L’arte della seduzione femminile: 3 personaggi letterari dal fascino irresistibile

La letteratura italiana è impregnata della presenza femminile, che si presenta e viene cantata in modi diversi. Dalla donna di corte, esaltata secondo i canoni dell’amor cortese, alla donna angelo, oggetto di venerazione da parte dell’amante stilnovista, alla donna del “Corbaccio” di Boccaccio, descritta come una condanna per il marito, alle muse di tanti altri poeti.

“Giuditta I” di Gustav Klimt

A partire dall’opera di Ariosto, l’Orlando Furioso, compare in modo significativo una nuova concezione femminile, non più sublimata, perfetta e semidivina come quella imperante nei secoli precedenti a causa dell’influenza dantesca e petrarchesca. Questa nuova donna, incarnata dal personaggio di Angelica, ha la consapevolezza del suo fascino e non esita ad esercitare il proprio ascendente per ottenere ciò che desidera. Ecco alcuni personaggi femminili che hanno reso la seduzione la loro arma vincente contribuendo a formare lo stereotipo della ‘femme fatale’.

“Ritratto di Dora Maar” di Pablo Picasso

Angelica

Angelica è uno dei personaggi principali del poema cavalleresco “Orlando furioso”, composto dal poeta cinquecentesco Ludovico Ariosto. In ideale continuità con la precedente opera del Boiardo, “Orlando innamorato”, la figura di Angelica è caratterizzata da tratti completamente diversi rispetto a quelli delle idealizzate ed eteree donne angelo. L’aspetto fisico è solo la punta dell’iceberg del divario fra i modelli: essendo una principessa saracena, Angelica possiede il fascino orientale nettamente in contrasto con l’ideale stilnovistico dei capelli biondi e degli occhi azzurri. Tuttavia la vera novità consiste nella sua complessità psicologica, nella sua forza interiore, nella sua determinazione e capacità di azione. Nella narrazione ariostesca quasi tutti i cavalieri, sia cristiani che musulmani, sono follemente innamorati di lei e la inseguono perennemente senza mai poterla possedere. La venerano secondo i canoni dell’amor cortese, idealizzandola ed elevandola al rango di creatura perfetta, dolce e pura. In verità Angelica è una donna scaltra, decisa a non voler essere possesso di nessuno, desiderosa di ritornare in patria e fredda calcolatrice. Sa benissimo di avere uno stuolo di pretendenti che darebbero la vita per lei, la loro dea, e sfrutta questa circostanza a proprio favore. Così nel primo canto del poema quando sente il cavaliere saraceno Sacripante struggersi d’amore per lei non esita a dargli false speranze pur di avvalersi di lui come guida.

Ma non però disdegna de l’affanno

che lo distrugge alleggierir chi l’ama,

e ristorar d’ogni passato danno

con quel piacer ch’ogni amator più brama:

ma alcuna finzione, alcuno inganno

di tenerlo in speranza ordisce e trama;

tanto ch’a quel bisogno se ne serva

poi torni all’uso suo dura e proterva.

“La belle dame sans merci” di Frank Dicksee

Armida

Armida è una bellissima maga che, nel poema “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso, opera per sconfiggere l’esercito cristiano. Questa donna, al servizio delle forze del male, fa la sua comparsa nel campo dei cristiani presentandosi come una perseguitata indifesa e bisognosa di aiuto. Afferma fittiziamente di essere stata scacciata dal trono di Damasco e vengono scelti dei cavalieri per portarla lì a riconquistare il regno affinché poi lei possa fornire supporto militare alle truppe. Avendo fatto innamorare di sé tutti  i crociati, attraverso l’arte della seduzione, in tantissimi la seguono cadendo nella sua trappola. Armida infatti li imprigiona tutti nel suo castello incantato, nei pressi del Mar Morto, indebolendo così le schiere cristiane. Le arti magiche di quest’ultima non sono tanto i classici sortilegi ma consistono per lo più nella sensualità ammaliante e nel magnetismo erotico dei suoi atteggiamenti. Questo potere si riflette nel suo giardino fatato, luogo in cui regna la voluttà e l’abbondanza e nel quale Rinaldo si lascia rapire dal piacere dei sensi dimenticando qualsiasi preoccupazione o dovere. Tuttavia la maga è un personaggio molto complesso, in quanto innamoratasi perdutamente di Rinaldo, soffre intensamente per amore e giunge infine a redimersi in modo toccante e drammatico, abbandonando l’esercizio del proprio influsso manipolatore.

Mirandolina

La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente e godo la mia libertà. tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.

Queste sono le parole di Mirandolina, protagonista della commedia settecentesca “La locandiera” di Carlo Goldoni,  pronunciate nella scena IX del primo atto. Questa donna è portatrice della mentalità mercantile, è infatti fautrice del proprio destino, attenta al suo interesse e perfettamente in grado di condurre con successo la propria locanda. Sempre nei limiti della decenza, ella si serve della propria bellezza in modo sfrontato per irretire più clienti possibili. Con un delicato ma cinico gioco di seduzione ottiene che i suoi spasimanti paghino per un servizio scadente, si stabiliscano a tempo indeterminato e la ricoprano di regali. Il suo obiettivo è chiaramente il massimo profitto economico con il minimo sforzo. Con il suo carattere fermo e carismatico tiene in pugno gli uomini, gratificando così la sua smaniosa sete di dominio sugli altri. per questo è profondamente ferita nel suo orgoglio quando il Cavaliere ostenta disprezzo nei suoi confronti e pone tutte le sue energie e i suoi sforzi al fine di farlo cadere ai suoi piedi. Non può accettare che qualcuno sia in grado di resistere al suo fascino e che non si lasci manipolare a piacimento. Dietro l’apparenza avvenente e delicata, dietro le dolci parole si cela una donna avida, narcisista e volgare ma pur sempre intelligente,dalla tempra ardita e capace di destreggiarsi vittoriosa in una società in cui l’uomo domina.

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