Alla fine della Prima Guerra Mondiale un’altra sciagura si abbatte sulla popolazione globale: l’influenza spagnola. Nonostante i milioni di morti, le istituzioni riuscirono a nascondere l’esistenza della malattia.

Soldati che indossano mascherine protettive contro l’influenza spagnola (fonte: Centro Diagnostico Italiano)
Mentre al giorno d’oggi abbiamo tutte le informazioni possibili sulle pandemie, appena cento anni fa gli stati europei censurarono efficacemente l’influenza spagnola per non distogliere i soldati dal conflitto in corso.
Una nuova (e celata) minaccia.
L’autoritratto che il pittore Munch realizzò tra il 1918 ed il 1919, in tutta la sua angoscia, è una testimonianza dell’influenza spagnola. Bisogna pur dire che la Norvegia non partecipò al primo conflitto mondiale e, dunque, la censura statale non era attiva. Ma se Munch avesse compiuto il ritratto in un altro paese, come magari l’Italia, nello stesso periodo, oggi potremmo ammirare quest’opera? Probabilmente no. All’epoca, infatti, le nazioni europee, prostrate dagli sforzi bellici, escogitarono ciascuna il modo più veloce di vincere, incentrando tutti gli sforzi della popolazione verso la guerra. Quando l’influenza spagnola cominciò a mietere vittime nel 1918, i primi ad essere colpiti furono i soldati, proprio per le pessime condizioni igeniche in cui vivevano. Successivamente, il virus si espanse arrivando alle città ed ai borghi di campagna e i decessi cominciarono ad essere contati nell’ordine di milioni di unità. Eppure, gli stessi soldati che morivano per colpa di un male sconosciuto, erano del tutto ignari che una terribile pandemia stesse colpendo il mondo.
Vittoria o morte. Il perché della censura

Soldati italiani in trincea sul fronte alpino (www.liceodavinci.tv)
Ma cerchiamo adesso di capire come mai le istituzioni, nostrane come straniere, decisero di nascondere una così grave realtà. Prendendo il caso dell’Italia, abbiamo una situazione bellica fragile. Gli austrici, infatti, sono riuciti a sfondare a Caporetto (1917) e da un anno il regio esercito italiano sta sulla difensiva, trincerato sul Piave. Se i nemici avessere catturato Venezia, probabilmente ci sarebbe stata una pace disonorevole. La Grande Guerra si caratterizza per essere un conflitto imperialista, dove potenze economiche e militari si fronteggiano con l’unico interesse di annettere territori. Una sconfitta non era contemplabile, e per vincere occorrevano dei soldati che credessero davvero nella guerra. Il governo italiano era consapevole della necessità di plasmare le menti di civili e combattenti, e così fu grazie alla censura. Tutte le informazioni passavano al vaglio di una specifica commissione che si occupava di eliminare da giornali e radio messaggi “disfattisti”.
E’ solo un’influenza

Ospedale provvisorio per l’accoglienza dei malati di influenza spagnola. (www.lescienze.it)
I continui decessi e la diffusione del contagio vennero completamente celati all’opinione pubblica. Perché? Immaginiamo di essere un soldato di allora. Ci troviamo al fronte già da un pò di tempo, abbiamo il fango fino alle caviglie, pasti squallidi, paura, freddo e stiamo, inoltre, combattendo per riconquistare delle città, Trento e Trieste, di cui non abbiamo mai sentito parlare prima. Se in questa situazione ci dicessero che nel villaggio da dove veniamo la gente muore in massa, per una malattia sconosciuta, quale sarebbe la nostra reazione? Nell’ottica dello Stato, informare i soldati di una simile sciagura avrebbe completamente stravolto l’ordine sociale, sarebbero scoppiate violenze di piazza a favore della pace e chissà quanti altri eventi avrebbero minacciato la vittoria in guerra. Nulla di tutto ciò doveva accadere, anche a costo di nascondere una così grande verità, ignorando la situazione sanitaria. Le persone dovevano pensare solo e soltanto a vincere la guerra.
Curiosità.
A scapito del nome, l’influenza spagnola non ebbe origine in Spagna. La si definisce così poiché la stampa locale, non vincolata dalla censura, fu la prima a dare la notizia del nuovo virus in Europa (in Spagna la chiamano “influenza del soldato di Napoli). Ci sono tre ipotesi sulla nascita della malattia: le trincee francesi, il Midwest americano o la Cina. La seconda ipotesi è giustificata dal fatto che l’influenza arrivò in Europa nello stesso periodo delle truppe americane. Non si sa quanti morti ci furono, ma qualcuno, magari esagerando, arriva a dire cento milioni ( i caduti in guerra furono appena un decimo di questa cifra).