Benvenuti in Italia, dove anche un operatore ecologico deve avere un diploma di scuola superiore ma dove per diventare ministro serve la terza media!
Lo dice chiaramente l’articolo 1 della nostra Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Dalle parole alla pratica, però, c’è sempre un oceano. Fin da quando siamo infanti veniamo socializzati all’idea di svolgere una professione per vivere. Pensate un po’, è uno dei primi giochi che i bambini imparano a fare, imitando i genitori e i role model che li circondano. Da lì in poi, il lavoro diventa un elemento quasi totalizzante nelle nostre vite: scegliamo le scuole elementari migliori, per andare alle medie migliori, per andare alle scuole superiori migliori per poi andare all’università (per sperare di trovare un buon lavoro) o ci buttiamo subito nel mondo degli adulti. Ma in Italia non va per niente bene la situazione, soprattutto per i giovani.
Il lavoro nobilita l’uomo (o così dicono)
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dei 100 anni della fondazione della Stella al Merito del Lavoro, fa un classico discorso sulle professioni. Il lavoro nobilita l’uomo, cosa si dice da secoli e secoli. E il nostro Capo dello Stato ce lo ripete, suggerendoci di continuare a lavorare, perché è meglio di qualsiasi cosa nella nostra vita. Nonostante gli incidenti sul lavoro, i salari da fame, la disoccupazione, i contratti-beffa, gli abusi e le discriminazioni. E, soprattutto, se sei giovane, lo scenario si fa drastico. Contratti part time, orari lunghissimi per 400 euro al mese e sovraqualificazione lavorativa: questa è la realtà giornaliera.
Il problema della sovraqualificazione lavorativa
La sovraqualificazione lavorativa è un problema che oggi affligge tantissimi giovani, soprattutto nel mercato lavorativo italiano. Sebbene sia un fenomeno abbastanza complicato da definire, solitamente viene descritto in letteratura come la condizione di coloro che ricoprono una posizione lavorativa reputata inferiore rispetto al titolo di studio o alle skills possedute dall’individuo. E’ un qualcosa di molto comune in Italia, dato che il nostro tessuto lavorativo fa fatica ad assorbire persone con alcuni know how, soprattutto se abbinati qualifiche di studio di grado molto elevato.
Analisi in compendio
Non è difficile provare a indovinare quali sono i diplomi e le lauree più svantaggiate nel mercato del lavoro. Ovviamente stiamo parlando di quelle umanistiche: i posti di lavoro sono pochi e quindi c’è numericamente una probabilità più alta di entrare in una situazione di sovraqualificazione. Questo pericolo è inesistente (o quasi) negli ambiti STEM, dove è necessaria una conoscenza tecnica certificata da titoli di studio specifici. Le statistiche ci dicono che in Italia i più afflitti dal fenomeno sono gli uomini sotto i 40 anni: questo probabilmente perché le donne tendono rifiutare le offerte lavorative che non ritengono in linea con il proprio percorso di vita. I maschi, invece, forse per pressione sociale, sono più inclini ad accettare ogni proposta, in modo da rendersi indipendenti il prima possibile e da costruirsi una propria vita familiare serena. Dopo i 4o anni, però, la quota di sovraqualificazione fra donne e uomini è praticamente uguale e tende a scendere. Insomma, non belle notizie per i giovani che, come spesso accade, si ritrovano davanti a un mondo che non li sa valorizzare.