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L’empatia dal punto di vista neuropsicologico: comprendiamo i fenomeni sottostanti attraverso il film “Quasi amici”

L’empatia dal punto di vista neuropsicologico: comprendiamo i fenomeni sottostanti attraverso il film “Quasi amici”

Una definizione piuttosto riconosciuta di Empatia è “esperienza di condivisione emotiva vicaria che mantiene comunque un distacco dall’altro”

Nella storia della psicologia, l’empatia è stata nominata in molte maniere:

Freud la chiamava “identificazione isterica”, Lipps la definiva “sentire dentro”.

Ma mentre il concetto di empatia nasce come esperienza emozionale, alcuni autori dividono l’empatia cognitiva dall’empatia affettiva.

Empatia cognitiva ed empatia affettiva

L’empatia cognitiva è la capacità di assumere, per mezzo dell’immaginazione, il ruolo dell’altra persona, capirne e predirne accuratamente i pensieri, le emozioni e le azioni.

L’empatia affettiva, invece, è la risposta emotiva vicaria (sostitutiva) alla percezione dell’esperienza emotiva altrui.

Le componenti del processo di empatia affettiva sono:

  • riconoscimento dell’emozione dell’altro (in termini emotivi, non cognitivi)
  • attivazione di un’emozione consonante o simile (non per forza la stessa)
  • capacità di distinzione tra sé e l’altro
  • disponibilità a condividere l’emozione
  • messa in atto di una risposta empatica

Fasi dello sviluppo dal punto di vista neuropsicologico

Un sentimenti tipico del bambino è il contagio emotivo: questo si definisce come “l’incapacità di distinguere la propria emozione da quella dell’altro”.

Un esempio tipico è quando un bambino inizia a piangere e tutti gli altri bambini presenti piangono di conseguenza. Questo ci fa capire che il contagio emotivo è involontario e immediato perchè non c’è la capacità di distinguere sé dall’altro. Non vi è appunto mediazione cognitiva: l’esperienza è condivisa non in modo vicario ma diretto.

L’empatia, invece, si sviluppa con la crescita del bambino, passando da forme immature di empatia ad una formta più adulta e completa. Difatti, la capacità empatica in sè è una capacità profondamente adulta, ovvero è necessario il superamento di molti step dello sviluppo per possederne le capacità.

Superata la fase del contagio emotivo, dopo un anno (più o meno) il bambino comincia a sviluppare l’empatia parallela o empatia fondata sull’evento. Questa si osserva quando, di fronte a un evento, il bambino attribuisce all’altro quelle che sarebbero le proprie emozioni (ad esempio vede che il fratello cade e di conseguenza inizia a piangere).

Se vogliamo scomodare Freud, questo meccanismo, da adulti, è un tipico meccanismo di difesa noto come proiezione.

Il bambino non riesce a prendere le distanze dalla situazione, ma ne è coinvolto pienamente al punto di viverla come reale. Questi non riesce a differenziare chiaramente il proprio vissuto da quello del soggetto che sta osservando (empatia egocentrica).

Verso i 3/4 anni il bambino comincia a distinguersi dall’altro e sviluppa l’empatia partecipatoria. Questa lo porta a focalizzarsi sulla persona anziché l’evento. Diventa chiaro che l’emozione condivisa è l’emozione dell’altro e non la propria (perspective taking). Questo tipo di capacità empatica è quello caratteristico anche nell’adulto.

Dunque, lo sviluppo della risposta emozionale empatica, è associato a uno sviluppo di tipo cognitivo.

Misurazione dell’empatia

Dal punto di vista del costrutto dell’empatia, in Italia è stata validata dalla prof. Meneghini e dal prof. Sartori la scala BEES: questa ha il vantaggio di considerare sia la valenza positiva dell’empatia ma soprattutto la sua valenza negativa.

Sì perchè, contrariamente a quanto divulgato da alcuni cialtroni della psicologia, l’empatia è uno strumento che, potenzialmente, può essere dannoso alla psiche delle persone, specie per quelle che non riescono a dissociarsi dal contagio emotivo e di conseguenza si assumono costantemente responsabilità, basandosi sulle emotività altrui, di eventi che direttamente non li riguardano affatto.

