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La stranezza che piomba nel mito: le creature mitologiche più bizzarre della Grecia Antica

La stranezza che piomba nel mito: le creature mitologiche più bizzarre della Grecia Antica

La mitologia greca è colma di creature bizzarre e strane, soprattutto ibridi, ma non è di questi che ci occuperemo.

Pensando a mostri e figure mitologiche subito ci vengono in mente creature come il Minotauro, i centauri o le sirene, tutte frutto del mito ellenico. Per quanto strani, questi ibridi non sono le cose più particolari che si incontrano nei racconti della Grecia.

I telchini

Chi ha studiato letteratura greca al liceo si ricorderà di aver incontrato questi mostri nella lettura di Callimaco. Il poeta ellenistico nel prologo ai suoi Aitia. Qui vengono descritti come invidiosi, malvagi e soprattutto “razza […] che sa solo rodere il suo fegato”. Non viene data una descrizione fisica perché in realtà, con l’appellativo di Telchini, Callimaco si rivolge in polemica ai poeti seguaci della tradizione classica e soprattutto omerica, rei di amare una poesia troppo pesante. È per questo che, in questo contesto, non ci viene fornita la loro stravagante anatomia. È Eustazio di Tessalonica a presentare i Telchini in tutta la loro bizzarria. Secondo questo autore essi avevano pinne al posto delle mani, la testa di cane ed erano figli dei pesci, una vera stranezza anche per gli ibridi della mitologia greca. Queste creature erano così odiate che nemmeno gli dei poterono esimersi dal punirle, tant’è che li misero a morte per aver usato la loro magia per scopi malvagi.

Argo

La figura di Argo è veramente particolare: eroe gigantesco, aveva eliminato il mostro Echidna, liberato l’Arcadia da un toro gigante e sconfitto un satiro brigante. Tuttavia la sua storia è principalmente nota per il racconto che ne fa Ovidio nelle Metamorfosi. Viene posto a guardia della ninfa Io, tramutata da Zeus in giovenca per nasconderla dalla gelosia della moglie Era. Argo infatti, avendo il corpo ricoperto interamente di occhi, era la figura perfetta per non perdere mai, letteralmente, di vista la ninfa. Era però, conoscendo il marito traditore, riesce ad ottenere la giovenca in dono, con tanto di sorveglianza da parte di Argo. Per lui questo incarico sarà fatale, perché Zeus incarica Hermes di ucciderlo nel sonno, dopo averlo fatto addormentare a suon di flauto, per riavere indietro Io. Era quindi, dispiaciuta per la sorte del guardiano, gli donerà una sorta di vita eterna, trasferendo i suoi occhi nella coda del pavone.

Gli Sciapodi

In questo caso non si tratta di vere e proprie creature del mito, quanto di una popolazione che si credeva abitasse l’India. Li cita Plinio il Vecchio, sostenendo di avere avuto come fonte Ctesia, medico greco al servizio dell’Impero persiano nel IV secolo a.C. Secondo il greco queste creature avevano una sola gamba con un solo piede, ma erano abilissimi nel salto. Il loro nome viene dall’unione di skia, ombra, e di pous ossia piede. Questo accostamento deriva dal fatto che si riteneva che nelle giornata di estremo calore si sdraiassero pancia all’aria per ripararsi con i loro enormi piedi. La loro fortuna proseguirà nei secoli tanto che verranno citati anche da S. Agostino, il quale però ammette di non essere certo della loro esistenza.

La chimera

La chimera è forse una delle creature mitologiche più famose e anche una delle più strane. Secondo Esiodo ha il corpo e la testa da leone, un serpente al posto della coda e una testa di capra che le spunta dal mezzo della schiena. Per Omero invece ha corpo di capra, coda di drago, testa di leone ed era in grado di sputare fuoco dalle fauci. In ogni caso il suo aspetto è terrificante e grottesco allo stesso tempo. Figlia della mostruosa Echidna e di Tifone, viene eliminata da Bellerofonte grazie all’aiuto del cavallo alato Pegaso, attraverso un astuto stratagemma: attaccandola fece sciogliere la punta in piombo della sua lancia, causando il soffocamento del mostro dopo che il liquido colò tra le sue fauci.

Gli ecatonchiri

Gli Ecatonchiri erano figli di Urano e Gea, messa incinta dalla pioggia che Urano fece cadere dal cielo. I loro nomi sono Briareo, Cotto e Gige. Il loro aspetto era mostruoso: erano giganteschi, con cento braccia e cinquanta teste l’una. Ritenuti pericolosi dagli stessi genitori, furono rinchiusi nel Tartaro, la zona più profonda e inaccessibile degli inferi. Vennero poi liberati da Zeus per combattere nella Titanomachia, la lotta contro i Titani, e risultarono determinanti nella vittoria degli Olimpici. Il più famoso di essi è sicuramente Briareo, citato anche da Dante nella Divina Commedia. Il poeta, desideroso di vederlo, chiede a Virgilio di condurlo da lui, ma la guida si rifiuta, sostenendo inoltre che il suo aspetto è in realtà tale e quale a quello di un normale essere umano.

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