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L’idea di magia in Flegonte e Apuleio è simile a quella in The Prestige?

Il film The Prestige proporrebbe lo scontro tra due diverse concezioni di magia, una più moderna, l’altra poco lontano dalla concezione classica di magia. Quale preferisce Nolan? 

Robert Angier e Alfred Borden, i due protagonisti di The Prestige

Christopher Nolan è un regista cinematografico che non necessita certo di presentazione, così come il film The Prestige (se non l’avete ancora visto correte a vederlo e poi tornate qui perché ci saranno spoiler). Apuleio è uno scrittore, filosofo e retore romano della seconda metà di II secolo a.C., famoso per le sue Metamorfosi o l’Asino d’oro. Forse Flegonte di Tralle necessita di qualche presentazione in più, perché dei tre personaggi del titolo è quello senza dubbio meno conosciuto. Egli è uno storico della prima metà del II secolo d.C., quindi appartenente alla generazione precedente ad Apuleio. Fu un liberto, probabilmente segretario di Adriano, scrittore in greco e autore, oltre che delle Olimpiadi, la sua opera storica, anche del Perì thaumasìon kaì makrobìon (Sulle cose mirabili e i longevi). Questa raccolta, che prenderemo in considerazione in questo contesto, racconta di una serie di eventi magico-orrorifici (da fantasmi che tornano a vivere, a androgini, a gemelli siamesi), a cui l’autore avrebbe assistito di persona. Vengono dunque narrate delle horror stories a tutti gli effetti, storie a cui appartiene anche, come vedremo, l’elemento magico.

Flegonte di Tralles ha scritto le prime storie horror a noi note.

La magia in Flegonte

L’elemento magico in Flegonte è senza dubbio legato alla magia nera, anche se non ci si fa mai direttamente riferimento. Il Libro delle Meraviglie parla di strani eventi, ‘cose mirabili’, traducendo per bene il significato di ‘thaumasìon’ dal greco. Le storie narrate vanno da racconti di redivivi (una figlia che torna di nascosto a casa dei genitori, un padre che torna per il figlio androgino…), spoglie di giganti, parti prodigiosi e ippocentauri. Sicuramente eventi non comuni e prodigi della natura. L’elemento magico è dunque presente solo in filigrana e Flegonte sembra sottolineare la sua connessione con la sfera del divino: questi prodigi orrorifici servono a scontare pene o a premonire una città rispetto ad un evento drammatico. Indubbiamente tali prodigi sono da catalogarsi con l’etichetta di magia nera (vedremo dopo, parlando di Apuleio, che cosa si intende), e per stornare la minaccia della magia nera, collegata all’invocazione degli spettri o alla metamorfosi umana, nonché alla deformità,  l’assemblea intera spesso si riunisce per deliberare. Insomma, l’elemento magico in Flegonte è presente, anche se più come magia nera, quindi pericolosa e da stornare, ma anche utile, perché indizio di qualcosa di terribile che sta per accadere e che si può allontanare dal proprio destino.

La magia in Apuleio

Senza dubbio l’opera più famosa di Apuleio, di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, sono Le metamorfosi o l’asino d’oro. In quest’opera è presente l’elemento magico e anzi si può dire che sia il motore della vicenda. Quest’opera però potrebbe aver preso ispirazione da un’altro componimento dello stesso Apuleio, l’orazione giudiziaria Apològia. Tralasciamo tutti i problemi legati all’effettivo pronunciamento della orazione come ci venne scritta e focalizziamoci sul contenuto. Il contesto storico in cui Apuleio avrebbe potuto pronunciare questa orazione è l’accusa di stregoneria mossagli da Erennio Rufino. Al suo arrivo nella città di Oea (l’odierna Tripoli) Apuleio sposa Pudentilla, un’anziana vedova che dispone di una ricca eredità. Al momento del matrimonio la donna ha già due figli, Ponziano e Pudente, il primo sposato, il secondo ancora giovane. Il suocero di Ponziano, Erennio Rufino, poco dopo il matrimonio tra Pudentilla e Apuleio, accusa quest’ultimo di aver fatto ricorso alla magia nera e di aver così costretto Pudentilla a sposarlo. Apuleio dunque sarebbe dovuto essere condannato a morte: dall’anno 81 a.C. era stata emanata da Silla una “lex Cornelia de sicariis et veneficis” che puniva i reati di magia con la pena capitale. Apuleio d’altronde è connesso con la Getulia, sua patria a metà e città conosciuta proprio per la vasta concentrazione di maghi. E, durante il processo, lo stesso filosofo non nega le sue conoscenze in campo magico, ma sostiene di saper usare e di conoscere solo la magia bianca. Dunque egli possiede solo la capacità di dominio delle forze naturali, proprie di uno scienziato. Tuttavia l’argomentazione di Apuleio resta molto ambigua e gli stessi giudici che pure lo assolvono non sono del tutto convinti delle sue argomentazioni: ad un certo punto della sua orazione, ad esempio, Apuleio afferma che i pesci non hanno nulla a che fare con la magia nera, quando invece noi sappiamo il contrario. Come mai? Forse che non sia in buona fede? Può essere, ma può essere anche che, essendo mago, Apuleio non voglia svelare i segreti della sua arte. Come che sia la faccenda quello che emerge qui e che dà forse una prospettiva più completa di quella del Flegonte è l’esistenza di una magia bianca, di cui si servono terapeuti e indovini, e di una magia nera, più oscura e perseguita dalla legge. È proprio nelle Metamorfosi che abbiamo la prova pratica che Apuleio conoscesse anche la magia nera: di sicuro il potere che Panfilia possiede di trasformarsi in uccellino grazie a particolari unguenti non è parte della magia bianca. Ma anche qui resta ambiguo quale sia il confine tra magia bianca e magia nera: gli unguenti, dopotutto, li creano i terapeuti, che teoricamente dovrebbero essere i custodi e i conoscitori della magia bianca. Allora perché Panfile esegue i suoi riti di nascosto? Tutto resta resta molto dubbio e misterioso. Quello che appare chiaro è che la magia sia in grado di dominare la natura, servendosi della scienza, ed è il modo che l’uomo ha per connettersi alla divinità. Vi è però anche il risvolto negativo e oscuro: l’uomo con la magia può rendere possibile l’impossibile e l’illecito, mutando se stesso.

