Le parole del Papa sull'”utero in affitto” contribuiscono all’invisibilizzazione delle famiglie omogenitoriali italiane

La pratica della maternità surrogata, comunemente nota come “utero in affitto”, suscita numerose polemiche nell’opinione pubblica.  

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Qualche giorno fa è arrivato l’ennesimo attacco nei confronti della maternità surrogata, questa volta da parte del Papa, che ha affermato che “la dignità dell’uomo e della donna è minacciata anche dalla pratica inumana e sempre più diffusa dell’utero in affitto, in cui le donne, quasi sempre povere, sono sfruttate, e i bambini sono trattati come merce“. Recentemente, frasi simili erano già state pronunciate dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e dal ministro di Forza Italia Mara Carfagna. Queste ultime hanno presentato una proposta di legge, votata compattamente dal centrodestra e adottata in commissione Giustizia della Camera, al fine di perseguire la gestazione per altri come reato, anche quando il fatto è commesso all’estero. Questo provvedimento, se dovesse passare anche al Senato, andrebbe a limitare ulteriormente i diritti delle persone lgbtq+, colpendo in particolare i bambini nati in contesti omogenitoriali.

LA SITUAZIONE DEI DIRITTI LGBTQ+ IN ITALIA

Negli ultimi anni, la condizione delle persone LGBTI in Italia non ha conosciuto nessun miglioramento di rilievo; anzi, si sono intensificati gli attacchi verbali e fisici di carattere omofobico. Purtroppo, questo clima di intolleranza non ha trovato una condanna unanime e diversi esponenti politici hanno adottato un atteggiamento ambiguo per quanto riguarda le tutele nei confronti delle persone omosessuali e transessuali.

Questa situazione viene oggettivamente aggravata dalla mancanza di un’adeguata legislazione in materia di discriminazione omofobica, che aggiunga l’aggravante dell’omofobia e della transfobia alla legge Mancino, che già persegue i reati di natura razziale o religiosa.

Secondo il report International Lesbian and Gay Association (Ilga) Europe 2020, fra discriminazioni e nuovi diritti, l’Italia si classifica 35esima sui 49 paesi europei presi in considerazione in merito ai diritti delle persone lgbtqia+. L’Ilga ha invitato l’Italia a tutelare maggiormente i bambini intersex, legalizzare l’adozione da parte di coppie omosessuali e implementare una legge contro l’omobitransfobia.

Nel 2016 è stato approvato il ddl Cirinnà, ovvero la legge che regola le “unioni civili tra persone dello stesso sesso” e le convivenze di fatto; tuttavia, mentre in sedici paesi europei il matrimonio e l’unione civile godono degli stessi diritti e comportano gli stessi doveri, in Italia i due istituti non sono completamente sovrapponibili. L’unione civile non prevede il dovere di fedeltà tra coniugi e può essere disciolta attraverso il divorzio diretto, senza passare per la separazione personale.

L’arretratezza dell’Italia in materia di diritti civili è in gran parte dovuta allo sfondo religioso cristiano-cattolico del Paese: in base ai dati del Rapporto Italia 2019 dell’Eurispes il 49.3% degli italiani ha fiducia nella Chiesa cattolica. “Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” ha dichiarato Papa Francesco nel 2016 in merito alla possibilità di adozione da parte di coppie arcobaleno.  La legge Cirinnà, parallelamente, non consente alle coppie lgbt l’adozione di un minore, specchio dell’opinione pubblica italiana; infatti, secondo il medesimo rapporto di Eurispes, solo il 31,3% dei cittadini si dice favorevole. Tuttavia, la sentenza della Corte di Cassazione del 26 giugno 2019, che permette l’adozione da parte di persone single, facilita la creazione di famiglie arcobaleno.

La “stepchild adoption“, ovvero l’adozione del figlio del partner, rimane un istituto accessibile solo alle coppie eterosessuali. Nelle famiglie omogenitoriali solo il genitore celibe, il cui minore è nato all’estero tramite maternità surrogata o fecondazione in vitro, ha diritti legali su di lui/lei. Il partner non ne è formalmente legato. Tuttavia, la sentenza dell’11 luglio 2020 del tribunale per i Minorenni di Bologna, ha dato il via a una serie di riconoscimenti di “stepchild adoption” per coppie omosessuali.

La possibilità di cambiare sesso in Italia è stata introdotta con la legge 164 del 1982. La legge consentiva la transizione legale nel caso in cui l’intervento chirurgico fosse già stato permesso dal Tribunale e completato. In questo modo, si teneva in considerazione solo l’approccio medico e non l’identità personale a prescindere dall’aspetto fisico.

Il decreto legislativo 150 del 2011 ha eliminato l’obbligatorietà dell’intervento chirurgico, lasciando però una grande ambiguità sulla procedura legale del cambio di sesso. È con due sentenze della Corte di Cassazione nel 2015 che le persone possiedono una vera libertà sul proprio corpo e sulla propria identità. “L’imposizione di un determinato trattamento medico” viene condannato come “grave ed inammissibile limitazione del diritto all’identità di genere”. Sta quindi all’individuo, non al Tribunale, decidere se ricorrere all’intervento chirurgico per il cambio di sesso o meno.

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LA MATERNITA’ SURROGATA NEL MONDO

La maternità surrogata è il caso in cui una donna rimane incinta con l’intenzione di cedere il bambino a qualcun altro dopo il parto. In genere, la donna porta in grembo il bambino per conto di una coppia o di un genitore che non riesce a concepire un figlio da sé: si tratta dei cosiddetti “genitori intenzionali”.

