prima versione animata abbiano spiccato il volo per dare vita ad uno spezzone alquanto psichedelico è una possibilità. Tra le altre cose questa scena è stata definita da molti disturbante per l’inquietudine che trasmette. Una parte acida di un cartone stupefacente, altro da aggiungere?

La parata degli elefanti rosa ha inizio nell’istante che Dumbo e il topolino Timothy incominciano ad avere delle allucinazioni dopo aver bevuto per caso un po’ di vino. La canzone fu cantata da ”Gli Sportsmen” e fu scritta da Oliver Wallace. Sia la sequenza e sia la canzone sono diventate un mito nella cultura popolare, tanto che l’espressione vedere elefanti rosa significa avere visioni causate dall’alcool. In realtà il messaggio che vuole lasciar passare Walt è più semplice di quanto si pensi. Dumbo si ubriaca e fa quest’incubo perché involontariamente ha assunto una sostanza dannosa per i bambini (ma anche per gli adulti, era passato poco meno di un decennio dalla fine del proibizionismo), quindi il messaggio che deve passare da questa spaventosa avventura onirica è: Bambini tenetevi lontano dagli alcolici. Ma in ogni caso la scena degli elefanti rosa non è adatta ai bambini. Dai pachidermi pluricromatici che si uniscono dando vita a un super elefante mega-colorato alla danzatrice del ventre, all’occhio che fluttua a ritmo tagliente della canzone. Sono tanti gli elementi a spingerci verso questo giudizio. Cosa potrebbe aver spinto quindi i registi a partorire una sequenza tanto angosciante, al pari di un’opera di Salvador Dalì? Un bicchiere di rosso di troppo? Forse sì, ma c’è un’altra ipotesi da tenere in considerazione che porta il nome di Lysergsäurediethylamid.

Cos’è l’LSD

L’LSD è la più potente sostanza allucinogena (o psichedelica) conosciuta.
Prodotto di origine semisintetica, l’LSD deriva da una modificazione dell’acido lisergico, il quale rappresenta la componente molecolare dei principali alcaloidi del fungo Claviceps purpurea, meglio conosciuto come Ergot.
Il merito di aver sintetizzato per la prima volta l’LSD spetta a un chimico di origine svizzera, di nome Albert Hofmann. Era l’anno 1938, non a caso tre anni prima dell’uscita del lungometraggio pluripremiato della Disney.
Sostanza a uso ricreativo, l’LSD ha effetti a livello fisico, psicologico e sensitivo-percettivo. Se qualcuno vi dovesse mai offrire un simpatico francobollo colorato con tanto di challenge di tenerlo sulla lingua per un certo periodo di tempo non accettate, si tratta di LSD. Infatti la metodologia di assunzione più diffusa tra i giovani è il classico cartoncino imbevuto di acido. Nella seguente citazione è spiegato al meglio il parallelismo tra i due tipi di cartone:

”E non posso fare finta non so fatto di ferro
Da bambino in fissa col Gigante di ferro
Un sognatore, in un cartone cerca le sicurezze
Prima era animato, ora dosato in goccette”  Cranio Randagio

Tra sogni e incubi: i bad trip

Gli effetti dell’LSD sono, in buona parte, imprevedibili.
Essi dipendono da svariati fattori, tra cui: la dose di allucinogeno assunta; l’ambiente circostante nei momenti successivi all’assunzione; la personalità, l’umore e le aspettative del consumatore. Gli effetti psicologici rientrano sotto il termine gergale “trip“, parola inglese che in italiano significa viaggio. Ora vi spiego perchè un viaggio psichedelico è assolutamente da evitare. Tralasciando il fatto che a prescindere da tutto l’assunzione di qualsiasi tipo di droga pesante è l’errore più grande che un essere umano possa mai commettere, verrete catapultati in una dimensione mistica di cui le sue manifestazioni potrebbero protrarsi per 12-14 ore. Perfetto direte voi, cosa c’è di meglio di un viaggetto ogni tanto per staccare un po’ la spina dalla vita quotidiana? Peccato però che nella maggior parte dei casi il tutto si tramuta in un “trip” caratterizzato da effetti psicologici avversi – come per esempio panico, disperazione, schizofrenia ecc – che diventa, nel gergo di chi fa uso di allucinogeni, un “bad trip“. Un bad trip potrebbe mettere a serio rischio la salute mentale di una persona e modificarla a vita, proprio per questo è meglio starne alla larga.

La sera domenicale morantiana

Se l’assunzione di LSD da parte dei registi di Dumbo resta ancora un mistero è invece certezza l’assunzione dell’acido da parte di Elsa Morante durante la stesura della seconda sezione intitolata ”La commedia chimica” del romanzo ”Il mondo salvato dai ragazzini”, è l’autrice stessa a confermarlo. Se proprio fosse necessario definire Elsa Morante, gli appellativi che troverebbero il suo consenso sarebbero, forse, poeta e cantastorie. La sua parabola narrativa parte dalla seconda guerra mondiale e arriva alla soglia degli anni Ottanta, cristallizzando in romanzi e poesie la sua visione della realtà del XX secolo. Autrice-crisalide, che costruisce la sua poetica e il suo stile come un bozzolo attorno alla vocazione di scrittrice (già avvertita nella prima infanzia), riutilizzando tematiche, topoi e modelli narrativi del romanzo ottocentesco, si leva sul panorama letterario a lei contemporaneo con estrema indipendenza, disancorata da qualsiasi corrente o gruppo. Il mondo salvato dai ragazzini è l’esplosione poetica di alcuni temi – il ripensamento dell’idea di Dio, il rapporto fra le ragioni umane e quelle misteriose della realtà, e ancora la realtà come disintegrazione, ecc. – già enucleati nel romanzo Senza i conforti della religione. I ”ragazzini” erano ovviamente i ribelli dell’epoca che avevano suscitato anche nella scrittrice bagliori di speranza senza tuttavia soggiogarla in pieno. Nella seconda sezione citata prima vi invece sono riferimenti ad esperienze compiute in una certa fase della vita di Elsa Morante, vale a dire all’uso di sostanze allucinogene. Negli anni Sessanta la scrittrice sperimentò questi “paradisi artificiali“, per i quali iniziava a nascere una moda, in particolare, appunto, per l’LSD.

Comincia ad emergere, in queste poesie, l’idea di una letteratura sapienziale, come anche il gusto per gli enigmi, in una sorta di gara istituita tra l’autore e il suo pubblico. Il titolo della seconda poesia, “La sera domenicale“, nel manoscritto presenta le lettere iniziali LSD vergate con un pennarello di colore diverso. Le interpretazioni di questa poesia sono talmente illimitate da essere a tratti indefinite e leggendola ci si sente trascinati in un gorgo di preveggenza, di chiarificazione di eventi umani che ci scuotono, e il pensiero correrà. Ma troverà rifugio, statene certi, visto che l’arte è la droga più potente e allo stesso tempo priva di pericoli che l’umanità abbia mai conosciuto.

Perchè sì, un rifugio lo si trova sempre, ma non dalle droghe pesanti. Piuttosto è meglio prendere spunto da Dumbo e buttar giù un calice in più di un buon Nero d’Avola, ma occhio a non esagerare: gli elefanti rosa sono sempre dietro l’angolo.

Gianmarco Marino

 

 

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