Negli ultimi mesi si parla spesso di lavoro e dignità sul lavoro. Nota è la proposta di legge sulla chiusura dei supermercati la Domenica. A prescindere dalle diverse posizioni al riguardo, tutti gli schieramenti politici si dichiarano preoccupati per la salute dei lavoratori e delle lavoratrici.

Eppure, non si sente mai parlare di morti sul lavoro.  Gramsci diceva “Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.” L’indifferenza sembra proprio aleggiare sulla società industriale contemporanea. Eppure tutti contano, come ai tempi del sociologo, in città o in famiglia un caso di incidente mortale, ma la situazione non pare allarmare particolarmente i governanti e gli amminastratori del nostro Paese, benchè la nostra Costituzione fondi tutti i suoi diritti proprio sul lavoro.

I dati

Con “incidente mortale” si intende il tipo di incidente che porta alla morte della vittima entro un anno dopo che il fatto ha avuto luogo. Dunque le condizioni per denunciare un incidente mortale hanno delle limitazioni precise. Con morte sul lavoro, poi, si comprendono anche gli incidenti avvenuti nel tragitto da casa a lavoro e viceversa. Il datore di lavoro, si assume così anche la responsabilità di ciò che accade al suo lavoratore mentre questi si reca a lavorare per lui.

In Italia la situazione è drastica. Secondo l’ente Eurostat, l’Italia si trova a metà della classifica europea con 3,01 morti ogni 100 mila abitanti. Questo dato fa sembrare la notizia poco allarmante, ma non sempre il giusto sta nel mezzo. Ciò che questa classifica non rende palese è che le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’INAIL solo nei primi 8 mesi del 2018 sono 713.

Presa coscienza del problema è opportuno analizzarlo. È palese che in caso di mancanze da parte del datore di lavoro, come nel caso della mancata assegnazione di D.P.I. (ovvero dispositivi di protezione individuali) o mancate istruzioni sull’utilizzo,la colpa sia da attribuire interamente a questo. Ma fin troppo spesso il problema nasce dal lavoratore stesso.

Infatti, non può essere una coincidenza che 1 morte su 2 coinvolga lavoratori tra i 50 e i 65 anni, ovvero lavoratori che presumibilmente svolgono lo stesso tipo di attività da molto tempo e che hanno conseguito una certa sicurezza, tale da farli trascurare il pericolo.

La legge indica molti strumenti di prevenzione e lotta contro gli incidenti sul lavoro. Solitamente organizza seminari e obbliga a svolgere corsi sulla sicurezza cui deve conseguire un diploma. Ma lasciare la gestione di questi strumenti di controllo esclusivamente alle aziende, può far sì che le necessità del mercato e la fretta nel concludere la “burocrazia” nel modo più comodo possibile, possa incidere su  questa strage nazionale.

La filosofia della prassi oggi

Forse era proprio questo che preoccupava tanto Gramsci sulla situazione lavorativa italiana. Già allora la società capitalista si incentrava sullo sviluppo di catene di montaggio, preferendo operai non specializzati (e meno dispendiosi) a quelli che avevano appreso il mestiere con anni di apprendistato. Ma in questo caso, a sembrare profetica è la preoccupazione che l’alienazione dei lavori, potesse causare distrazione sul lavoro e incidenti mortali.

La scelta di personale casuale, non istruito, che è costretto per ragioni economiche ad accettare un lavoro che non lo interessa, può essere un fattore determinante nel problema.

Gramsci auspicava ad una società concepita in modo storico- concreto, senza speculazioni di tipo politico ed economico. Proprio questi dati dovrebbero accendere nei nostri governanti, la considerazione della necessità che una filosofia della prassi, fondata sulla realtà, ha oggi. Ad oggi, nel 2018 713 persone sono morte sul lavoro. Forse è arrivato il momento di agire nel concreto, per salvare chi si occupa concretamente del benessere della nostra società.

Sebbene qui non si tratti di accusare il sistema capitalista, la situazione dei lavoratori dipinta dalla corrente comunista, è oggi reale più che mai. Mutare il senso comune, però, è compito della politica.

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