All’età di 15 anni Giacomo Leopardi scrive “Storia dell’astronomia”, un trattato storico-scientifico in cui anticipa concetti di astronomia moderna, scopriamo come.

Due autori, Giacomo Leopardi e l’astrofisica Margherita Hack, solo in apparenza fra loro estranei e lontani. Li unisce in realtà la passione per l’astronomia. L’autrice continua il trattato del poeta, unificando il tutto nel libro “Storia dell’astronomia dalle origini ai giorni nostri”
L’idea di scienza e astronomia per Leopardi
“La più sublime, la più nobile tra le scienze è senza dubbio l’Astronomia. L’uomo s’innalza per mezzo di essa come al di sopra di se medesimo…“
Inizia così il trattato di Leopardi, sottolineando la sua ammirazione per l’astronomia. Alla radice di questa convinzione c’era la doppia “funzione” che gli attribuiva. La considerava la prima scienza scoperta dall’uomo, quindi gli dava un grande valore teorico, ma al contempo, afferma il poeta, ha avuto anche una forte utilità pratica. Gli Egizi ne furono i maggiori studiosi e conoscitori proprio perché erano coloro che più ne necessitavano per prevedere le inondazioni del Nilo; senza considerare la navigazione, che non poteva prescindere da tale scienza. Infine una delle tesi fondamentali del testo è l’idea che la scienza nasca dall’errore, e che il progresso della civiltà consista nella scoperta di nuovi errori. La ragione, la consapevolezza, la coscienza occultano le illusioni e gli errori che portano alla felicità.

Analizziamo nel dettaglio il libro di Leopardi
Nell’opera l’autore, poco più che quindicenne, racconta la storia dell’astronomia, una sorta di compendio delle conoscenze sull’argomento fino a quel momento, il 1813. Si suddivide principalmente in 4 capitoli, che vede protagonisti in ordine cronologico Talete, Tolomeo, Galileo, Copernico, ed infine Newton. È bene sottolineare che Leopardi si limita a descrivere fatti, inserendo qualvolta delle proprie idee, non usando né dimostrazioni, né un linguaggio matematico, dunque non si tratta di un trattato scientifico. Le intuizioni sono figlie della dote intuitiva del poeta, corroborata dalla famosa libreria presente a casa dello scrittore, non da studi scientifici. Assodato ciò, notiamo che il poeta nutriva una forte ammirazione per gli scienziati sopracitati, abbracciando completamente il nuovo sistema newtoniano e riconoscendo ad Isaac stesso il merito di aver fatto nascere l’astronomia fisica. Dal rapporto con Galileo traspare ambivalenza, perché se da un lato aderiva alle sue idee e al suo pensiero, dall’altro non condivideva l’importanza che lo scienziato dava allo strumento matematico, reputato necessario per la descrizione dei fenomeni naturali. Leopardi lo considerava invece un linguaggio convenzionale, una verità di ragione e non di fatto, che ben poco aveva a che fare con la variabilità della natura.
Scopriamo come prosegue Margherita Hack
L’astrofisica italiana riprende il filo del discorso interrotto da Leopardi. Lo scienziato moderno “prende per mano” lo studioso di Recanati e, con lui, accompagna noi tutti lungo il percorso inconcluso dell’astronomia. Percorre quasi 2 secoli di progresso scientifico: parte dalla scoperta di Nettuno, proseguendo con lo studio accurato del Sole e del sistema solare. Analizza la struttura interna delle stelle, i concetti di materia ed energia oscura, spiega cosa sono i buchi neri e arriva a parlare di pianeti extrasolari(esopianeti). Si sofferma su argomenti cardine della sua ricerca, come lo stato evolutivo di stelle con caratteristiche particolari, a meno di analisi spettroscopiche da Terra e dai satelliti. La sua opera si conclude con il recente esperimento CERN-Gran Sasso sulle oscillazioni del neutrino.

Intuizioni di Leopardi e punti in comune con Margherita Hack
“…anche quello che chiamiamo “l’universo”, quello che riteniamo sia tutto ciò che esiste, forse è solo uno fra tanti altri universi.”
Così recita la scienziata, sottolineando come il nostro possa non essere l’unico universo esistente. Già qui possiamo notare un punto di contatto con Leopardi, il quale nella prima parte del trattato parla di “infiniti mondi esistenti”, rifacendosi all’idea di universo infinito di Newton. Una diretta conseguenza logica di quanto affermato in precedenza, è l’esistenza di forme di vita aliene, che trova in accordo entrambi gli autori. Hack era convinta che esistessero altre forme di vita nella galassia, ma che per problemi legati alla lontananza con esse, non avremmo mai potuto stabilire un contatto. Di simile veduta era Leopardi, che parlando di infinti mondi esistenti, parla di alta probabilità nell’esistenza di forme di vita. Il giudizio negativo sull’astrologia viene affermato prima da Leopardi e poi dalla scienziata, ritenendo come false credenze, secondo cui le posizioni dei corpi celesti rispetto alla Terra influiscono sugli eventi umani, siano prive di fondamento scientifico. Alla fine dell’opera colpisce la modernità di Leopardi sui temi trattati. Margherita Hack infatti, dà rilievo al pensiero leopardiano, definendolo trasversale alle discipline, avente un atteggiamento critico-costruttivo, tipico di un approccio scientifico.