LA COMICITÀ COME EMANCIPAZIONE RACCONTATA DA MIDGE NE “LA FANTASTICA SIGNORA MAISEL”

La lotta per l’emancipazione femminile va avanti da secoli e continua tutt’ora. In anni difficili come quelli del dopo guerra la storia di Midge ci dimostra che non è il periodo storico a fare la differenza.

La locandina della serie (foto: cinematographe)

“La Fantastica Signora Maisel” è una serie televisiva prodotta da Amazon Prime Video, iniziata nel 2017 e attualmente ancora in produzione. Il primo episodio è stato uno dei maggiori successi della piattaforma, aggiudicandosi diversi premi. Oltre alle tematiche leggere e spiritose, “La Fantastica Signora Maisel” riesce ad affrontare, senza calcare troppo la mano, un concetto delicato come quello della condizione femminile.

LA TRAMA

Miriam “Midge” Maisel (Rachel Brosnahan) è una perfetta madre casalinga che vive nella New York del 1958. Midge si dedica con tutte le sue forze ai suoi affetti, barcamenandosi tra l’essere una fantastica madre, una fantastica moglie e una fantastica donna. Il marito Joel (Michael Zegen), impiegato, coltiva la passione del cabaret, ma si rende presto conto di non essere spiritoso se non con le battute degli altri. Dopo un’esibizione penosa, Joel confessa a Midge di averla tradita e di volerla lasciare. Midge, distrutta, cerca conforto dalla famiglia, ma incontra solo la desolazione della madre (Marin Hinkle) e del padre (Tony Shalhoub), che la esortano a fare in modo che Joel se la riprenda. Annegando la rabbia nell’alcool, Midge si reca al locale dove si era esibito il marito, salendo sul palco in sottoveste per sfogare le sue frustrazioni al microfono. L’improvvisazione suscita l’immediata ilarità del pubblico, rivelando il talento di Midge per la comicità. Il successo sprona Midge a fare di più, quindi cerca l’aiuto di Susie, la padrona del locale, per entrare seriamente nel mondo del cabaret.

La prima esibizione di Midge (foto: dinamopress)

LA QUESTIONE DEL LAVORO

La Midge dei primi episodi rappresenta alla perfezione l’immagine che si aveva della donna in quegli anni. Nonostante i notevoli progressi che le donne stavano facendo, venivano ancora viste solo come casalinghe subordinate all’uomo. Ancora più di Midge, è sua madre Rose, almeno all’inizio, a rappresentare questo stereotipo. La donna sembra non avere personalità, ritiene importante solo l’accaparrarsi un uomo e rifiuta la volontà della figlia di far ridere, considerandola una forma di prostituzione. Non concepisce la volontà di Midge di crearsi una propria indipendenza, che sia voler dedicarsi alle sue passioni, o voler trovare un lavoro. Ad un certo punto, infatti, senza la sussistenza monetaria del marito, Midge decide di cercarsi un’occupazione, scoprendosi non solo brava, ma anche nel pieno possesso delle capacità di fare carriera. La volontà con cui Midge si guadagna il suo stipendio e cerca di tenerselo è solo un promemoria di quanto le donne hanno sempre lottato per il loro diritto al lavoro. Durante la Rivoluzione Industriale le donne erano il simbolo della “manodopera di concorrenza” che preoccupava gli uomini. Così durante le guerre, dove erano loro a reggere l’economia. Quando in Italia vennero scelte le ventuno donne per votare nella Costituente, esse proposero l’articolo 51. La legge, approvata nel 1946, consentiva alle donne di esercitare tutte le professioni e non solo quelle più “adatte al genere”. Nacquero moltissime associazioni femminili a difesa del lavoro, come l’UDI, che si batterono per anni contro il licenziamento senza giusta causa e per la parità salariale.

IL FEMMINISMO

La serie, seppur delicatamente, tocca l’argomento del femminismo. Midge, è la femminista per eccellenza che si conquista la libertà. Si riscopre capace di mille talenti, principalmente di far ridere e se ne bea finché possibile senza limiti. Invece di cercare di nascondersi, tenta infine di far comprendere questa sua attitudine ai genitori, conservatori delle tradizioni dell’epoca. E se non riesce a far ridere la madre, riesce con il padre, stoico uomo di scienza, che non la capisce del tutto, ma la rispetta e la ammira. Con la madre riuscirà con un risultato ancora maggiore, dandole lo spunto di prendere in mano la sua vita e farne qualcosa di più. Pur riconoscendo di desiderare suo marito a livello emotivo,  Midge capisce che per realizzarsi non ne ha bisogno a livello pratico. Il femminismo è un movimento che si batte per l’uguaglianza dei sessi in quanto uguali, non per la prevaricazione di uno sull’altro. La prima ondata di femminismo, iniziata nel XIX secolo, si dedicava in particolare al diritto di voto, le condizioni di lavoro e l’istruzione femminile. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, però, avvengono i cambiamenti più sostanziali. Le suffragette conquistarono il voto prima dei diritti civili. In Italia, la patria potestas che dava al marito la responsabilità della moglie, veniva abolita nel 1975. La legge contro il divorzio entra in vigore nel 1970, mentre quella che riconosceva la violenza sessuale come un crimine contro la persona solo nel 1996. Le leggi da sole però non bastano per cambiare le cose, bisogna infatti modificare la mentalità della società del tempo. Negli anni ’60 le lotte diventarono di liberazione più che di emancipazione. Inizia la pretesa di essere riconosciute in quanto sesso eguale piuttosto che come subordinate. Le donne cominciano a pretendere diritti per l’aborto, la maternità consapevole e la contraccezione.

LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

La lotta per i diritti non finisce mai e continua tutt’ora. Anche per questo esiste la “Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne”. Da ventidue anni ogni 25 novembre si celebra la discriminazione nei confronti delle donne. La data celebra anche l’inizio dei “16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere”, che si tiene il 10 dicembre. Questo sottolinea che la violenza contro le donne è, a tutti gli effetti, una violazione dei diritti umani. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito questa ricorrenza nel dicembre 1999, al fine di sensibilizzare al fenomeno l’opinione pubblica. Il 25 novembre non è una data casuale. In questo giorno, nella Repubblica Domenicana del 1960, le sorelle Mirabal, attiviste politiche, furono uccise per ordine del dittatore Trujillo. I Servizi Militari le sorpresero mentre andavano a trovare i mariti, massacrate e poi gettate da una rupe con un auto per simulare un incidente. I dati messi in luce da questa ricorrenza sono ogni volta tragici. Almeno il 35% delle donne subisce violenza da parte del partner,  e il 38% viene uccisa da esso. Nel 2019 uno studio pubblicato dall’ UNODOC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) ha stabilito che nel 2017, nel mondo, sono morte ogni giorno 137 donne per mano di un partner o familiare.

 

 

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