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La paura, il nemico e la nazione: i tre pilastri del potere

La paura, il nemico e la nazione: i tre pilastri del potere

La paura è una delle emozioni fondamentali, indispensabile per la nostra sopravvivenza. Nel corso del tempo molti si sono serviti di quest’emozione per poter raggiungere i loro scopi, soprattutto dal punto di vista politico e sociale. In caso di crisi o di un momento particolarmente difficile dal punto di vista sociale, i detentori del potere non hanno esitato ad utilizzare la paura come mezzo per tenere viva ed unita la collettività. Ma per poter sfruttare la paura è necessario un elemento fondamentale, un nemico di cui avere paura.

Nell’antica Grecia

La storia non manca di alcuni famosi esempi, come i barbari, il nemico per eccellenza della civiltà greca. I Greci definivano “barbari” tutti coloro che parlavano un lingua incomprensibile ed i barbari per eccellenza erano i Persiani. Ciò che distingueva i Greci dai popoli barbari non era solo la lingua, ma anche la cultura stessa. Ad esempio i Persiani mangiavano in modo diverso rispetto ai Greci e la loro società si basava sulla monarchia assoluta, al contrario di quella greca che invece si basava sulla democrazia. Il teatro e la storiografia divennero i mezzi principali per plasmare l’opinione pubblica, per rafforzare e per sottolineare la superiorità dell’identità greca. Col tempo quindi la contrapposizione tra le due culture divenne sempre più forte e le differenze sempre più evidenti.

La cultura greca si è sempre considerata superiore in tutto e per tutto a quelle dei barbari.
Nell’antica Roma

Se nell’antica Grecia la differenza era prevalentemente culturale, i Romani invece consideravano i barbari dei veri e propri nemici da affrontare e sconfiggere. Loro infatti disprezzavano i barbari perché li vedevano come invasori da respingere a tutti i costi. Le descrizioni dei loro spostamenti vengono descritte come se si trattasse di grandi migrazioni animali. I Celti ed i Galli in età repubblicana, i popoli dell’Est in quella imperiale. Tutto questo nonostante i nemici della pace fossero i Romani stessi, in quanto si sono affermati con la violenza, i massacri e le guerre, come afferma lo storico Alessandro Barbero. Ad un certo punto i ruoli quasi si invertirono perché erano i barbari ad avere paura dei Romani e non il contrario. Molte popolazioni straniere sono state costrette alla schiavitù oppure all’integrazione con la cultura romana, diventando quasi dei cittadini romani. L’integrazione infatti serviva per esorcizzare la paura dello straniero.

I Romani avevano costruito un impero vastissimo anche grazie all’integrazione degli stranieri alla cultura romana.
IV secolo d.C.

Quando il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dello stato, la differenza tra “noi” ed i “barbari” non era più legata all’etnia, bensì alla religione. L’obiettivo dei potenti era quello di demonizzare i pagani o gli eretici affinché il popolo li considerasse come nemici di cui avere paura e da cui difendersi. Ed è proprio per motivazioni religiose che iniziarono le crociate, vere e proprie guerre prevalentemente contro musulmani e saraceni, ma spesso anche contro gli ebrei.

Gli ebrei sono stati presi di mira anche perché considerati una delle cause che ha contribuito alla diffusione della peste, che durante il Medioevo ha mietuto migliaia di vittime. Serviva quindi un capro espiatorio e sembrava proprio che gli eretici facessero al caso loro. Sono stati così accusati di avvelenare i pozzi e di rapire i bambini, perciò si preferì rinchiuderli nei ghetti (che fino ad allora non esistevano), dov’erano trattati alla stregua degli animali.

Le crociate, vere e proprie guerre mosse prevalentemente per motivi religiosi.
Tra ‘800 e ‘900

In questo periodo le identità delle varie nazioni entrò in crisi, cosa che avvenne quasi in contemporanea con l’avvento delle due guerre mondiali. Purtroppo durante questo periodo l’antisemitismo che in parte aveva caratterizzato anche il Medioevo ritornò più forte che mai. Usato come strumento di propaganda, aveva lo scopo di unire il popolo contro un nemico comune, l’ebreo. L’antisemitismo di Hitler è considerata la famosa “goccia che fece traboccare il vaso” perché mai fino ad allora era stata registrata una simile violenza gratuita nei confronti di un intero popolo. Il cinema, la radio ed la televisione hanno contribuito alla demonizzazione del nemico (non solo ebraico), raggiungendo l’apice tra gli anni ’50 ed ’80.

Il forte antisemitismo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Indipendentemente dal periodo storico, la tecnica utilizzata per demonizzare qualcuno e di conseguenza renderlo il nemico numero uno è sempre la stessa. Per prima cosa si individua ciò di cui il popolo deve avere paura, affinché quest’ultima possa trasformarsi in odio, utile a compattare l’identità del popolo. Si individuano per esempio nemici interni che minacciano la stabilità del paese oppure nemici provenienti dall’esterno che hanno lo stesso obiettivo. Il gioco è fatto perché a tutto il resto ci pensa il popolo stesso. Aldous Huxley infatti affermò che il potere si regge su tre pilastri: la paura, il nemico e la nazione.

 

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