La magia in The Prestige

Premetto che attorno a The Prestige si sono formulate molte teorie, una delle quali vi allego alla fine di questo articolo perché formulata da un gruppo di maghi e, secondo me, corretta. Affrontare qui il discorso sarebbe troppo lungo, dunque limitiamoci a seguire l’interpretazione del film comunemente in voga: Nolan apparentemente ci presenta due concezioni diverse di magia, una all’antica, si potrebbe dire quasi “classica” (incarnata da Alfred Borden), un’altra invece più moderna e proiettata al futuro (incarnata da Robert Angier). Come mai la concezione di magia presentata dal personaggio di Borden è simile alla concezione classica? Abbiamo visto sopra che la magia bianca era collegata al dominio della natura e si serviva della scienza, dunque era perfettamente accettata e addirittura nobilitata dagli antichi: gli indovini erano spesso consultati e non erano affatto ritenuti dei ciarlatani ma davvero capaci di predire il futuro e degni di stima e rispetto (è a tutti nota la figura di Tiresia, il più grande tra gli indovini, e la sua importanza nel corso tutta la letteratura greca); anche i terapeuti erano ritenuti dei maghi, perché studiavano rimedi naturali, magicamente sintetizzati in forma di unguento, da presentare ai malati. Dunque il mago era sapiente e saggio perché usava mezzi fisici a sua disposizione (il volo degli uccelli, le interiora degli animali) per ottenere risultati apparentemente incredibili, con totale abnegazione al proprio lavoro. Totale abnegazione, come quella di Borden. Egli, ormai lo posso dire sperando che tutti abbiate visto il film, usa un sosia per effettuare l’incredibile effetto del teletrasporto umano. Un metodo accettato, verosimile e addirittura banale, ma a tutti gli effetti magico, perché non richiede nulla di fantascientifico o di trascendente. La sua è dunque una magia vecchio stampo, svincolata dalle futuristiche invenzioni della fantascienza, ma che si serve, come la magia antica, della conoscenza e dei mezzi fisici per portare a termine i suoi trucchi. Ecco la magia di stampo “classicista”, completamente diversa da quella di Angier, che invece sembra servirsi di una macchina fantascientifica, inventata da Nicola Tesla e capace di sdoppiare e teletrasportare chiunque la usi. Quale delle due ha la meglio? Probabilmente la magia proposta da Borden, quella vecchio stile, spiegabile facilmente da chi è nel campo (il mago Cutter capisce subito il suo trucco), perché scientifica e non fantascientifica. Infatti alla fine Borden, sacrificando il suo gemello Fellon, impiccato al suo posto, uccide Angier. Sembra dunque che Nolan voglia sottolineare che la magia fantascientifica di Angier non può esistere e che sarà sempre destinata a soccombere di fronte alla magia “classica”, che richiede totale e completa abnegazione, lavoro, fatica e studio, non espedienti. D’altronde lo stesso Angier lo ammette in punto di morte: “Il mondo è semplice e miserabile, solido, del tutto reale”, già del tutto reale… e se anche anche lui allora avesse vissuto totalmente abnegato al suo lavoro? Se la macchina di Tesla non fosse mai stata funzionante? Se fosse stata solo una messa in scena per coprire il trucco semplice e banale svolto da lui con un sosia, proprio come faceva Borden? Beh, allora sarebbe stata un ulteriore conferma della grandezza della magia di stampo “classico” e della sua vittoria sulla magia fantascientifica e surreale, della vittoria della scienza sulla fantascienza. Vi lascio al video…

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