Viaggio nel tempo attraverso la storia della letteratura per scoprire la definizione di amore

Come ci si sente quando si è innamorati? Difficilmente si riesce a spiegare, non si trovano mai le parole giuste per indicare quella sensazione che ci fa sentire “al settimo cielo”, che ci fa sentire più leggeri ad ogni passo, che ci fa spuntare un sorriso spontaneo che ci rende raggianti e bellissimi agli occhi degli altri. Per spiegare il concetto di amore ho deciso di fare un “viaggio nel tempo” attraverso la storia della letteratura, analizzando i componimenti poetici che hanno fatto sognare generazioni di uomini e donne.
La poesia dei grandi classici: Saffo e Cicerone
Cosa c’è
in fondo ai tuoi occhi
dietro il cristallino oltre l’apparenza?
Dove il tempo
d’improvviso
si ferma
e
la mia anima
sulle tue labbra
resta
sospesa?
A mio avviso, ci troviamo di fronte ad una delle più belle poesie della poetessa Saffo, vissuta nell’antica Grecia fra il 630 e il 570 a.C.
In questo componimento, l’autrice ci parla di un sentimento che rende inermi e vulnerabili, di uno sguardo che blocca il tempo. L’autrice si chiede cosa c’è dietro agli occhi chiari dell’amato, se c’è un’anima, se il suo amore viene ricambiato. Attraverso le parole di Saffo, riusciamo ad entrare in quell’incontro di sguardi, a percepire un sentimento che ci trafigge come un fulmine a ciel sereno: sarà questo l’amore?

Omnia vincit amor et nos cedamus amori
(L’amore vince tutto, arrendiamoci anche noi all’amore)
Catullo, poeta romano vissuto nel I secolo a.C., con questa frase ci invita ad abbandonarci completamente al sentimento dell’amore, a lasciarci travolgere dalla passione che suscita, perché esso vince tutto, anche la nostra volontà di stargli distante, di non voler “cadere” nella sua tentazione.
Il poeta è noto per l’espressione nelle sue opere delle passioni amorose, quindi possiamo dire che fu uno di quei poeti che diedero un grande contributo in questo tema.
I poeti “cacciatori” di amori impossibili
A partire dalla poesia provenzale in lingua d’oc, il tema dell’amore fu trattato in modo completamente diverso: i poeti si dilettavano a narrare dei loro “amori impossibili”, di donne spesso già sposate o comunque irraggiungibili, della loro infatuazione nei loro confronti. Questa tematica continuò ad essere utilizzata fino al movimento del Dolce Stil Novo a cui, almeno per un primo periodo, anche Dante Alighieri fece parte: egli, infatti, aveva un “chiodo fisso” per Beatrice, la donna che “tanto gentile e onesta pare” ma che “altrui saluta”.
Altro poeta vissuto negli anni di Dante, fu Francesco Petrarca, che ci lasciò splendide liriche come la seguente:
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.
In questo sonetto l’autore decide di isolarsi per sfuggire all’amore che lo fa “avvampare dentro”: per Petrarca è un sentimento che lo “divora”, perché è costretto a reprimerlo ma, come tutti noi sappiamo, cercare di non provare nulla è difficile perché siamo umani, e una delle nostre caratteristiche più importanti è quella di provare sentimenti, che ci mettono in relazione con altri individui della nostra specie o di altre.
La repressione dei sentimenti, inoltre, ci porta ad avere dei blocchi psicologici assai difficili da rimuovere, quindi facciamo come Catullo: lasciamoci andare ai sentimenti, lasciamo che l’amore ci pervada, perché è in grado di vincere tutto.
Come diceva Emily Dickinson nel XIX secolo:
Che l’Amore è tutto
È tutto ciò che sappiamo dell’Amore,
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.
Più si ama, più il sentimento si annida nel profondo, in luoghi che nemmeno noi conosciamo, però sappiamo che è lì e che “brucia” di vita e di passione. Quando incontriamo la persona oggetto del nostro amore, ci sembra di ardere dentro, ma ci sentiamo immensamente bene: potremmo scalare una montagna o attraversare il Canale della Manica a nuoto e non sentire nemmeno la fatica, perché l’amore è il “carburante” della nostra vita.
Il Novecento: l’amore in tutte le sue forme
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Ho deciso di aprire il paragrafo con questo componimento, che penso sia uno dei più significativi quando parliamo di amore: l’autore fa rivivere il ricordo del suo immenso amore tramite il dolore della perdita.
La mancanza, un sentimento negativo, ci fa provare sensazioni positive, ci fa vivere il “breve-lungo viaggio” nella meravigliosa storia d’amore fra il poeta e la moglie, deceduta prima della scrittura di questo componimento.
Il poeta mantiene in vita questo sentimento potentissimo pensando a tutte le volte in cui aiutava la moglie a scendere le scale, ma lo fa con una nostalgia tale che ci fa capire quanto vorrebbe poter tornare a farlo, anche se poteva essere un’azione di routine, noiosa. Nulla lo renderebbe più felice di poter aiutare ancora la moglie che tanto amava.
Credo che l’amore sia questo: assistersi ogni giorno nelle difficoltà come se non lo fossero, scendendo e salendo insieme la scala della vita, mano nella mano.

Ti è mai capitato di credere di essere innamorato ma di scoprire di non esserlo stato? A quel punto ti sarai chiesto che cosa volesse dire essere innamorati. Esiste un momento nella vita in cui capisci davvero che cosa sia l’amore, quando incontri la persona giusta, che ti fa sentire veramente “vivo”, che ti fa sentire completo, con la quale vorresti vivere già il resto della tua vita anche se la conosci appena.
L’amore ti consuma, ti brucia dentro, ma sinceramente preferisco vivere una vita “consumata” dall’amore che dalla solitudine, preferisco amare con tutta me stessa che aver paura di mostrare i miei sentimenti, preferisco essere come Montale che come Petrarca: voglio vivere tutti i giorni della mia vita con la persona che amo, fino all’ultimo, e non vivere nel rimpianto di non esserci stata nei suoi momenti migliori, perché, a quel punto, mi mancherebbero anche i suoi momenti peggiori. In quel momento capirei di essere stata una fallita perché una vita senza amore non si può chiamare vita, perché, come diceva Emily Dickinson, “L’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore.”