L’infertilità non fa più paura: la scienza è la nostra nuova cicogna

Sono oltre 78mila le coppie italiane che ogni anno si rivolgono a centri di Procreazione Medicalmente Assistita. Quali i rimedi?

Il 22 settembre è ricorsa  la giornata mondiale della fertilità indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Sono sempre di più invece i pazienti affetti da infertilità che si rivolgono a centri per il concepimento assistito per risolvere tale problema. Ma cosa si intende quando si parla di fecondazione assistita?

Fertilità e Sterilità

L’infertilità, da non confondersi con la sterilità, è una patologia che si manifesta in seguito all’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti continui non protetti. Le cause possono essere molteplici e attualmente una coppia su sei ha ancora problemi nel raggiungere la gravidanza. L’infertilità inoltre è indipendente dal sesso in quanto tanto gli uomini quanto le donne ne soffrono quasi allo stesso modo. Nel 2017 infatti le diagnosi di infertilità sono state attribuite: nel 41% dei casi a infertilità femminile, nel 23,6% a infertilità maschile, mentre nel 18,9% ad una infertilità di entrambi. Lo stato di infertilità è da considerarsi tuttavia molto spesso risolvibile, al contrario della sterilità che comporta invece un’assoluta impossibilità fisica di concepimento.

Le principali cause di infertilità sono sicuramente da ricercarsi in disfunzioni ormonali, alterazioni anatomiche degli apparati genitali, varicocele, anovulazione, impotenza, cause psicologiche di varia natura, ma soprattutto sono correlabili ad uno scorretto stile di vita, con particolare riferimento all’assunzione di droghe, farmaci e fumo. In ricorrenza del 22 settembre l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha infatti redatto una lista di 10 semplici consigli per preservare al meglio la propria fertilità, nella quale viene ricordato più volte come l’attività fisica e una astinenza da fumo, droghe o alcol contribuisca significativamente all’aumento delle chance riproduttive.

La sterilità invece è una condizione in cui uno o entrambi i partner della coppia non rendono possibile il concepimento. Questo può essere dovuto cause come l’impossibilità di produrre spermatozoi (azoospermia), o assenza di gonadi e organi riproduttivi sia maschili che femminili. In casi di sterilità non vi sono possibilità di concepimento attraverso metodi naturali, ma solo mediante l’intervento artificiale di tecnici specializzati e solo mediante fecondazione eterologa, ovvero fecondazione dove uno dei due gameti provenga da donatori esterni.

Nonostante il progresso tecnologico in materia, l’infertilità continua però ad essere un grave problema sanitario che affligge la società attuale. Ma quali rimedi sono consigliati quando si riceve una diagnosi di infertilità?

Fecondazione Artificiale (FA)

La Fecondazione Artificiale o Inseminazione Artificiale è un processo in cui si facilita la fecondazione di un ovulo da parte di uno spermatozoo, favorendo esclusivamente la fusione tra questi due gameti. La FA è una metodica molto usata per curare casi di infertilità, ma risulta non attuabile, invece, nei casi di sterilità.

La fecondazione artificiale ha origini non troppo recenti. Risale, infatti, al 1762 il primo caso di FA effettuata su uova di trote e salmoni. Dobbiamo aspettare, però, il 1780 per veder realizzato il primo trattamento di fecondazione artificiale su mammifero, e il 1838 per il primo tentativo su esseri umani.

Schema riassuntivo di un protocollo di inseminazione artificiale

La FA è una metodica semplice dal punto di vista tecnico, che consiste nell’inserimento di sperma (previamente selezionato) all’interno delle tube uterine in seguito a una minima stimolazione ovarica. È una tecnica economica che non richiede interventi chirurgici in quanto tutto avviene in vivo all’interno dell’apparato riproduttivo femminile. Si parla di fecondazione omologa quando entrambi i gameti provengono da membri interni alla coppia, eterologa quando il seme o l’ovulo sono stati ottenuti da donatori esterni. La FA è però raccomandata nel caso in cui la coppia non presenti casi di sterilità o nel caso in cui la causa di infertilità non sia da ricondursi a ostruzioni delle tube, endometriosi o gravi fattori maschili. Tuttavia, l’Inseminazione Artificiale è solo il primo livello di assistenza alla fecondazione, e dove questa fallisce risultano essere necessarie le moderne tecniche di PMA.

