”L’etica del vanto”: Tik Tok ed Eva Cantarella mettono a nudo la realtà umana

Molto spesso i social mascherano, camuffano, alterano. Altre volte però, a volto scoperto o celato, riescono a mostraci la realtà umana, per quanto questa retrograda e disgustosa possa apparire. 

 

Senza dubbio lo sviluppo e la diffusione dei social ha rivoluzionato e, per certi versi, migliorato le nostre vite. Basti pensare all’importanza giustamente attribuita alle piattaforme digitali durante gli anni della pandemia e dell’isolamento, anni durante i quali i nostri smartphone e computer sono diventati l’unico mezzo di comunicazione con il mondo esterno, l’unico strumento in grado di abbattere le barriere spaziali e farci sentire almeno un pò più vicini.

La bellezza dei social consiste nella sua capacità di aggregazione delle masse che, insieme, riescono a combattere battaglie, affrontare problemi e diffondere gioia ed empatia. Ma purtroppo, come in tutto nella vita, il rovescio della medaglia, il lato oscuro e  negativo di questo mondo digitale, riesce ad oscurare quanto di buono si possa fare e trovare sui social.

Body shaming

Se da una parte i social riescono a far spazio all’interno di un mondo immaginario a chiunque ne abbia voglia, non sempre questo universo si rivela accogliente ed amichevole.

Ma cos’è il body shaming? Per body shaming si intendono una serie di commenti e frasi denigratorie e offensive mirate a giudicare negativamente l’aspetto fisico di un individuo. Per quanto questo fenomeno possa essere riscontato anche nella vita reale, per così dire ”faccia a faccia”, la dose massiccia di body shaming effettuata sui social fa di questo fenomeno una tendenza facilmente assimilabile al cyberbullismo. Il motivo per il quale questo tipo di offese risultano particolarmente diffuse in ambito social appare chiaro ed evidente: sul web le informazioni, i messaggi e i commenti viaggiano in maniera molto veloce ed istantanea, inoltre la possibilità si celare un volto dietro un semplice nickname permette di mantenere un anonimato che protegge  i bulli, facendo di quest’ultimi veri e propri ”leoni da tastiera”.

 

Ma per quanto ogni insulto, discriminazione e offesa possa sembrare esagerata ed intollerabile, non c’è mai fine al peggio.

”Boiler Summer Cup Challenge”

80/90 chili, 1 punto. 90/100 chili, 2 punti. 100/110 chili, 3 punti. 110+, 5 punti.

Sembra impossibile ma i numeri sopra riportati si riferiscono a delle persone, nello specifico a delle ragazze, vittime innocenti di un nuovo agghiacciante trend.

La ”Boiler Summer Cup” è una terribile e disgustosa challenge che nelle ultime settimane si è diffusa a dismisura sui social, in particolare sulla piattaforma di Tik Tok. Questa ”sfida”, che non basta definire idiota, consiste nell’umiliazione e la derisione di ragazze definite, come dal titolo della stesso, ”boiler”,letteralmente dall’inglese ”caldaia”, considerate quindi sovrappeso. L’obiettivo dei partecipanti alla gara è approcciare ragazze formose, più il peso della ragazza in questione aumenta, più il punteggio sale.

Come se non bastasse, tutto ciò viene filmato e pubblicato su Tik Tok, a testimonianza dell’orrenda azione appena compiuta, in modo da poter ottenere più punti possibili e vincere la fantomatica ”coppa”. Momenti ovviamente immortalati senza il consenso della ragazza presa di mira e distribuiti sul web senza alcuna autorizzazione.

Una ”challenge” raccapricciante, da pelle d’oca. L’apoteosi del body shaming, del bullismo, della discriminazione e della misoginia. Azioni compiute senza nessun riguardo verso chi le subisce, senza vergogna e pudore. Il fatto poi che tutto ciò venga reso pubblico e virale non fa che aggravare questi gesti già orrendi, rendendo il dolore di un’umiliazione già devastante, insopportabile.

Ma perché l’uomo ha bisogno di tutto ciò? Forse possiamo trovare una risposta nel passato.

”L’etica del vanto” di Eva Cantarella

Questo tipo di atteggiamenti ricordano, anzi ricalcano, il modo di fare ed agire degli antichi Romani.Di questo argomento parla, in maniera molto suggestiva ed affascinante, Eva Cantarella all’interno del suo saggio ”Dammi mille baci”.

 

Nel particolare vorrei soffermarmi su un paragrafo, un estratto del saggio che mi ha particolarmente colpita, facendomi riflettere su come, nonostante il passare del tempo, certe cose sembrano purtroppo non cambiare mai. Il paragrafo a cui mi riferisco è intitolato ”L’etica del vanto”.

Titolo emblematico usato dall’autrice per descrivere il tipico atteggiamento machista, prepotente ed arrogante che spesso i romani assumevano nell’esposizione pubblica e ostentazione dei propri atti sessuali e non solo. Molto spesso i muri delle città romane divenivano un pò come le nostre bacheche social, utilizzate dai cittadini per esporre le proprie opinioni su qualunque argomento. Ma non erano solo le questioni pubbliche ad essere comunicate attraverso questa via, poiché ai muri delle città romane venivano affidati commenti di ogni tipo, frasi d’amore ed esternazioni d’odio. E, purtroppo, molto spesso, se questi commenti venivano scritti da uomini, possiamo contare su dettagliate descrizioni delle loro gesta amatorie e sessuali.

 

Ma perché rendere tutto ciò pubblico? Perché trattare delle ignare ragazze come oggetti? Perché riprendere il tutto e postarlo? Perché vantarsi di imprese private scrivendole sui muri?

A queste domande Eva Canterella riesce a dare una risposta:

in realtà quel che più interessa loro non è l’aver “fottuto” (futuere è il verbo in assoluto più usato): è il fatto che dei loro veri o presunti exploit sessuali si parli, che gli altri sappiano, che nessuno possa dubitare della loro virilità.

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