In solo una settimana Arcane ha battuto i record di Squid Game, divenendo la serie più vista al mondo e dando nuova ispirazione al fantasy: scopriamo come.

Il cosiddetto high fantasy, un sottogenere del fantasy in cui la storia è ambientata in un mondo immaginario pieno di creature attinte dal folklore norreno, vede i suoi pionieri in Tolkien (Il Signore degli anelli) e Lewis (Le cronache di Narnia). Il destino del mondo è in bilico, il bene e il male sono due dimensioni esistenti a cui i personaggi si rifanno nel corso della storia. Molti di questi elementi si ritrovano anche in Arcane: alcune differenze sono però evidenti.
Arcane e il genere fantasy
Cominciato a formarsi a partire dall’800, il fantasy rientra nella macro-categoria della letteratura fantastica. Caratteristica del genere è ovviamente la magia, frutto di leggi naturali fittizie, che si manifesta assieme a eventi soprannaturali (spesso tratti dalla tradizione folklorica). La storia può svolgersi sul pianeta Terra, dove tali fenomeni esistono, oppure in universi totalmente inventati.
Nel caso di Arcane dunque ci troviamo in questa seconda dimensione: siamo all’interno infatti di un mondo magico. L’attenzione è rivolta alla città in superficie, ricca e benestante di Piltover e quella sotterranea e criminale di Zaun. Tuttavia la magia è sviluppata in un modo assai particolare: essa deriva da antiche rune (in un modo non dissimile da quello ideato da Christopher Paolini, autore di Eragon). Non può quindi che essere controllata da potenti stregoni, che tuttavia scarseggiano e anzi sono totalmente estranei a tali realtà, vivendo in un luogo remoto e sconosciuto. C’è chi tuttavia non demorde: saranno proprio Viktor e Jayce, infatti, a riuscire a controllare la magia tramite la tecnologia. Questa è una svolta inaspettata, soprattutto perché il mondo delineato non può essere definito contemporaneo. Se esistono armi da fuoco, velivoli e droghe sintetiche, tuttavia l’ambientazione non può essere delineata come futuristica né tantomeno moderna. Definire Arcane come appartenente al genere fantasy non è dunque sufficiente: abbiamo bisogno di sottocategorie.

L’high fantasy e il mythpunk
Come si accennava nell’introduzione, per certi versi Arcane può essere assimilato all’high fantasy, dal momento che la prima caratteristica da attribuire a tale sottogenere è quello di essere ambientato in un mondo immaginario. Nel corso della serie si nota infatti che gli umani non sono le uniche forme di vita presenti sul pianeta: a figure più tradizionali del folklore come quelli degli orchi si affiancano anche altre razze inventate, che spesso si trovano a interagire con i personaggi principali. Si può in un certo senso anche riconoscere la figura dell’eroe: i protagonisti partono, all’inizio della storia, ignari di ciò che accade al di fuori della propria zona; progressivamente tuttavia vengono a conoscenza del bene e del male e decidono da quale parte schierarsi. Ciò che differisce in maniera molto netta è però l’ambientazione: l’high fantasy ha come luogo prediletto un mondo medievale.
A questo proposito è bene analizzare anche il sottogenere del mythpunk con cui si trovano delle analogie: sebbene la tecnologia non sia avanzata sino a divenire ultra futuristica (come spesso invece avviene in questa categoria) si possono riconoscere delle sperimentazioni attuate sul corpo umano al fine di renderlo maggiormente resistente e forte. Il caso di Viktor è in questo senso emblematico, nel suo desiderio di abbandonare il proprio corpo prostrato dalla malattia per divenire un essere immortale. Lo stesso si può vedere nella sperimentazione della potente droga raffinata a Zaun da Silco. Il corpo smette quindi di essere naturale e mutabile per divenire qualcosa di tecnologico e immodificabile (le operazioni fatte sono cioè irreversibili). A questo si deve anche aggiungere l’elemento di criminalità, altamente diffuso specie nella città sotterranea. Arcane è infatti, come il genere cyberpunk, connotato strettamente in senso sociale e politico.

Il dark fantasy
A questi due sottogeneri, che Arcane interseca, si deve infine aggiungere anche l’ultima categoria. Essa è caratterizzata da scenari magici in cui tuttavia si ha una deriva oscura; elemento principale è il terrore, che assieme all’orrore e alla paura suscita inquietudine nel pubblico. In questo genere cioè la magia viene utilizzata per scopi malvagi. A mio parere tale deriva è notabile in Arcane soprattutto per quanto riguarda la storia di Viktor: ossessionato dal trovare una formula che gli consenta infine di utilizzare la magia per salvarsi, comincia dunque a fare donativi di sangue all’Hextech. Questo lo porta persino a incidersi sulla propria pelle le rune magiche fino a sacrificare accidentalmente la sua stessa collaboratrice al fine di trasformare i propri arti. L’operazione riesce: Viktor riacquisisce la gamba (sebbene non sia umana, bensì violacea e dalla dubbia provenienza) e muta anche la sua mano sinistra. Il suo vecchio maestro, poi, attua degli orribili esperimenti sulle creature, come ad esempio su una rara mutazione creata da lui in precedenza. La poverina è ormai racchiusa in una sostanza non ben definita, malridotta e attaccata a degli inquietanti macchinari, in stato comatoso. Sebbene questo filone resti in sottofondo all’interno di Arcane è a mio parere tuttavia ben visibile.
Per concludere, l’originalità di Arcane risiede nel riuscire a incasellare al suo interno una serie di sottogeneri del fantasy, armonizzandoli e modulandoli nel corso della storia. La novità sta nell’essere riuscita a rimanere un’opera estremamente fantasy nonostante il fulcro della magia sia però utilizzata tramite strumenti tecnologici. Questi, una volta lavorati in specifici oggetti, conferiscono un nuovo tipo di potere ai protagonisti della serie.