Le sanzioni imposte da Donald Trump ostacolano il lavoro della Corte penale internazionale

Le indagini del Tribunale dell’Aja hanno lo scopo di punire i crimini internazionali, ma questa funzione è stata vista come una minaccia dagli Stati Uniti

Un podio davanti a una fila di bandiere americane

Non tutti i Paesi si allineano alla politica ostile di Trump attraverso una dichiarazione che sostiene la Corte penale, nella quale però non è presente l’Italia

Le sanzioni

Non è trascorso neanche un mese dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, ma il Presidente si è già reso protagonista di decisioni che potrebbero avere gravi ripercussioni a livello degli equilibri globali, tra queste l’imposizione di sanzioni alla Corte Penale internazionale (Cpi). Gli USA accusano la Corte di “aver intrapreso azioni illegali e infondate contro l’America e il nostro stretto alleato Israele”, dichiarazione che sembra richiamare i mandati di arresto internazionali per crimini di guerra e crimini contro l’umanità da parte del Tribunale dell’Aja per il premier israeliano Netanyahu e l’ex ministro della difesa Gallant. I provvedimenti e le dichiarazioni di Trump che fanno apparire la Cpi come una minaccia per la sicurezza internazionale o un’organizzazione scandalosa e corrotta, potrebbero ostacolare le indagini della Corte contro Mosca riguardanti il conflitto in Ucraina.

La Corte penale

Nata nel 1998 dallo Statuto di Roma, la Corte Penale internazionale è un tribunale internazionale permanente, la cui funzione principale è quella di sottrarre all’impunità individui che hanno commesso crimini internazionali, come il genocidio, la schiavitù, la deportazione, l’uso di armi chimiche, i bombardamenti, ripudiati dalla coscienza collettiva e considerati imprescrittibili. Secondo la giurisdizione complementare la Corte può intervenire solamente nel momento in cui lo Stato interessato non è in grado di condurre le indagini sul caso e per gli Stati che non hanno aderito allo Statuto l’azione della Corte è subordinata al loro consenso, tranne se il caso è sottoposto alla Corte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il ruolo politico che un individuo ricopre non è un ostacolo all’esercizio della competenza della Corte, infatti, per il principio di irrilevanza, i mandati di arresto possono essere rivolti anche a Capi di Stato.

Le conseguenze delle sanzioni

L’atteggiamento ostile del Presidente americano non trova però sostegno da tutti i Paesi: infatti a fare scudo alla Corte penale sono stati 79 membri dell’Onu firmando una dichiarazione congiunta a sostegno dell’ “indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi”, affermando che le sanzioni di Trump “aumentano il rischio di impunità per i crimini più gravi e minacciano di erodere lo Stato del diritto internazionale…”. Tra i firmatari non compare però l’Italia. Il fatto che il caso Al masri sia stato oggetto d’indagine della Corte penale è stato uno dei motivi per cui il Presidente del consiglio Meloni ha deciso di allinearsi con posizioni che come quella  di Netanyahu, di Orban e soprattutto di Donald Trump, anche a costo di isolarsi dal resto dell’Europa conservando l’alleanza con il tycoon. Le opposizioni invece sono d’accordo con il dire che questa scelta del governo danneggia gravemente l’immagine dell’Italia a livello internazionale, schierandosi con chi non riconosce la legittimità del diritto internazionale forse non tanto per convinzione, quanto per opportunismo. 

 

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