La riforma costituzionale della giustizia suscita le proteste dei magistrati durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario

La separazione delle carriere potrebbe ledere l’indipendenza della magistratura

Riforma della Giustizia, il 27 febbraio 2027 sciopero dei magistrati · Il  Reggino

Il disegno di legge approvato dalla Camera ha causato diverse contestazioni, provenienti anche dai partiti dell’opposizione

Il giorno dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario

Con la Costituzione in mano e le coccarde tricolore sulla toga, centinaia di magistrati sono stati protagonisti di proteste in tutta Italia. Il 25 gennaio scorso, giorno di inaugurazione dell’Anno giudiziario, a Napoli i magistrati hanno abbandonato Castel Capuano nel momento in cui ha preso parola il ministro Nordio, stessa cosa alla Corte d’Appello di Roma quando è intervenuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e al Palazzo di Giustizia di Milano. Le manifestazioni sono dovute alla riforma costituzionale della giustizia, considerata anche dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), ente rappresentante della categoria, rischiosa per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

Separazione delle carriere, i magistrati non ci stanno. Indetto sciopero il  27 febbraio - ArtesTV | Giornale

Cosa prevede la riforma

Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri, sostenuto in particolare dal Ministro della Giustizia Nordio, è composto da 8 articoli che modificano il titolo IV della seconda parte della Costituzione, riguardante la magistratura, e prevede l’introduzione della separazione delle carriere. I magistrati possono scegliere di svolgere la funzione giudicante, diventando giudici, oppure quella requirente, che corrisponde ai pubblici ministeri (Pm), e nel corso della loro carriera hanno la possibilità di cambiare ruolo fino a quattro volte. Con la riforma costituzionale le carriere dei magistrati saranno separate: il magistrato non avrà modo di cambiare il ruolo scelto all’inizio della propria carriera. Questo permetterebbe di mantenere l’imparzialità tra giudici e Pm, ma secondo i critici della riforma li esporrebbe maggiormente all’influenza del potere politico.

Inoltre il disegno di legge prevede la creazione di un Consiglio superiore della magistratura giudicante e di uno requirente, nei quali i membri togati e i Pm dovranno essere scelti da due elenchi diversi e apparterranno a due diversi Consigli, mentre i membri laici saranno selezionati sempre attraverso un sorteggio da un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune dopo sei mesi dall’insediamento della Camera e del Senato, composto da professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con quindici anni di attività. Lo scopo è quello di limitare il potere delle correnti di destra e sinistra presenti nell’Associazione nazionale magistrati, che spesso vengono ritenute colpevoli di influenzare le nomine all’interno del CSM. Sarà poi riservato all’ Alta Corte disciplinare il compito di giudicare i magistrati e non più ai due Consigli, che dovranno occuparsi di trasferimenti e assunzioni.

Le discussioni

Sono ormai decenni che in Parlamento si discute sulla “separazione delle carriere” e le sue possibili conseguenze, ma ancora le forze politiche si trovano molto divise. La riforma, che era stata inserita anche nel programma elettorale di Fratelli d’Italia del 2022, è sostenuta da Lega, Forza Italia e Noi Moderati, mentre non riesce a trovare l’appoggio dei partiti di sinistra (PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra), poco convinti che la separazione possa permettere una maggiore imparzialità. Di fronte all’uscita dei magistrati dall’aula, il ministro Nordio ha ribadito che il disegno di legge non ha come obiettivo quello di umiliare la magistratura e che la riforma non mette in discussione l’indipendenza del pubblico ministero, ma il clima di tensione non sembra migliorare.

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