Esistono due forme di maternità surrogata. Nella maternità surrogata tradizionale si utilizza l’ovulo della madre surrogata, che diventa così la madre genetica. Nella maternità surrogata gestazionale, invece, l’ovulo è fornito dalla madre designata o da un donatore. L’ovulo viene fecondato attraverso la fecondazione in vitro (FIV) e poi inserito nella madre surrogata.

Paesi come Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo e Bulgaria vietano qualsiasi forma di maternità surrogata. In paesi come il Regno Unito, l’Irlanda, la Danimarca e il Belgio, la maternità surrogata è consentita quando la madre surrogata non viene pagata o viene pagata solo per le spese ragionevoli. È vietato pagare un compenso alla madre (la cosiddetta maternità surrogata commerciale).

La maternità surrogata commerciale è legale in alcuni Stati degli USA e in paesi come India, Russia e Ucraina. Le persone che desiderano diventare genitori possono recarsi all’estero se il loro Paese non consente la maternità surrogata o se non riescono a trovare una madre surrogata. Tuttavia, anche in questo caso, le leggi possono variare: ad esempio, alcuni Stati australiani hanno criminalizzato la possibilità di recarsi in un altro Paese per la maternità surrogata commerciale, mentre altri la consentono.

Dove vanno i genitori o il genitore intenzionale per affrontare la pratica della gestazione per altri? Secondo gli esperti, i Paesi più gettonati dai genitori per gli accordi di maternità surrogata sono gli Stati Uniti, l’India, la Thailandia, l’Ucraina e la Russia. Anche il Messico, il Nepal, la Polonia e la Georgia sono tra i paesi descritti come possibilità di accordi di maternità surrogata. I costi variano notevolmente da Paese a Paese e dipendono anche dal numero di cicli di fecondazione in vitro necessari e dall’eventuale necessità di un’assicurazione sanitaria.

Families Through Surrogacy, un’organizzazione internazionale no-profit per la maternità surrogata, ha stimato i costi medi approssimativi nei diversi Paesi:

STATI UNITI – 100.000 DOLLARI
India – 47.350 dollari
Thailandia – 52.000 dollari
Ucraina – 49.950 dollari
Georgia – 49.950 dollari
Messico – 45.000 dollari
Ci sono poche statistiche sul numero di bambini nati da accordi di maternità surrogata, poiché molti Paesi non lo registrano formalmente.

Nicola Scott, avvocato dello studio legale britannico Natalie Gamble Associates, afferma che circa il 25% dei clienti del suo studio si rivolge agli Stati Uniti, spesso perché li ritiene più sicuri.

“Gli Stati Uniti hanno una storia molto lunga di maternità surrogata. Uno dei motivi è che i genitori sanno che ci sono strutture consolidate in molti Stati, in particolare in California, e che quindi la scelta di andare lì è sicura”.

“Le persone che scelgono altre destinazioni tendono a farlo perché una maternità surrogata in quel Paese costa in genere molto meno che negli Stati Uniti”.

In molti Paesi, “la maternità surrogata non è illegale, ma non c’è una struttura che la sostenga”, afferma la signora Scott.

In Thailandia, ad esempio, non esistono norme chiare sulla maternità surrogata. Tuttavia, è stata elaborata una legislazione per regolamentare la maternità surrogata e le autorità ora dicono che le madri surrogate devono essere consanguinee dei genitori previsti. Analogamente, l’India sta prendendo in considerazione una legislazione che potrebbe “limitare in modo massiccio la maternità surrogata”, afferma la signora Scott, e “chiuderà la porta ai single e alle coppie gay”.

MATERNITA’ SURROGATA: I PARERI DEI FAVOREVOLI E DEI DETRATTORI DI QUESTA PRATICA

Le persone favorevoli a questa pratica sostengono che abbia una serie di benefici, tra cui:

  1. realizzare il sogno di formare una famiglia: la maternità surrogata offre a coppie e individui l’opportunità di creare una famiglia, indipendentemente dal fatto che stiano lottando contro l’infertilità o che non riescano a concepire da soli;
  2. accesso all’esperienza dell’agenzia: quando lavorano con un’agenzia come Worldwide Surrogacy, i genitori intenzionali hanno accesso a professionisti competenti ed esperti di costruzione della famiglia che li guidano in ogni fase del percorso;
  3. tassi di successo della gravidanza sempre più elevati: i tassi di successo delle gravidanze sono elevati e in continuo miglioramento grazie ai continui progressi della tecnologia medica;
  4. processi completi di screening delle surrogate: ogni surrogata gestazionale viene sottoposta a uno screening approfondito durante il processo per garantire che vengano scelte solo le candidate più qualificate;
  5. lavorare con un team affidabile per guidarvi: lavorare con il team giusto allevia qualsiasi timore riguardo al processo di maternità surrogata e fornisce fiducia nel viaggio.

I detrattori della gestazione per altri sostengono che questa pratica approfitti di una situazione finanziaria precaria della futura gestante e che, quindi, coloro che vorrebbero diventare genitori sfrutterebbero senza pietà una donna in difficoltà. Altre argomentazioni a cui i contrari si appellano sono il fatto che il bambino sarebbe concepito come una “merce” di scambio, perdendo il suo “diritto naturale ad avere un padre e una madre”. In quest’ottica i genitori intenzionali (coppia dello stesso sesso) vengono visti da coloro che osteggiano la pratica come egoisti, in quanto “forzano le leggi di natura”, che non permetterebbero loro di avere figli biologicamente. La maggior parte delle argomentazioni che hanno l’obiettivo di contrastare questa pratica trattano l’argomento come se riguardasse quasi esclusivamente le coppie omosessuali, quando la realtà dei fatti è che l’80-90% di coloro che ricorrono alla maternità surrogata sono coppie eterosessuali in cui sono presenti problemi di fertilità o impossibilità fisica da parte della madre nel portare avanti la gravidanza.

 

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