Il Superuovo

La scienza che si controlla: il principio di precauzione da Ippocrate a oggi

La scienza che si controlla: il principio di precauzione da Ippocrate a oggi

È facile pensare che la scienza moderna se ne freghi delle conseguenze. Possiamo vedere come molti sviluppi della tecnologia abbiano portato a risultati non del tutto previsti o voluti. Tuttavia, soprattutto oggi, l’avanzamento della scienza è estremamente pesato.

Il moderno principio di precauzione

Il principio di precauzione moderno prende forma da vari scritti, perlopiù di tipo ecologico. Negli anni ’70-’80 vedono la luce gli scritti di Epstein (1980), Arrow e Fischer (1974). Konrad von Moltke condensa il concetto nella parola Vorsorgeprinzip, da cui “principio di precauzione”. Nascono in questo periodo idee come la non-reversibilità delle decisioni, e calcolo dei rischi. All’atto pratico, il principio di precauzione è assai simile alla legge di Murphy: “ se qualcosa può andare storto, lo farà”. Nella sua origine, il principio di precauzione serve a preservare l’equilibrio naturale, e le vite umane.

“I vostri scienziati erano così preoccupati se potevano, non si sono fermati a pensare se dovessero”


– Jurassic Park, in un mondo privo del principio di precauzione


Come vedremo in seguito, gli scienziati si chiedono sempre, se debbano

Come viene applicato?



Oggi, il principio di precauzione è espresso tramite veti di una commissione contro progetti singoli. Le commissioni sono istituite da stati o unioni di stati, come i singoli paesi, l’Unione Europea o gli Stati Uniti.

In Italia

L’Italia esercita un livello di principio di precauzione molto alto. Ancora oggi, per esempio, la ricerca sugli OGM è fortemente limitata. Piante modificate geneticamente devono per legge crescere all’interno di strutture ermeticamente chiuse, in modo che ci sia la sicurezza assoluta di non interferire con l’ambiente circostante. Questo garantisce che l’ecosistema esterno non sia assolutamente disturbato. Tuttavia, l’approccio alza di molto i costi della ricerca, impedendola di fatto in molte situazioni.

Esempio di cella ambientale nella quale devono per legge crescere le piante geneticamente modificate

E nel mondo

Un altro esempio del principio di precauzione lo abbiamo avuto in merito alla questione della malaria. Il progetto era di estinguere la popolazione di zanzare Anopheles, vettori della malattia. Questo sarebbe stato possibile attraverso una tecnica di gene drive, che permette la veloce diffusione di una caratteristica nel genoma di una popolazione. Il progetto è stato bloccato, quando proposto ad una commissione etica. la ragione sarebbe che non si conoscono le conseguenze all’’interno dell’ecosistema.

Molti pro, molti contro. Ai posteri l’ardua sentenza

L’attenzione al giorno d’oggi è massima. Considerando quanto facilmente l’uomo può modificare il mondo in cui si trova, è necessario procedere con i piedi di piombo. D’altro canto, procedere lentamente nella ricerca, col senno di poi, equivale a buttare al vento potenziali benefici per l’umanità o vite, nel peggiore dei casi. La questione sta nel trovare quale sia la linea passata la quale un’azione può definirsi sicura. Tuttavia, i rischi non sono mai azzerabili. Sebbene la comprensione del mondo stia facendo passi da giganti, siamo molto lontani da una comprensione a 360 gradi. C’è sempre qualcosa che può andare storto, e ci sarà sempre una conseguenza non prevista. Nel caso della zanzara, questa politica di precauzione potrebbe star facendo perdere milioni di vite, a causa di un intervento tardivo, come potrebbe starne salvando impedendo una catastrofe ecologica. Giusto? Sbagliato? Ai posteri l’ardua sentenza, quando sarà facile giudicare col senno del poi

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