 

Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

Si parla di Procreazione Medicalmente Assistita, o Procreazione Artificiale, per riferirsi a tutte quelle tecniche che permettono la procreazione ad individui che altrimenti non ne sarebbero in grado, rappresentando dunque un valido rimedio anche in molti casi di sterilità conclamata, fermo restando che si tratti di fecondazione eterologa. Tuttavia, queste metodiche di procreazione sono tuttora tema di accesi dibattiti di bioetica e molto sono le tesi a loro favore o contrarie.

(A Sinistra) Schema riassuntivo di un protocollo di FIVET. (A Destra) Immagine di microscopia ottica che ritrae una ICSI

 

La più comune tra le tecniche PMA è la Fecondazione In Vitro con Trasferimento dell’Embrione (FIVET), che consiste nel trasferimento in un utero di un embrione precedentemente fecondato in vitro. Risale al 1978 la prima fecondazione artificiale in vitro, esperienza che, tra l’altro, nel 2010 garantì il premio Nobel per la medicina al biologo Robert Edwards. Questa tecnica ha dato alla luce il suo primo individuo il 25 luglio 1978, e da allora sono migliaia i bambini nati con questa rivoluzionaria tecnica. La procedura sperimentale prevede innanzitutto un prelievo ecoguidato di cellule uovo in seguito a una stimolazione farmacologica volta a causare una iperovulazione nella donna. Successivamente vengono analizzati gli ovociti e vengono selezionati quelli ritenuto più idonei alla fecondazione, così come viene anche analizzato e selezionato il seme maschile. Il passaggio successivo consiste nella fecondazione in vitro, che può essere realizzata in più di un modo. Nella FIVET classica vengono semplicemente collocati insieme ovocita e spermatozoo affinché quest’ultimo penetri la cellula uovo. Nel caso in cui, invece, lo spermatozoo sia impossibilitato a fecondare l’ovulo è possibile ricorrere alla Iniezione Intra-Citoplasmatica dello Spermatozoo (Intracytoplasmatic Sperm Injection, ICSI) che consiste in una microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno della cellula uovo. A questo punto l’embrione che si è venuto a formare è pronto per essere impiantato nell’utero della donna, ma poiché l’impianto non è garantito, fino a pochi anni fa venivano iniettati fino a 3 embrioni allo stesso tempo, un giusto compromesso tra probabilità di successo della gravidanza e rischio di gravidanze multiple (patologiche nella maggior parte dei casi). Ad oggi è sufficiente l’impianto di un singolo embrione per avere una elevata probabilità di successo. Questa tecnica è raccomandata, dunque, a coppie con un lungo periodo di infertilità, specialmente maschile, e garantisce un margine di successo fino al 60%. È possibile inoltre effettuare, prima dell’impianto, una diagnosi genetica per scagionare la presenza di malattie genetiche, come ad esempio alterazioni del numero di cromosomi.

 

Sebbene ad oggi l’impossibilità di avere un figlio è un problema che affligge in Italia quasi 80mila coppie ogni anno , il progresso tecnologico ha portato speranza nei cuori di questi uomini e donne, la speranza di diventare genitori. Che siano coppie sterili, donne sole che vogliono diventare madri, coppie omosessuali, uomini soli, oggi ogni tipologia di paziente, lì dove la legislatura lo permette, può mettere al mondo un figlio. La scienza ha aperto le porte della procreazione anche a tutte quelle persone a cui, fino a questo momento, essa era biologicamente negata, consolidando così la fondazione di nuovi modelli di famiglia.

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