“L’evento” di Annie Ernaux e la Costituzione francese rompono il tabù dell’aborto

Lo scorso 4 marzo la Francia è stata la protagonista di un grande evento: l’inserimento nella Costituzione del diritto all’aborto.

Un romanzo quanto mai necessario quello di Annie Ernaux, soprattutto oggi: un racconto crudo, diretto e vero. Anche se, immagino, l’autrice sarebbe molto fiera della sua Francia se vedesse l’aborto tutelato dalla Costituzione.

4.03.2024

Se anche voi, come me, siete alla mercé delle storie di Instagram, non vi sarà di certo sfuggita la carrellata di storie sul paese francofono e sulla Tour Eiffel. No, lei non c’entra, non ha subito alcun atto vandalico ed è sempre lì al suo posto. Chi non è più al suo posto sono i diritti dell’uomo che, lo scorso 4 marzo, hanno fatto un enorme passo avanti promuovendo a diritto costituzionale l’aborto.

La Francia è così il primo paese al mondo ad avere all’interno della propria Costituzione un diritto che tutela la possibilità di scelta di una donna. E no, non parliamo di una scelta immediata, facile, repentina, giusta o sbagliato: parliamo della semplice libertà di scelta, della semplice consapevolezza che non si è dei fuorilegge in base a un sì o a un no.

Di strada ne è stata fatta da quando le donne rischiavano grosso e anche chi le aiutava, proprio come un favoreggiamento in un’indagine per omicidio colposo.

E in realtà il Vaticano proprio di questo sta incolpando la Francia: arroccarsi il diritto di uccidere non può esser considerato tale. Ognuno ha la sua opinione, ovviamente, e il Vaticano non può averne una diversa da questa – oserei dire.

14.03.2000

Vorrei che ci soffermassimo, però, su un paio di coincidenze: il premio Nobel alla Letteratura ad Annie Ernaux del 2022 e, solo due anni dopo, la Costituzione. Ora, cosa c’entra il premio Nobel alla Ernaux? Il motivo per cui lo ha preso.

L’Evento, pubblicato nel 2019 in Italia – il 14 marzo del 2000 in Francia – e ambientato nel 1963 in Francia, è un lungo racconto di una donna e, contemporaneamente di tante donne, alle prese con una delle decisioni più difficili da prendere: “lo voglio questo bambino?” La protagonista ventiduenne è alle prime armi con università, amici, nuovi amori, studi ed esami e, nonostante si stia parlando di quasi un secolo fa, c’era già chi non aveva come unico scopo nella vita quello di avere una famiglia da accudire. Ma con delle conseguenze.

L’aborto negli anni ’60 è ancora illegale (verrà legalizzato solo nel 1975 grazie alla legge Simone Veil, l’allora ministra della salute): si rischia la detenzione, sanzioni pecuniarie e professionali per colei che viene scoperta ad abortire e coloro che l’hanno in quale modo aiutata. Disumanità? No, la normalità.

Quella raccontata ne l’Evento è la sua storia ma, con la potenza del mito classico, vuole essere una storia corale di tutte.

Una voce per tutte

Perché è la centralità di un corpo da riconquistare, come invaso da un nemico senza volto, e l’angoscia che ne consegue a essere il nodo spinoso di questo romanzo: dalle righe deve emergere forte, come uno schiaffo, quello che può provare una ragazza di 22 anni alle prese con una situazione del genere. L’autrice, nonché protagonista, vuole angosciare il lettore e fargli capire che la gravidanza, pregna di significati ancestrali, non può ridursi solo a un rapporto contenuto-contenitore, quasi fosse una sineddoche, e di conseguenza necessita un valore che va al di là del “io sono il vettore della tua vita” – di quale vita parliamo, poi?

Le stesse ipocrisie della società di allora smascherate dalla Ernaux sono poi quelle della società a noi contemporanea che la Francia cerca a sua volta di abbattere con un passo grande come quello del diritto all’aborto nella Costituzione.

E come al solito, era impossibile determinare se l’aborto era proibito perché era un male, o se era un male perché era proibito. Si giudicava in base alla legge, non si giudicava la Legge.

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