La voce delle iraniane è fatta tacere attraverso la violazione dei diritti nella Repubblica islamica

 

Le donne iraniane animano la rivoluzione culturale e politica contro gli ayatollah nel libro “Nelle strade di Teheran”.

Iran, la rivoluzione rimossa - la Repubblica

Dietro all’ inalienabilità di un diritto spesso si nascondono tutte le sofferenze, le umiliazioni e le manifestazioni di protesta scaturite dalla privazione di questo. E’ ciò che sta succedendo in Iran, con diverse ripercussioni nella comunità internazionale a livello globale. 

Testimoniare è più importante di vivere

Il casus belli in un clima di tensioni alimentato dalla instaurazione della Repubblica islamica di Khomeini è stato la morte di Masha Amini, una studentessa curda che nel 2022 viene arrestata dalla polizia morale per aver indossato l’hijab in un modo poco corretto, suscitando un sentimento di rabbia e indignazione tra i cittadini, che ancora oggi invade le strade di Teheran nel grido “Donna, vita, libertà”. Obbligata ad usare uno pseudonimo per eludere la censura, l’autrice Nila è testimone delle barbarie del regime teocratico degli ayatollah, riesce però a dar voce anche al movimento di resistenza delle donne iraniane che rivive nelle riunioni notturne clandestine e nelle grandi manifestazioni in cui centinaia di foulard vengono sfilati e gettati nei focolai, una protesta ereditata dalla poetessa iraniana Tahereh ispirando migliaia di donne “unite in una sola luce”.

Diritti violati

Secondo il Human Rights Watch la pena di morte viene praticata in Iran per reati nemmeno considerati gravi dal diritto internazionale, insieme a diverse forme di tortura, lapidazioni, crocifissioni e fustigazioni in conseguenza di processi iniqui. Inoltre le autorità hanno applicato una politica di censura per quanto riguarda l’uso dei media, le manifestazioni di protesta e l’organizzazione di partiti politici indipendenti. Ma sono le donne i soggetti maggiormente penalizzati dalla legge della Sharia e dal regime teocratico, che contribuiscono a creare un “apartheid di genere” attraverso numerose restrizioni e limitazioni come la completa dipendenza dal marito, l’obbligo di indossare l’hijab, il divieto di cantare e ballare in pubblico, di andare allo stadio e in bicicletta.

L’eco in Occidente

Le relazioni internazionali tra Unione Europea e Iran sono state intaccate dalle sanzioni che l’UE ha deciso di imporre a causa delle violazioni dei diritti umani nel Paese, prorogate ogni anno dal 2011. Sono sostenute le aspirazioni fondamentali del popolo iraniano vietando di viaggiare in Iran, di vendere attrezzature che possono essere usate per la repressione interna, sanzionando diverse entità tra cui membri del parlamento iraniano, la polizia morale, le forze di sicurezza e le agenzie di stampa.

Il recente rinnovo del Relatore speciale dell’Iran, istituito dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha lo scopo di definire le discriminazioni presenti nel Codice Civile iraniano come “crimini contro l’umanità” dal punto di vista giurisprudenziale internazionale, operazione largamente ostacolata dal regime degli ayatollah, rifiutando l’ingresso nel paese a osservatori internazionali sui diritti umani e ad esperti indipendenti delle Nazioni Unite.

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