L’elisir della vita eterna è il peperoncino. Ecco la sostanza che rende possibile questo.

Che il peperoncino faccia bene alla salute è una voce popolare che si sente ormai da anni, ma oggi diventa verità scientifica. Come questo fenomeno è possibile? Le risposte degli scienziati.

Peperoncino. (Dieta Doc)

Chi ha avuto la fortuna di pranzare di tanto in tanto con i propri nonni, si sarà sicuramente sentito consigliare di mangiare il peperoncino, perché fa bene alla salute. La grande notizia è che oggi ne abbiamo l’ufficialità: non si tratta più di una ‘semplice’ convinzione popolare basata sull’esperienza, è, da oggi, una certezza scientifica. La prima, quanto meno, arrivata su un campione di popolazione mediterranea. Si tratta di una ricerca tutta italiana, svolta dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia), dall’Istituto Superiore di Sanità, l’Università dell’Insubria di Varese e dal Cardiocentro Mediterranea di Napoli. I risultati, riportati da Galileonet.it, dicono che su un campione di quasi 23 mila individui, chi tra di loro consuma peperoncino almeno 4 volte a settimana, ha un rischio di mortalità generale inferiore del 23%. Se si restringono le cause di morte ai problemi cerebrovascolari (ictus e infarti) poi, il rischio si riduce addirittura del 60%.

Il team di ricerca. (Seitorri)

Gli alcaloidi

Ma a cosa è dovuto questo effetto benefico del peperoncino? A questo proposito gli scienziati non hanno ancora una risposta certa, e gli studi sono ancora in corso, ma sono state avanzate ipotesi che con molta probabilità corrispondono a verità: in particolare, ci si è concentrati su un composto chimico presente nel peperoncino (e in tutte le piante del genere Capsicum, di cui fa anche parte, ad esempio, il peperone). Questo composto si chiama capsaicina ed è un alcaloide, alla quale famiglia appartengono anche, per fare degli esempi, la morfina, la caffeina e la nicotina. Si tratta di sostanze, tipiche del regno vegetale, che le piante usano a scopo autodifensivo, e sono dunque tossiche. È infatti risaputo che morfina, caffeina e nicotina, se assunte in determinate dosi, non portano a nulla di buono. Ma, proprio come la morfina, la caffeina, e la nicotina, se assunto in piccole dosi, un alcaloide può spesso avere effetti curativi e farmacologici.

Vari appartamenti al genere Capsicum, tra cui il peperoncino.

La capsaicina

Analizzando il caso particolare della capsaicina, trattandosi come abbiamo detto di una sostanza a scopo autodifensivo, uno dei suoi effetti è quello di portare a irritazioni di occhi, pelle e mucose interne, ma se preso con le giuste dosi può funzionare da antidolorifico. Questo avviene perché la capsaicina interferisce con i nervi sensoriali cutanei e, secondo alcuni studi, porta alla deplezione (ovvero alla diminuzione di concentrazione nell’organismo) di un polipeptide (cioè una catena di amminoacidi), riconosciuto come Sostanza P. La Sostanza P è un neurotrasmettitore responsabile del dolore e del vomito: diminuendone la sua concentrazione, la capsaicina non fa altro che ridurre il dolore che in quel momento stiamo sentendo.

Struttura della capsaicina. (Amolachimica.it)

Gli effetti della capsaicina nel peperoncino

Ma, per tornare al peperoncino, come agisce positivamente in questo caso la capsaicina? A questo, purtroppo, gli scienziati non hanno ancora saputo rispondere, e sono in corso diversi studi. Ciò che però oggi è abbastanza certo è che, facendo le stesse indagini sostituendo al peperoncino il peperone dolce, contenente capsaicina in minor quantità, i risultati sono ben diversi, e non si ottiene una diminuzione del rischio di mortalità così netta. Da qui, quindi, la conclusione che in qualche modo la capsaicina c’entri. Probabilmente, dicono i ricercatori, non è però l’unica sostanza del peperoncino ad avere effetti positivi sul cuore. Ad essa potrebbero affiancarsi altre importanti sostanze come i carotenoidi e i flavonoidi. I consigli degli scienziati, dunque, sono di mangiare il peperoncino, anche diverse volte a settimana (nelle ricerche gli effetti benefici erano minori per frequenze minori di consumazione dell’alimento), ma senza mai esagerare: in particolare, si sconsiglia di arrivare a consumarlo ogni giorno. A tal proposito ci teniamo a ricordare che, come detto in precedenza, la capsaicina è una sostanza tossica, esattamente come gli altri alcaloidi, e che se presa in determinate dosi può portare a conseguenze tragiche. In particolare, secondo gli studi di T. Glinsukon nel 1980, le dosi tossiche di capsaicina ammontano a 0,56 mg/kg di peso per endovena, a 47,2 mg/kg di peso per via orale e a 512 mg/kg di peso per uso topico. Tuttavia, si tratta di quantità abbastanza elevate: una persona di 70 kg, dovrebbe ingerire 13 g di capsaicina pura. Ci tenevamo soltanto a raccomandarvi, come per ogni cosa, di non esagerare.

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