L’Antitrust ai tempi di Google e Amazon: le vecchie autorità nel nuovo mondo

Dopo Facebook anche Amazon e Google finiscono nel mirino delle autorità USA, quale è stata l’efficacia dell’antitrust tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo?

C’era una volta, nel lontano 2007, Yahoo e Nokia, la prima dominava il mercato della lead generation e l’altra quello dei mobile device.

La commissaria dell’Antitrust europeo Margrethe Vestager.

Il mercato tecnologico alla vigilia degli anni ‘20

Poi vennero Apple e Google e in pochi mesi sovvertirono la situazione, intanto tutti si iscrissero a Facebook, e tutti cominciarono a fare acquisti online su Amazon.

Dal 2010 a qualche mese fa il mercato tecnologico è stato retto dai grandi cinque: Apple, Amazon, Facebook, Google e Microsoft.

Troppi galli in un solo, enorme, pollaio globale. E infatti negli ultimi mesi, proprio come in una gara di ciclismo, qualcuno sta cedendo il passo e il gruppo si sta allungando:

Microsoft, che ha sempre avuto un posto privilegiato in quanto il sistema operativo più utilizzato al mondo portava il suo marchio, non è riuscita a sviluppare un analoga egemonia sui sistemi operativi per smartphone, non che non ci abbia provato, ma alla fine ha vinto Android (by Google); certo la sua Xbox rimane un must di settore, ma sarà la stessa cosa quando a novembre 2019 sarà lanciata Google Stadia?

In sofferenza è anche Apple, in quando il mercato degli smarphone è saturo, certo, il 2020 porterà con se il 5G, e il mercato dei beni complementari resta una realtà florida, ma il core business della società fondata da Steave Jobs non sembra essere così rampante.

Apple AirPods

Amazon, Facebook e Google invece non sembrano rallentare.

Il business del XXI secolo

come mai queste Aziende vincono? La risposta è composta da due sillabe: dati.

Chi dispone di più dati vince, visto che, un’azienda più dati ha più sarà in grado di offrire un servizio migliore. Potrà costruire il prodotto su misura per la sua audience, personalizzarlo e migliorare l’esperienza di consumo.

Tale meccanismo, se utilizzato in maniera socialmente sostenibile, potrebbe essere una manna: senza spingerci a fare ipotesi fantascientifiche possiamo dire che i dati ci aiuteranno, nei prossimi decenni, a implementare algoritmi sempre più adatti alle esigenze umane.

Il rischio è però quello di aumentare la forbice della disparità sociale, concentrare troppi dati nelle mani di poche persone equivale a escludere tutti gli altri giocatori dal mercato.

Una possibile soluzione (della quale certamente i colossi non saranno contenti) a questo problema potrebbe essere la crittografia dei dati, la struttura per applicarla esiste (si chiama Blockchain) ma ovviamente le grandi aziende non hanno interesse ad utilizzarla e siamo lontani da un accordo globale.

Blockchain

Nel mirino dell’antitrust Americano

ad onor del vero il vantaggio del possedere i dati non è una novità del ventunesimo secolo, già nel secolo scorso le aziende che dominavano il mercato si assicuravano una continuità grazie alla detenzione dei dati dei loro clienti.

Proprio per questo, già dagli anni ottanta del ‘900, le varie autorità antitrust dei singoli paesi hanno ridefinito la loro politica: tradizionalmente l’antitrust è quell’organo che fa sì che la concorrenza resti “libera” e che non si creino oligopoli di fatto tramite accordi tra due aziende leader. Un esempio di questa attività tradizionale l’abbiamo vista a inizio 2019, quando Apple e Samsung furono multate per Obsolescenza. Con l’avvento dei Big Data è chiaro che una concorrenza pulita non può che non passare per la corretta gestione di questi.

Così, dopo Facebook, già sotto il vaglio delle autorità statunitensi dai tempi di Cambridge Analytica, in questi giorni, si sono andate ad aggiungere all’elenco degli indagati anche Google e Amazon.

Gli States sembrano aver preso molto sul serio il controllo delle grandi multinazionali, la speranza è che lo facciano per amore della società più che per amore della concorrenza!

Fabio Cirillo

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