L’optimus magister tra il romano Quintiliano e il matematico cantore Lorenzo Baglioni

“La scelta di un giovane dipende dalla sua inclinazione, ma anche dalla fortuna di incontrare un grande maestro.”

Institutio Oratoria, Quintiliano, Wikimedia

Mummificazione irreversibile o possibilità di rinnovamento?  Questa la domanda di oggi che ci accompagnerà attraverso epoche, figure e metodi diversi riguardo una professione controversa: il maestro. Colui che insegna impara, elabora dentro sé e mette a frutto, che sia nel I secolo d.C. o nei tecnologici anni 2000.

Alla ricerca di una guida

Nella vocazione di magister è arduo, se non impossibile, disporre di un vademecum in grado di rispondere ad ogni dilemma educativo. Nell’antichità qualcuno ha tentato di fornire una guida per chi intraprendesse la strada dell’insegnamento e questo qualcuno poi è diventato il primo maestro stipendiato dell’Occidente: Marco Fabio Quintiliano. Quintiliano è stato un oratore e maestro di retorica vissuto nel I sec. d.C. a Roma nonché una voce autorevole nel novero degli autori latini. La sua produzione consiste di un trattato purtroppo andato perduto, il “De causis corruptae eloquentiae”, incentrato sulle cause che hanno portato ad una degradazione dell’eloquentia romana e un secondo trattato, ben documentato, dal titolo “Institutio Oratoria”. Quest’opera è un capolavoro pedagogico dalle due anime, una l’oratoria e i metodi per esercitarla ottimamente, l’altra la formazione del buon educatore attraverso consigli e precetti didattici. Maturata nel corso di una vita dedicata all’insegnamento, spicca per efficacia e modernità, rimanendo fondante anche dopo 2000 anni. Come già anticipato, Quintiliano verrà assunto dall’imperatore Vespasiano nel 78 d. C. come maestro di retorica, ricevendo un salario mensile ma soprattutto essendo investito del gravoso compito di formare la futura classe dirigente romana. La sua riflessione non si limita ad un’analisi minuziosa del magister ma allarga l’orizzonte d’indagine al sistema scolastico generale, conferendo un respiro pedagogico totale e innovativo per l’epoca. Differenza tra insegnamento pubblico o privato, metodi di apprendimento e importanza della ricreazione sono solo alcune questioni trattate nei 12 libri dell’opera pervenutaci integra. La lezione del nativo di Calahorra è stata ed è tutt’oggi un’eredità culturale preziosa, non solo per chi desideri seguire le sue orme.

Statua di Marco Fabio Quintiliano a Calahorra, suo paese natale, Wikipedia

Il Precettore

La testimonianza di Quintiliano è rivoluzionaria. Sino a quel momento non era mai stato strutturato un discorso di tal nitore e profondità, indagatore sia sul piano teorico che pratico. Nel corso della storia, educazione è sempre stato sinonimo di ricchezza e solo i più facoltosi potevano permettersi un praeceptor. Il praeceptor, o precettore, non era altro che un insegnante privato ingaggiato solitamente dalle famiglie nobili o con ragguardevole disponibilità di pecunia per istruire, allevare in sapienza ed educare i fanciulli. Esempi illustri di precettori sono stati Aristotele con il suo alunno Alessandro Magno, Seneca e il giovane Nerone ma anche Goethe e Giuseppe Parini, uno immenso scrittore tedesco ottocentesco a cui Ugo Foscolo molto dovrà e l’altro scrittore italiano settecentesco dall’acume unico. Oltre che ad un fattore economico, l’insegnamento privato sopravviverà per moltissimi secoli data la mancanza di un sistema scolastico pubblico in grado di convogliare verso una preparazione basilare tutto il bacino d’utenza senza esclusioni censitarie. Basti pensare all’Italia, in cui l’istituzione della prima scuola elementare risale al 1859 con la legge Casati e non senza un vespaio di polemiche soprattutto nel Mezzogiorno: un bambino che frequenta la scuola non può lavorare nei campi. Ad un aspetto puramente scolastico consegue un condizionamento social-economico, chiaro sintomo di quale fosse la mentalità negli anni intorno l’Unità. Al di là di ragionamenti di questo tipo, gli esempi citati sino ad adesso rappresentano pietre miliari impareggiabili, veri exempla a cui ispirarsi. La domanda sorge spontanea: si può essere maestri alla Quintiliano, Aristotele, Seneca anche oggi? Certo che sì, il cuore pulsante sta nel trovare la propria unicità.

“La scuola di Atene”, Raffaello Sanzio, blogspot.com

Lorenzo Baglioni “ha un ruolo distintivo”

In quanto a maestri singolari, ve ne è uno genuinamente non convenzionale capace di fondere cultura e melodia: Lorenzo Baglioni. Cantante classe ’86 di Grosseto, nella sua vita ha prima conseguito una laurea in Matematica e poi svolto la professione di insegnante, fino alla coraggiosa scelta che lo ha portato ad abbandonare la scuola e inseguire il sogno di vivere facendo musica. Modestamente famoso con il suo canale Youtube, nel 2018 entra tra le Proposte del Festival di Sanremo con la canzone “Il congiuntivo”. Come facilmente immaginabile, il brano si presenta come un manuale d’istruzioni per l’uso di questo modo verbale, alquanto misterioso per molti e totalmente sconosciuto per pochi (suvvia, siamo fiduciosi!). La reazione del pubblico dell’Ariston sarà caratterizzata da divertito stupore di fronte ad un soggetto artistico così particolare e il che è comprensibile. Parlando sinceramente, chi avrebbe mai immaginato di ascoltare tempi verbali declinati, concreti usi linguistici e la locuzione “consecutio temporum” al di fuori di un manuale, in un brano, a Sanremo, nel 2018? Ciò che però colpisce di più è stata l’abilità di Lorenzo nel cucire attorno ad un argomento grammaticale pietroso quanto vitale( repetita iuvant) una melodia romantico-nostalgica dall’intenso pathos, squisitamente accompagnata da un video musicale che vale la pena d’esser visto senza anticipazioni d’ogni sorta. Dall’illuminata mente del matematico cantore sono scaturiti variegati connubi cultural-musicali che spaziano dalla perifrastica passiva latina alle leggi di Keplero, dalle proprietà dei logaritmi alle ossidoriduzioni, il tutto contenuto nell’album “Bella Prof” edito nel 2018. Riuscendo anche ad unire fra loro generi musicali agli antipodi, Lorenzo ha dato vita ad un progetto artistico unico, dimostrando come la professione del magister sia creativa e in continua evoluzione, non confinata nell’ingiusta e troppo stretta figura del “blaterante noioso che blatera cose noiose”. La creatività trova massima espressione nel metodo con cui interagire con i propri alunni, metodo che può e deve essere diverso, innovativo e perché no, multimediale. Nel mare magnum di figure patetiche in cui sguazziamo quotidianamente, sono le persone come Lorenzo gli esempi luminosi da seguire poichè in grado di lavorare con spirito fruttuoso e tangibile passione.

Lorenzo Baglioni, Youtube

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