Il Superuovo

L’Europa vista attraverso gli occhi degli altri, mostrata da Cremonini e Montesquieu

L’Europa vista attraverso gli occhi degli altri, mostrata da Cremonini e Montesquieu

Ecco l’Occidente visto attraverso uno sguardo decisamente insolito. 

Fonte: onstageweb.com

Gli europei hanno sempre avuto passione per lo studio di popolazioni esotiche, lontane dal loro modo di pensare e agire, catalogandone usi e costumi. Ma cosa succederebbe se fosse uno “straniero” a entrare nel mondo occidentale?

“Cerca il diavolo negli occhi degli altri”

Nella canzone Kashmir-Kashmir il cantautore Cesare Cremonini lascia che sia un ragazzo “nato sotto il cielo del Kashmir”, regione asiatica appartenente a India e Pakistan, a parlare del mondo europeo. Non importa se abbia imparato a memoria le canzoni di Pharrell, o se conduca una vita abbastanza “normale”, la gente si spaventerà ogni volta in metro con lui, e le ragazze lo scambieranno sempre per una spia mediorientale. Cremonini canta per denunciare come l’Europa non perda mai il vizio di giudicare ciò che gli è estraneo come indifferente o addirittura pericoloso, un nemico da condannare. Una visione delle cose che, in queste settimane, si riversa nella nota situazione in Afghanistan, per molti qualcosa di lontano, che non gli riguarda più di tanto, oppure, che va risolta “a casa loro”.

“Hai perso il paradiso ma l’Europa è così,

Cerca il diavolo negli occhi degli altri”.

Lei, che si vanta di essere il continente del progresso e della scienza, non si accorge dei problemi che l’attraversano. A notarlo sono anche  Usbek e Rica, protagonisti delle Lettres persanes di Montesquieu: entrambi persiani, fuggono da alcuni nemici nel loro Paese per poi arrivare nel cuore del vecchio continente, Parigi. 

“Questa vita occidentale non è poi così male”

La critica è verso la corruzione che dilaga nelle terre occidentali, che acclamano grandi princìpi, tuttavia molto spesso ignorati: un esempio che Montesquieu riporta è l’uso che l’Europa fa delle invenzioni delle arti e delle scienze, simboli di eccellenza e progresso, ma spesso utilizzati per fini di dominio, come le armi da fuoco. I due viaggiatori notano le contraddizioni che affliggono il continente, portatore di grandi ideali, che spesso naufragano in nome di altri interessi. Tuttavia, in quella che sembra una cupa descrizione, non mancano degli spiragli di luce. Per quanto contraddittoria l’Europa possa essere, rimane pur sempre la terra della libertà per eccellenza, nei modi di vita, nel vestire, nelle usanze. Negli occhi di Usbek e Rica sorprende la maggior libertà delle donne rispetto a coloro che vivono nella “dispotica” Asia. Anche in queste settimane spopolano le immagini delle donne afghane costrette a coprire nuovamente il corpo e il viso, dopo aver assaggiato per poco tempo quello che noi consideriamo “libertà”. Anche il protagonista della canzone di Cremonini, alla fine, dichiara che “questa vita occidentale non è poi così male”. 

Sembra quindi crearsi una frattura fra il modo di vivere asiatico e quello europeo, come se fossero due mondi fra i quali non ci può essere comunicazione. Se fosse così, che senso avrebbe parlare di integrazione? 

Fonte: https://unsplash.com/@claybanks

“Io coi mocassini ai piedi faccio miracoli”

Un significato ancora ce l’ha, e per spiegarlo si può parlare del filosofo Michel de Montaigne. Il francese crede che le leggi morali e la coscienza, di una persona, di un Paese o di un popolo, non siano un insieme di valori intangibili ed eterni: semmai, essi sono il frutto del tempo e della storia, sono nati e sono cambiati in base alle condizioni sociali. Le culture non sono bandierine identificative rigide e immutabili, ma proprio perché prodotti della storia, hanno ancora la capacità di confrontarsi e modificarsi. Il terreno comune deve essere quello della libertà (suolo che, oggi, sta velocemente mancando proprio per l’Afghanistan). Per Montaigne si può vivere nel rispetto della diversità altrui, portare il cuore anche in direzioni che sembrano, a prima vista, inconciliabili. É il motivo per cui il protagonista di Kashmir Kashmir si può sentire “figlio di un mujahedinn” e allo stesso tempo “con i mocassini ai piedi fare miracoli”, poiché afferma:

“Voglio girare il mondo, non andarci contro”. 

 

 

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