La profezia del principe di Salina: per salvare il Sud oggi è necessario che tutto cambi?

Dal 1950 ad oggi sono state fatte promesse per la rinascita del sud Italia, ma la situazione di stallo che si è venuta a creare, riflette le parole del principe di Salina sul cambiamento necessario alla sopravvivenza.

 

E’ uscito pochi giorni fa sulla Stampa un articolo di Stefano Lepri che riguardava tutti gli interventi sul Sud Italia dal 1950 ad oggi. In realtà il sud, e principalmente il suo divario con il nord, è stato l’oggetto delle attenzioni del governo dal momento dell’unità d’Italia, non solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Vengono allora alla mente le parole del principe di Salina, dall’opera di Tomasi di Lampedusa il Gattopardo: perché tutto resti com’è è necessario che tutto cambi.

 

Cos’è successo dal 1950 ad oggi nel Sud Italia

Perché si parla del 1950? Dopo la fine del secondo conflitto mondiale l’Italia ha cercato di risollevarsi come meglio poteva, il che ha implicato anche molti tentativi di colmare il divario economico tra nord e sud. Si è passati attraverso mille promesse: il ponte sullo stretto di Messina, prima con Bettino Craxi e poi con Berlusconi (senza dimenticarci di Matteo Renzi), c’è stata la Cassa per il Mezzogiorno, creata proprio nel 1950 e poi sciolta per clientelismo nel 1984. Vi è stata, e vi è ancora, l’ILVA di Taranto, un mostro a due teste che divide la città stessa tra chi lotta per il proprio stipendio e chi si arena nell’inquinamento prodotto da quel lavoro che avrebbe dovuto fargli guadagnare il pane, ma che la pagnotta gliela rende marcia.  Si parla di turismo e lavoro per il sud, si parla di mentalità diversa dal nord della penisola, si parla di giovani che emigrano perché sono stanchi dell’immobilità e della lentezza e vogliono il cambiamento. Ma la risposta a tutte queste domande dov’è?

 

Il Gattopardo: il dualismo tra immobilità e cambiamento

Il romanzo di Tomasi di Lampedusa è basato proprio su questa antitesi. Immobilità e cambiamento, due facce della stessa medaglia incarnate dal principe Fabrizio Salina. Egli è il protagonista, insieme alla sua famiglia, del cambiamento della Sicilia negli anni del Risorgimento, è lo spettatore antico, di un’altra epoca che assiste al cambiamento e all’inizio di una nuova era, di un nuovo periodo storico. A cavallo tra questi due mondi, tra l’antica nobiltà di stampo feudale e la nuova monarchia sabauda, il principe è una figura molto complessa e riflette a lungo sul destino del suo paese. Il romanzo stesso porta a una riflessione sul destino del sud Italia. Attraverso personaggi apparentemente secondari, Tomasi di Lampedusa caratterizza ogni sfaccettatura del cambiamento che portò l’Unità. Vi è Tancredi, il giovane nipote del principe che necessita di cambiare, che combatte con i garibaldini, vi è Angelica, la moglie che fa parte della nascente borghesia, che riesce ad elevarsi tanto da raggiungere la nobiltà, vi è Concetta, perdutamente innamorata di Tancredi ma che rimane rilegata in un mondo a antico, i cui valori vengono scalzati dalla figura di Angelica, vi è il padre di Angelica, il nuovo sindaco, Calogero Sedara, a favore della monarchia sabauda. Tutto questo potpourri sembra un miscuglio mal riuscito, sembrano personaggi che non ci incastrano nulla l’uno con l’altro, mentre invece rappresentano perfettamente il cambiamento e le difficoltà che esso comporta.

 

E’ necessario che tutto cambi

Perché tutto resti com’è è necessario che tutto cambi. Sono le parole del principe di Salina nel dialogo con il piemontese Chevalley di Monterzuolo, venuto ad offrire al principe un ruolo di senatore. Fabrizio Salina rifiuta, ma spiega anche la particolarità della Sicilia e del sud. Spiega come il cambiamento serva, come sia necessario per dare una scossa alla società, per dare un’illusione ai giovani, a nuove classi emergenti di nuovi ricchi, ma afferma che tanto comunque tutto ricadrà nei vecchi schemi di nobile-padrone, come niente di fatto cambierà. Perché, secondo lui, il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “fare”. […] il sonno è ciò che i Siciliani vogliono. E lo afferma parlando del clima e della sua durezza, della calura estiva che porta alla mollezza e alle febbri. Portando questo discorso ai giorni nostri, allora, tutto dovrebbe nuovamente cambiare per migliorare. Il problema sta, però, in cosa sia davvero il miglioramento e se questo miglioramento, per dirla con le parole del principe, sia utile ai Savoia oppure serva davvero qualcosa ai siciliani.

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