Ancora una volta i monumenti romani sono stati vittima dei vandali. Questa volta ad essere deturpata è stata la Fontana di Trevi, uno dei simboli non solo di Roma, ma dell’Italia intera. Un turista rumeno di 21 anni ha infatti deciso di erigere a sua lavagna personale la celebre fontana. Con due chiavi ed un anello di acciaio aveva già inciso le prime tre lettere del suo nome, prima di essere fermato dagli agenti di polizia.

Lo sfregio sulla Fontana di Trevi

 

 

 

L’arresto non è stato facile. Il ragazzo infatti non si è dato per vinto fino alla fine, cercando più volte di fuggire e di mescolarsi tra la folla. Addirittura avrebbe usato contro i caschi bianchi la punta di metallo del suo ombrello. La polizia ha ora sequestrato tutte le ‘armi’ del ventunenne, aggiungendo a suo carico, oltre alle accuse di danneggiamento ed imbrattamento, il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

 

Quando l’ego vince sul rispetto del passato

Il turista non è stato però il primo ad aver avuto un’idea simile. Già il 4 agosto un giovane canadese aveva deciso di lasciare la sua firma su un blocco di travertino del Colosseo. Con una matita nera, sfruttando un momento di distrazione dei genitori, ha qui inciso il suo nome, credendo forse di rendersi immortale quanto lo è l’anfiteatro.

La Barcaccia dopo la visita degli hooligans nel febbario del 2015

Esempi di comportamenti simili sono infiniti. Uno tra i tanti è l’assalto alla Barcaccia, fontana al centro di piazza di Spagna, da parte di hooligans olandesi nel 2015. Turisti, cittadini, giovani, anziani… quasi chiunque ormai è un potenziale pericolo per l’immenso patrimonio artistico italiano.

Cosa spinge a queste deturpazioni? Forse, il desiderio di rendersi eterni. Il bisogno continuo di ricordare al mondo che si esiste, che lì, in quel luogo, ci siamo stati anche noi. La necessità tutta umana che spinge a farsi vedere, ad uscire dall’ombra. Quel grido interno che ci urla di lasciare un segno su questa Terra, così che nessuno potrà avere l’azzardo di dire che non siamo vissuti.

O forse, ben lontano da questi bisogni, c’è solo un’immensa mancanza di rispetto per un passato che si crede non ci appartenga. Sempre di più serpeggia l’idea che la storia non serva, che ciò che conta ormai sia il futuro e non un passato lontano e sbiadito. Sui media si preferisce il cosiddetto trash a programmi culturalmente elevati. La ‘colpa’ potrebbe essere il fatto che in Italia l’arte è un’abitudine, sempre sotto gli occhi di tutti? Perché, potrebbe essere una domanda, rispettare qualcosa di inflazionato in un luogo che di certo non ne è povero?

L’arte, ciò che molti non vedono 

Per rispondere bisogna innanzitutto capire il vero significato dell’arte. Cosa si intende con ‘arte’? Che cosa rappresenta questa parola?

L’arte: solo un insieme di colori e materiali?

L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni‘ sosteneva Picasso; ‘L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è‘ diceva Paul Klee. Ancora, secondo Fabrizio Caramagna, ‘l’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano‘. Invece ascoltando Gauguin ‘l’arte o è plagio o è rivoluzione‘.

Insomma, l’arte può essere tante cose, dipende con che occhi la si guarda. Ma proprio per la sua grande polisemia, essa si intende così bene con l’uomo. L’arte è espressione di un sentimento interno che preme per uscire, una domanda a cui occorre risposta. Una domanda, molte volte universale, che non tutti hanno il coraggio di porsi ma che ognuno ha necessità di soddisfare.

L’arte è inoltre costruita sul ricordo. Per questo la migliore è eterna ed indistruttibile, perché dà voce ad una memoria inviolabile. Si comprende quindi cosa vuol dire rovinare un monumento o una qualsiasi opera d’arte. Un gesto simile implica una mancata comprensione di ciò che quell’opera rappresenta, una memoria collettiva a cui si vuole con tutte le forze sostituire un ricordo di sé. Quasi come cercare di sovrapporre l’io al noi che l’arte stessa suggerisce.

Il fatto che il Bel Paese sia così ricco di bellezze artistiche non può essere usato come scusa per gli atti di vandalismo. Anche su quei monumenti, su quel marmo e quella tela l’Italia si è costruita. Tutto è un frammento della sua storia. Distruggere un suo pezzo equivale al distruggere un suo osso: piano piano, fino a sgretolare l’intero apparato scheletrico. Cosa può un uomo senza ossa? Allo stesso modo, cosa può un paese senza la sua storia?