Con il cosiddetto governo giallo-verde ai massimi vertici del nostro paese, la tensione politica nazionale è al momento grande e forte, tale da sfociare negli ultimi giorni anche in un attentato, e tiene la coscienza comune costantemente in bilico, tra la paura dell’immediato futuro e la speranza di un cambiamento di cui nessuno sa dire se sarà positivo o negativo.

Sono in tanti ad amare il proprio “generale”, quel Matteo Salvini che seppur da ministro degli interni e non da presidente del consiglio sta attirando su di sé una vastissima attenzione mediatica.

Già, sono talmente tanti coloro che lo amano che, sfiorando il 20% dei consensi alle scorse elezioni, il suo partito di colore verde intenso è riuscito a prendere le redini del nostro paese anche solo “per metà”, attraverso un combattutissimo accordo con il Movimento 5 Stelle.

A partire da questa presa di potere, tuttavia, dall’altro lato Matteo Salvini e la sua compagnia politica sono riusciti a far maturare una vastissima dose di odio all’interno dei sentimenti di una grande parte del popolo italiano, grazie a uscite poco felici e prese di posizione controverse (basti rivedere le ultime uscite del ministro Fontana, a questo link). E l’odio prima o poi scoppia, in un’esplosione rosso acceso che porta in ogni caso a grandi danni e atteggiamenti controproducenti verso l’armonia della struttura sociale.

Presunto attentato ai danni della Lega

Alla luce di tutto ciò può essere letto il presunto atto terroristico che avrebbe colpito la sede storica della Lega a Villorba (Treviso).

Secondo quanto riportato da ANSA, la sede storica del partito, denominata K3, sarebbe stata nella scorsa settimana l’obiettivo di un attentato di matrice terroristica, che tuttavia non ha avuto successo.

Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine la vicenda avrebbe avuto inizio presumibilmente lo scorso 12 agosto, quando un ordigno sarebbe stato fatto esplodere di fronte alla sede del partito politico, senza che tuttavia nessuno fosse coinvolto né sentisse esplosione, che è quindi passata quasi inosservata.

Fonte: La tribuna di Treviso

Un flop quindi, che ha però destato l’attenzione della polizia successivamente al ritrovamento di un messaggio di rivendicazione di un attentato nei confronti della sede leghista in questione, datato 12 agosto.

Il testo è firmato dalla Cellula Haris Hatzimichelakis/Internazionale nera, che ha quindi rivendicato tale primo ordigno (una bomba carta) esponendo le motivazioni di un simile gesto riprovevole. Così infatti recitava in parte il messaggio, secondo quanto riportato dal Corriere.it:

Stanchi di tacere, stanchi di vedere ogni giorno violenza sistematica tramite il razzismo, il sessismo, il lavoro salariato che avvengono in questa società, i cui essenziali valori sono l’autorità e il profitto. Nauseati dallo sfruttamento vediamo come principali responsabili tutti i partiti politici i quali reprimono la libertà tramite l’apparato statale, riformatore e repressivo (TV, mass-media, associazioni, esercito, protezione civile, ecc).

Senza tralasciare poi un attacco anche al popolo italiano:

Non dimentichiamo la complicità ipocrita di questa società composta da cittadini che fingono di non vedere gli orrori del razzismo, del nazionalismo di oggi e di ieri. Questa accettazione è il pilastro del totalitarismo e della democrazia.

Il primo ordigno, tuttavia, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine sarebbe stato solamente una trappola, tesa ad attirare l’attenzione sulla sede bersaglio, dove è stato poi ritrovato un secondo ordigno, più potente, riempito di chiodi e pezzi di metallo, che sarebbe potuto essere attivato attraverso il tocco di un filo di nylon a cui era collegato. Tale secondo ordigno, estremamente pericoloso, è stato poi fatto brillare e neutralizzato.

La reazione di Matteo Salvini

Davanti ad una simile sfiorata tragedia, non si è fatta mancare la reazione dei responsabili del partito leghista. Matteo Salvini ha infatti mostrato un atteggiamento decisamente non intimidito e ha manifestato la propria volontà di proseguire lungo la stessa strada attraverso questo tweet:

Una bomba rudimentale è esplosa di fronte alla sede della Lega di Villorba (Treviso), un’altra è stata trovata inesplosa.
Cercano di fermarci, ma violenti e delinquenti non ci fanno paura.
Andiamo avanti, più forti di prima.#iononmollo

Matteo Salvini
Fonte: SkyTG24

La cessazione della politica

L’atto terroristico è una vera e propria malattia dello stato, che al giorno d’oggi ha assunto il carattere di una vera epidemia, in grado di mettere in ansia e in allerta intere popolazioni, con l’obiettivo di rendere insicuro e destabilizzare un sistema massimo di controllo non gradito o nemico.

