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Lo spot Disney di Natale e Umberto Saba: quando i ricordi ci fanno tornare bambini

Lo spot Disney di Natale e Umberto Saba: quando i ricordi ci fanno tornare bambini

Il cortometraggio di Natale 2020 della Disney è un esempio di affetto, di amore familiare, di generazioni che si incontrano e di età che si annullano tramite i ricordi. Umberto Saba ci aiuta a capirlo meglio. 

 

Se c’è qualcuno che su questo pianeta è in grado di farci tornare bambini, quella è sicuramente la Disney. Con i suoi film di animazione (in realtà più profondi di quanto appaiano) è in grado di divertire e intrattenere grandi e piccini, risvegliando un po’ nei primi il loro lato fanciullesco che l’età ha nascosto ma non soppresso del tutto. Con il nuovo spot, però, la Disney ci dimostra un altro modo per tornare al periodo della nostra infanzia: i ricordi. Quelli legati ad un oggetto in particolare, ad una persona, ad un momento speciale come il Natale. Grazie a questi, e all’amore di qualcuno che ci è caro, è facile sconfiggere il tempo e fare una specie di salto all’indietro, rivivendo momenti lontani lontani negli anni ma ben vivi nel cuore di ognuno. E questo Umberto Saba, come vedremo, lo sapeva molto bene.

I ricordi ti guidano

La breve storia dello spot Disney, dedicato al Natale 2020, è quella di una bambina che, nell’anno 1940, si vede regalare dal padre un pupazzetto di Topolino. Lei si emoziona, abbraccia il padre e stringe a sé il pupazzo. Attorno a lei le luci, la neve e allegria: è il giorno di Natale e ha ricevuto il suo regalo, perciò non potrebbe essere più felice. Quelle sensazioni, quella magia che prova nell’età tenera in cui ci si meraviglia di ogni cosa, in cui l’ingenuità e una gioia innata danzano coi fiocchi di neve e con l’atmosfera natalizia, con l’età poi scompare. Diventando adulti si entra nella vita vera, talvolta difficile e la forza di meravigliarsi, della gioia pura e spontanea, fatica di più ad emergere e rischia di dissolversi per sempre. Ma non del tutto, perché è come se, crescendo, il lato bambino si nascondesse dentro ognuno di noi aspettando solo qualcosa che lo risvegli di soprassalto.

E per la bambina quel qualcosa è proprio il pupazzo di Topolino, conservato gelosamente per più di sessant’anni. Sì perché poi, con un balzo temporale, si arriva al 2005, quando la bambina, ormai diventata nonna, allestisce tutti i preparativi natalizi con la nipotina, alla quale insegna a preparare le luci decorative nel salotto e alla quale cede il suo amatissimo pupazzo, ultimo segno di un’infanzia svanita ma ancora viva nel suo cuore. Gli anni passano e la nipotina si fa grande. Ormai è diplomata, ha una vita tutta sua. Il tempo da dedicare alla nonna inizia a scarseggiare e, tristemente, l’anziana signora se ne rende conto. Passare il Natale a fare i preparativi, a cucinare i dolci e a giocare con il pupazzo con la nipotina erano per lei i modi di rivivere la sua fanciullezza, facendo con la piccola quello che la sua famiglia aveva fatto con lei.

L’età sembra ormai passata inesorabilmente e il gesto di gettare a terra il pupazzo di Topolino, ormai rovinato e ingrigito, è più eloquente di qualsiasi parola. La sera della vigilia di Natale la nipote, ormai una donna, rincasando vede che il salotto della nonna è tutto buio. Niente luci, niente decorazioni, niente Natale. E si intristisce anche lei, ripensando ai bei momenti e a tutti quegli anni in cui, mentre lei cresceva, la nonna allevandola ringiovaniva, riviveva grazie a lei i momenti belli che sembravano poter tornare.

E dunque arriva il finale, accompagnato dalla canzone in cui la frase ricorrente “i ricordi ti guidano” è la prova provata della forza di questo breve video. E’ segno di come l’amore della famiglia, di come la potenza dei ricordi felici dell’infanzia che vengono restituiti al presente anche se effimeri, possono farci tornare bambini. A quel periodo dove un regalo è la cosa più bella del mondo e dove il Natale è davvero magico. Anche solo per un attimo. Di seguito, poniamo il video integrale dello spot Disney, perché vale la pena che venga visto per rendersi conto della potenza del suo messaggio.

