Il Superuovo

Leopardi e Modugno scrivono e cantano di vivere e mettere da parte l’idea del suicidio

Leopardi e Modugno scrivono e cantano di vivere e mettere da parte l’idea del suicidio

Quello del suicidio è oggi un argomento su cui si spendono molte parole, ma non sono mai abbastanza.

J. E. Millais, “Ophelia”, 1851

Dal latino “sui caedere”, l’estrema pratica autolesionistica colpisce maggiormente chi è affetto da grave depressione o disturbi psicotici, ma esercitano una notevolissima influenza anche fattori economici, delusioni amorose, bullismo, mobbing e molti altri elementi ambientali o socio-culturali.

LEOPARDI? PESSIMISTA SI’ MA ANCHE ESTREMAMENTE CORAGGIOSO

Tra i più celebri filosofi e poeti che formularono tesi sulla questione del suicidio una posizione di rilevanza è da attribuire al grande Giacomo Leopardi, da tutti conosciuto come il più grande pessimista della storia della letteratura italiana. Tuttavia, il giovane Leopardi è stato un insuperabile esempio di tenacia, forza d’animo e, soprattutto, coraggio. Le primissime speculazioni sull’argomento risalgono al 1821-1822 con le “Canzoni del suicidio”: “Bruto minore” e “L’ultimo canto di Saffo”, la prima tratta di un suicidio civile, la seconda di un suicidio esistenziale. Nel “Bruto minore”, il protagonista, Bruto, ispiratore della congiura verso Giulio Cesare, viene deluso dai valori repubblicani e travolto dall’avverso destino: è così che egli nega la “stolta virtù” fino ad allora perseguita; la sua disillusione e delusione verso un mondo solo apparentemente giusto, verso Dei indifferenti ed una sorte che non si cura dell’uomo, trovano pace solo nella spada che va ora a dilaniare le carni del giovane. Ne “L’ultimo canto di Saffo” invece il conflitto si instaura tra la giovane poetessa greca ed un’idilliaca natura che non rispecchia il suo animo triste e sconsolato che, infine, che trova la morte gettandosi da un dirupo. Leopardi è autore di versi immortali in cui esprime tutto il suo sconforto verso una natura malvagia che lo ha costretto alla vita “Se la vita è sventura, perché noi viviamo?”, “E’ funesto a chi nasce il dì natale”, sembra qui essere ripreso dai versi di De André che si chiede “soprattutto chi e perché mi ha messo al mondo, dove vivo la mia morte con un anticipo tremendo?”. Quella del suicidio, per Leopardi, sembra la scelta più naturale, più giusta, nonché l’unico modo per porre fine a quel tormento interiore che lo strugge; tuttavia questa visione viene poi rovesciata nelle “Operette morali”: nel “Dialogo tra Plotino e Porfirio” si dice che “colui che si uccide da se stesso, non ha cura né pensiero alcuno degli altri” ma ha in mente solo il suo dolore. Il coraggio e la forza di Leopardi si trovano proprio nell’aver accettato quella condizione per lui così odiosa, la vita, anche quando la sua sofferenza era massima, ed aver sollecitato l’umanità a farsi forza proprio tramite quella “social catena” che ci vede uniti contro la brutalità del mondo.

“QUANDO CON LA PIETRA AL COLLO GUARDI GIU’, VOLTATI INDIETRO”

Nel 1968 Domenico Modugno faceva ascoltare per la prima volta quello che sarà poi destinato a divenire uno dei suoi più celebri pezzi: “Meraviglioso”, il racconto di un tentato suicidio. La canzone non venne capita e fu rivalutata solo negli anni successivi, al Festival di Sanremo venne scartata: probabilmente anche per il fatto che la canzone narra di un tentato suicidio e non sembrava opportuno presentarla al Festival l’anno successivo al suicidio di Luigi Tenco. La canzone racconta la vicenda di un uomo che, di notte, è prossimo ad annegarsi in un fiume ma “un angelo vestito da passante” lo salva, allontanandolo, e sollecitandolo a pensare a quanto il mondo sia meraviglioso: “tu dici non ho niente, ti sembra niente il sole? Guarda che ti hanno fatto, ti hanno inventato il mare!” si dice perfino che “il tuo dolore un giorno potrà guarire”, tanto che l’uomo, anche quando la notte è finita, sente ancora il sapore della vita. La vicenda è probabilmente ispirata al film di Frank Capra, “La vita è meravigliosa” (1946). Non sempre è facile trovare il meraviglioso, citando Cristicchi in “Ti regalerò una rosa”: “E giorno e notte si assomigliano nella poca luce che trafigge i vetri opachi, me la faccio ancora sotto perché ho paura, questa è malattia mentale e non esiste cura”.

L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE NELLA PREVENZIONE DEI SUICIDI

Concludiamo con una curiosità: quando si parla di suicidi fortissima è la capacità emulativa: è risaputo che, già nell’Ottocento, iniziò a manifestarsi il cosiddetto effetto Werther: in seguito alla pubblicazione de “I dolori del giovane Werther” si verificò un forte incremento di suicidi a catena. Motivo per cui l’OMS ha imposto una comunicazione di massa molto più sottile nel parlare di suicidi. L’effetto Werther si contrappone all’effetto Papageno, dove la notizia di una persona che rinuncia al suicidio provoca un’emulazione positiva anche negli altri, portandoli a scegliere la vita anziché la morte. Ma se, invece, hai deciso di non voler più stare dentro il gregge dell’umanità ed hai la pietra al collo mentre guardi giù, voltati indietro, perché la vita ti sta chiedendo il bis.

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