La scala più diffusa attualmente è l’Interpersonal Reactivity Index (IRI), che permette di evidenziarne 4 possibili fattori:

  • Fantasy-empathy: misura la propensione ad identificarsi con i personaggi fittizi della letteratura, del cinema o del teatro; (aspetto cognitivo)
  • Perspective taking: valuta la capacità di adottare il punto di vista altrui; (aspetto cognitivo)
  • Empathic concern: analizza la tendenza dei soggetti a provare compassione, preoccupazione e calore nei confronti di altre persone che vivono esperienze spiacevoli; (aspetto emozionale)
  • Personal distress: valuta casi in cui l’essere spettatore di esperienze spiacevoli altrui provoca un senso di sconforto e ansia; (aspetto emozionale)

Apprendimento dell’empatia

Mentre per persone con carenze empatiche è possibile insegnare come provare empatia cognitiva, per quanto riguarda l’empatia emozionale sembra molto complesso portare persone con scarsa empatia ad avere miglioramenti in merito. Questo è stato studiato attraverso studi specifici sulla plasticità sinaptica.

A livello cognitivo, tanto più si entra nel pensiero dell’altro, tanto più è semplice l’apprendimento: lo studio di un autore o di una situazione, per esempio, con l’aggiunta di una componente empatica ne facilita il consolidamento.

Disturbi specifici dell’empatia

Se avete presente il famoso caso di Phineas Gage, le lesioni frontali mediali portano una difficoltà a riconoscere le emozioni nell’altro e di provare l’empatia.

Altre situazioni cliniche, come nelle prime fasi di deterioramento, possono portare a dei disturbi specifici nelle relazioni o interazioni sociali e in alcune componenti dell’empatia.

Nelle demenze fronto-temporali sono presenti 2 varianti:

  • una forma di deterioramento cognitivo che si manifesta attraverso il linguaggio (anomie, parafasie fonemiche e semantiche, etc.)
  • e una di tipo comportamentale (irascibilità, poca disponibilità a capire gli altri, egocentrismo).

In entrambi i casi ci possono essere effetti diretti sulla capacità empatica del soggetto coinvolto.

Nello studio Behavioral and neural correlates of visual emotion discrimination and empathy in mild cognitive impairment ad esempio, vengono analizzati pazienti con disturbi cognitivi lievi. Questi, in alcuni casi, evolvono in demenza e talvolta sviluppano disturbi comportamentali. I pazienti che soffrono di questi disturbi hanno difficoltà nel riconoscimento delle emozioni altrui, e cadono in particolare nella perspective taking, ovvero la capacità di assumere cognitivamente la prospettiva degli altri. Spesso, inoltre, i pazienti non sono consapevoli del disturbo, e questo incide sulla qualità della vita sociale e familiare.

Anche lesioni alle cortecce somatosensoriali destre compromettono la valutazione dello stato emotivo altrui in base alla visione del viso.

Sembra quindi che per riconoscere gli stati emozionali altrui sia necessaria l’integrità delle strutture adibite all’elaborazione del proprio corpo. Durante il riconoscimento dell’espressione facciale di un’emozione sarebbe attivato un meccanismo di simulazione interna della stessa che farebbe uso della rappresentazioni somatosensoriali associate a tale espressione.

Un esempio nel cinema

Questo ci rimanda al film Quasi Amici (Intouchables)

Philippe (François Cluzet) è un ricco tetraplegico in cerca di un badante. Driss (Omar Sy) viene assunto all’inizio del film e tra loro nasce una splendida amicizia. La capacità empatica mostrata da Driss è indiscutibilmente legata alla sua salute psico-fisica. Questo lo si nota bene negli studi sulla capacità empatica di soggetti con menomazioni fisiche (come Philippe, per esempio): persone che non possiedono più l’arto destro, per esempio, hanno grossa difficoltà ad immaginare esperienze percettive all’arto destro delle persoen normodotate.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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