Il Superuovo

Le fiabe, tra intrattenimento e valore pedagogico

Le fiabe, tra intrattenimento e valore pedagogico

Ognuno di noi da bambino si è sentito raccontare più e più volte delle fiabe prima di andare a dormire, ognuno di noi ha sognato almeno una volta di essere al posto del’eroe di turno e vivere in prima persona quelle storie piene di magia che tanto lo incantavano. Storie a cui, crescendo, abbiamo smesso di prestare attenzione, rivolgendoci magari a letture più adulte e impegnate, ignari del significato profondo e nascosto di quelle che abbiamo sempre valutato come “semplici fiabe della buonanotte“. Eppure il loro valore è immenso, molto più grande di quello che eravamo in grado di percepire da piccoli: leggendo delle fiabe, possiamo sentire le voci dei nostri antenati che le tramandavano, arricchendole di nuovi particolari in ogni generazione, trasmettendo con esse le loro conoscenze e le loro credenze.

Molteplici erano le funzioni delle fiabe nel passato, prima tra tutte ovviamente quella di intrattenere. Ma, contrariamente all’epoca moderna, l’uditorio non era composto soltanto da bambini, anzi erano principalmente gli adulti i destinatari di queste storie. Erano le donne a raccontare queste storie, per questo i narratori sono quasi sempre di sesso femminile, principalmente durante la filatura e altri lavori domestici più leggeri, intrattenendosi l’un l’altra con racconti di un mondo magico e idealizzato, composto per lo più da bellissime principesse e intrepidi cavalieri. Anche gli uomini non disdegnavano queste storie, seduti intorno al fuoco durante una festa o di fronte al focolare domestico, pronti a lasciarsi andare con l’immaginazione per qualche ora.

Le fiabe sono spesso narrate da donne

Le fiabe sono tutte ambientate in un periodo storico non definito che solitamente ha delle somiglianze evidenti con il Medioevo, associato nell’immaginario comune a re, principi e principesse, che servono a creare un’atmosfera romantica e sognante. Il mondo delle fiabe è un mondo in cui tutto è possibile, pieno di ricchezza e magia. In questo luogo fuori dal mondo si possono comunque riscontrare dettagli tipici del Paese in cui la fiaba si è sviluppata: nelle fiabe russe emissari di zar e zarine si avventureranno nella steppa alla ricerca di oggetti misteriosi, nelle fiabe europee il mondo sarà popolato da diavoli, gnomi e troll, i cieli delle fiabe cinesi sono solcati da possenti draghi, i territori islamici vedono un popolo di djinn con cui confrontarsi, nelle fiabe Inuit gli eroi viaggeranno tra blocchi di ghiaccio e orsi magici.

La funzione di trasmissione delle fiabe è evidente anche nel tipo di avventure del protagonista: infatti, le vicende narrate vogliono essere una metafora per indicare il passaggio dall’infanzia all’età adulta, un momento spesso difficoltoso per i bambini. Non a caso i tre elementi che ogni protagonista di ogni fiaba cerca sono il denaro, l’amore della persona amata e la felicità, ovvero i tre tipi di realizzazione che ogni adulto desidera.

All’interno della fiaba, come evidenziano molte teorie psicoanalitiche, ogni situazione ed ogni personaggio rappresenta un dettaglio importante per la vita del bambino: la madre, che è spesso malata o morente, rappresenta la capacità dei genitori di eclissarsi per il bene dei propri figli, lasciando loro l’opportunità di crescere e svilupparsi; il padre, di solito assente, rappresenta l’autorità con cui il bambino deve confrontarsi e che deve accettare, nonostante spesso questa sia apparentemente lontana dalla sua vita e dai suoi desideri; qualsiasi cosa si opponga all’eroe, che sia un personaggio ostile, un luogo oscuro o una serie di complesse prove da compiere, ha il compito di far emergere il vero io del protagonista, mettendolo di fronte a delle difficoltà che potrà superare solo scoprendo e migliorando il suo intelletto e le sue capacità, prendendo dunque piena consapevolezza di sé stesso. L’aiutante, spesso una figura più anziana e saggia, rappresenta l’esperienza e l’appoggio che la società intorno a lui è disposta ad offrire al bambino per aiutarlo nel suo difficile percorso. Il lieto fine è la gratificazione, il premio per essere riuscito a crescere e migliorarsi, ed altro non è che il raggiungimento della realizzazione economica e sentimentale cercata all’inizio del racconto.

Sconfiggendo il nemico i bambini dimostrano di essere cresciuti

Le fiabe aiutano inoltre il bambino a creare nella sua psiche una netta distinzione tra bene e male: il mondo fiabesco è un mondo dominato dal manicheismo morale, ben diverso dal mondo reale, in cui i confini tra bene e male sono sfumati e in cui per i bambini diventerebbe più difficile sviluppare una propria bussola morale, circondati come sono da persone il cui carattere è ambivalente.

La morte, un momento della vita che è difficile far comprendere ai bambini, nelle fiabe non è altro che una fase di transito, l’ennesima metafora di un passaggio da una condizione ad un’altra. Nel corso dell’avventura, all’eroe può capitare di subire un incantesimo e morire, cadere preda di un sonno eterno o essere pietrificato. Però per tutto c’è una soluzione, l’aiutante, solitamente magico, sarà in grado di trovare una pozione o un trucco per resuscitare lo sventurato. Questo è un riferimento evidente ai riti d’iniziazione diffusi in molti popoli e molte religioni: durante questi rituali i novizi ingerivano o respiravano sostanze che li portavano ad uno stato di coscienza alterato (in modo da poter avere delle visioni) o addirittura al coma. Quando ritornavano coscienti, i ragazzi non erano più gli stessi, erano ritenuti purificati, cresciuti e membri effettivi della società. Da questo tipo di rituale trae ispirazione anche il battesimo cristiano, che mediante il lavaggio in acqua benedetta rappresenta la purificazione dai peccati e la rinascita.

Nel corso della storia le fiabe sono state utilizzate per scopi secondari, come la propaganda di un determinato ideale politico e sociale: ad esempio, nel corso della seconda guerra mondiale, i nemici della nazione venivano rappresentati con le sembianze dei mostri di cui si parlava nelle fiabe, oppure si intimava alle madri di tenere lontani i figli dal “lupo cattivo”, un qualsiasi militante dell’esercito avversario. Alle corti dei re, le dure punizioni inflitte dai principi ai cattivi alla fine della storia erano un monito a non sfidare il potere del re, mentre per i poveri l’esempio delle sorellastre di Cenerentola che venivano punite per la loro ambizione venendo beccate negli occhi da dei corvi era un ammonimento a non provare a scalare la gerarchia sociale.

Il lupo cattivo è stato usato per spaventare i bambini

Ai giorni nostri, gli psicologi ritengono che le fiabe possano essere utilizzate a scopo terapeutico per i bambini che hanno vissuto situazioni familiari tragiche, poiché sono in grado di fornire, seppur in modo leggero e divertente, una serie di norme comportamentali e di valori che potrebbe essere difficile veicolare alternativamente nella loro mente.

Indipendentemente dalla loro funzione e dalla loro importanza, è certo che tuttora le fiabe siano ancora in grado di far sognare grandi e piccini, trasportandoli per un po’ nel loro magico mondo.

Sara Giannone

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