Il ruolo della famiglia

Visto il video? allora dovrebbe essere tutto più chiaro. I ricordi e la famiglia hanno un ruolo centrale. Alla nonna, nel rivedere quello che la nipote ha preparato per lei, si illuminano gli occhi. Tutto è com’era e com’è sempre stato, nella memoria di quella bambina che ora ha solo il capelli bianchi e qualche ruga in più sul viso. E il pupazzo nuovo si carica di un significato ancora più grande, perché alla nonna viene regalato ancora una volta un Topolino, nuovo di zecca, proprio come nel 1940, ma questo giocattolo evoca sensazioni ed emozioni vecchie, lontane ma quanto mai presenti nel cuore di questa bambina solo un po’ cresciuta e canuta.

I ricordi, risvegliati dagli oggetti giusti ( il pupazzo e le illuminazioni) e dalle persone care, sono capaci di riesumare l’infanzia in modo tale da farle riprendere vita. Tutta l’esistenza trascorsa nell’intermezzo di quegli ottant’anni è stata cancellata, messa per un momento da parte dall’amore di una nipote e dalla magia risvegliata da un semplice e banale pupazzo nel cuore di una persona che non ha mai dimenticato il Natale e tutto quello che la riempiva di gioia quando aspettava fuori dalla porta che il padre rincasasse con il suo nuovo regalo.

Per quello che riguarda il ruolo della famiglia e il rapporto tra il presente e i ricordi dell’infanzia, vista come un periodo lontano e per certi versi tristemente irrecuperabile, nella tradizione letteraria italiana abbiamo un grande precursore d’eccezione: Giovanni Pascoli, che a sua volta si ispirò ma fece sua ed ampliò la teoria di Leopardi sulla memoria e il rivivere antiche sensazioni. Pascoli però vide sempre il rapporto tra i ricordi d’infanzia e il presente in un’ottica conflittuale, diversissima. Il periodo della fanciullezza, con la sua serenità e la sua ingenuità ormai irrecuperabili nel presente, è un rifugio calmo, placido e confortante rispetto ad un presente doloroso, luttuoso e ricco di ingiustizie. Insomma, poco conciliabile con la visione della vita proposta da questo cortometraggio.

Ma il merito di Pascoli fu anche quello di fungere da pioniere dell’analisi introspettiva dei ricordi e della propria infanzia nella poesia italiana. Ispirò moltissimi altri autori del Novecento: Montale, Pavese, Attilio Bertolucci per citarne alcuni. Tutti con la loro visione dei ricordi, con la loro opinione sul ruolo della memoria, con il loro rapporto coll’età dell’infanzia. Per capire meglio il cortometraggio Disney e per trovarne una traccia nella nostra letteratura, abbiamo scelto Umberto Saba, che ha fatto dei ricordi della sua infanzia e del ruolo della famiglia nelle sue memorie uno dei perni della sua poesia.

Foto di Umberto Saba (1883-1957). Fonte: ilsommopoeta.it

Il piccolo Berto

Il titolo di questo paragrafo corrisponde a quello che Umberto Saba ha dato ad una sezione (una delle più importanti) del secondo volume del Canzoniere. In particolare questa raccolta di sedici poesie ha come tema centrale (altre volte affrontato più saltuariamente e con minore decisione) l’infanzia del poeta, la sua fanciullezza, periodo in cui era, appunto, “il piccolo Berto“. Una raccolta che Saba stesso ha definito “Un amoroso colloquio tra il poeta cinquantenne e il poeta bambino“.

Cercando di ripercorrere la sua vita, soprattutto perché sta seguendo un percorso di psicoanalisi, Saba torna con i testi di questa raccolta a quel periodo in cui era bambino e, principalmente, di quando viveva con la cara nutrice. La donna, che di cognome faceva Sabaz e che ha ispirato lo pseudonimo del poeta (al secolo Umberto Poli), è stata una figura centrale nella biografia dello scrittore triestino. Con lei ha vissuto i primi tre anni della sua vita, felici in rapporto al difficile e tormentato rapporto con la vera madre che, ad un certo punto, lo ha strappato dalle braccia della balia per tenerlo con sé.