Secondo il filosofo Emanuele Severino il problema fondamentale del terrorismo non stava tanto nel trovarne le basi, ma piuttosto nell’analizzare la situazione storico-politica che lo rende possibile.

Le motivazioni particolari di un atto terroristico possono essere molte, e mai esse rappresentano una giustificazione per l’attentare alla vita di qualcun altro. Effettivamente, quindi, un tale fenomeno è impossibile da ricondurre all’interno di precisi contorni definiti, in quanto si dovrebbe tenere conto anche del funzionamento non precisamente schematico e causale della morale umana, sempre in bilico tra coscienza, biologia impazzita e causalità immediata di un atto.

All’interno di una situazione politica in cui si riconosce un potere politicamente insuperabile, la tensione trova terreno fertile per crescere a dismisura. Un potere incapace di ricevere qualsiasi cosa dal proprio popolo lo soggioga in maniera definitiva, crea un rapporto unilaterale dove l’individuo è impossibilitato sia a restituire qualcosa al suo stato, sia a reagire alle sue decisioni, considerando solo questo caso, e in esso solo la parte di popolazione dei dissidenti. Tali dissidenti, del resto, portano con sé un diritto di reazione limitato, considerando che la base politica del nostro stato è quella di una democrazia.

Un gruppo di militanti dell’ISIS.
Fonte: Il Resto del Carlino

Davanti ad un sistema intollerabile per quanto riguarda le sue azioni, il nervosismo dei dissidenti cresce e la violenza arriva in soccorso nei casi più disperati. Attraverso la violenza, la politica cessa di esistere, l’associazione umana crolla e il dialogo viene sotterrato, reso inutile. Un attentato a questo punto diventa l’unico atto di reazione che appare nel campo visivo annebbiato del disperato, gesto di incredibile egoismo diretto a cercare di ristabilire la politica distruggendola, ben aldilà della protesta e della manifestazione.

Una grande fetta della popolazione ad oggi si trova fortemente in contrasto con un governo che a più riprese è stato definito “populista”, e che finora ha prestato grandissima attenzione alle esigenze “di pancia” di un popolo frustrato, rincuorato attraverso l’odio.

Molte uscite di questi nuovi ministri, che cercano faticosamente di ricostruire una Repubblica, hanno suscitato la reazione indignata ed inascoltata di una grande fetta di popolo, tesa verso la libertà e l’annullamento dell’odio. Reazione, questa, che non ha fatto altro che accrescere la frustrazione dei reagenti in più e più casi, senza vedere una vera risposta concreta davanti alla protesta, diretta verso i vari ideali tradizionalisti riaffermati, come nel caso della “famiglia naturale”.

L’individuo moralmente sano sviluppa così la propria frustrazione, incapace di una qualsiasi azione, come del resto sarebbe parzialmente giusto in luogo di una democrazia, all’interno di un paese dove è la maggioranza a decidere, senza il dovere di entrare nel merito della validità dell’opinione della maggioranza. L’individuo morale decide così di agire in relazione alla correttezza delle sue possibilità nello stato. Decide di rimanere soggiogato dalle decisione del governo eletto o decide di agire per via politica, attraverso espressione del dissenso e protesta o manifestazione, in direzione della richiesta di un dialogo.

La cellula responsabile dell’attentato in questione, tuttavia, è dichiaratamente un gruppo di individui anarchici, facinorosi, che di certo non si è fermato ad ascoltare la propria morale, ma che è piuttosto passato allo strappo deciso, immorale e condannabile, che porta l’eventuale ragione dalla parte del torto più marcio possibile. L’individuo “amorale”, quindi, cancella la via politica, per ritorcere la società su se stessa. Cancella ogni atto etico-politico di connessione e costruzione della società per passare direttamente allo strappo.

Il terrorismo, in questo caso, appare come un ripiegamento della società su se stessa, all’interno del quale i membri reagiscono contro la stessa struttura che conferisce loro la garanzia dell’esistenza, nel tentativo di destabilizzare l’intero sistema e di vedere realizzato uno scopo precisamente egoista e di reagire ad un potere che non fornisce la possibilità di essere colpito in alcun modo.

Il terrore poi effettivamente diffuso dall’atto in sé si comporta come una scarica elettrica, che si diffonde a grandissima velocità lungo il corpo della popolazione coinvolta, che a questo punto perde la concezione della struttura generale della situazione in cui vive, e si ritrova così spaesato, disperso ed impaurito.

Tutto ciò contribuisce del resto alla destabilizzazione del sistema sociale, che si ritrova ad essere privo di sicurezza e costretto a reagire davanti ad una minaccia immorale e vigliacca. Ma soprattutto vigliacca.

Giovanni Ciceri