Quell’evento traumatico ha segnato profondamente Saba, che ricorda la sua esperienza di vita e di crescita a casa della nutrice “Peppa” come un periodo felice, tranquillo e protettivo. Nelle tre poesie dedicate alla balia, in particolare, Saba mette in luce come il tempo sia ormai cambiato: sono passati quarant’anni, ora il piccolo Berto è adulto e deve crescere dei figli suoi.

Ma il vedere i comportamenti della figlia, come essa si muove, come ride e come cresce, suscita immediatamente in lui un ritorno spontaneo e incontrollabile a quel periodo in cui anche lui giocava e abbracciava la sua cara nutrice. La regressione gli fa rivivere, tramite la rievocazione dei ricordi e l’esempio della sua figlioletta, tutti quei momenti che gli riempiono il cuore di dolcezza, perché appartenenti a qualcosa di lontano ma che lo ha segnato nel profondo in positivo.

Oh, come sento che lottare è vano!

Oh, come in petto per dolcezza il cuore

vien meno!

Al seno

approdo di colei che Berto ancora

mi chiama, al primo, all’amoroso seno

ai verdi paradisi dell’infanzia

Qui Saba torna con la mente ai primi vagiti, alle prime parole, ai primi momenti speciali della sua fanciullezza. Ritorna con la mente all’amoroso seno della nutrice, ritorna (grazie alle sensazioni ispirate dal comportamento della figlia) ai suoi “verdi paradisi dell’infanzia“. E li sente rivivere così tanto nel presente da avvertire il bisogno di andare a trovare la nutrice, ben quarant’anni dopo la loro forzata separazione. Quarant’anni in cui tutto è cambiato, ma nei quali tutto è anche rimasto com’era nei ricordi del piccolo Berto.

fonte: Pixabay.com

“Il bimbo è un uomo adesso”

Arrivato a casa della balia, Saba trova tutto come se lo ricordava. L’arredamento già provoca in lui un’ulteriore regressione, gli fa rivivere ancora i momenti belli passati lì dentro, accompagnati però dal doloroso senso di strappo interiore dovuto all’allontanamento inesorabile da quel luogo felice. In quarant’anni ne sono cambiate di cose, in primis Umberto stesso: “Il bimbo è un uomo adesso, quasi un vecchio, esperto di molti beni e molti mali“.

Anche la nutrice è decisamente più vecchia e segnata. L’età e l’avanzare degli anni non lasciano scampo. Tutto però riaffiora nella memoria di entrambi e il tempo è come si fermasse. Le parole e i gesti entrambi rievocano, quasi come un rituale, quello che accadeva quarant’anni prima, cancellando un trascorso molto lungo anche solo per qualche minuto. Ora che è uomo adulto, è Saba ad aggiustare l’orologio e ad accendere la lampada nella casa della nutrice, tutti gesti quotidiani che, un tempo, faceva il marito (ora defunto) della donna.

Questi gesti si caricano di valenza simbolica, proprio come il pupazzo nel cortometraggio Disney. Sono portatori della memoria sepolta, la riesumano forte e presente in un contesto attuale e vivo. E se Saba ringiovanisce al ripercorrere quelle stanze, anche la nutrice rivede, in quel bambino fattosi grande, il povero marito, il tempo che ritorna, la vita che si ferma. E l’affetto, l’amore filiale sincero è il motore di tutto.

Appeso al muro è un orologio antico

così che manda un suono quasi morto.

Lo regolava nel tempo felice

il dolce balio; è un caro a lui conforto

regolarlo in suo luogo.

La nutrice torna giovane, Saba ritorna bambino ma allo stesso tempo ribadisce il suo essere cresciuto, un po’ come fa la ragazza nello spot natalizio della Disney. L’amore per quella donna che ha cresciuto entrambi è rimasto sempre forte e saldo e ha scatenato poi i ricordi. Ricordi che non sarebbero mai stati piacevoli se la loro infanzia non fosse stata piena di amore e concordia, sentimenti che ora cercano di fare rivivere. Per fermare il tempo, per poter tornare bambini, per provare ancora quelle emozioni uniche e irripetibili che la vita adulta cerca (a volte invano) di sopire per sempre.

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