Psichedelici più efficaci degli antidepressivi: lo studio.

Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell svela in maniera sistematica l’efficacia delle sostanze psichedeliche nel trattamento di malattie e disagi psichici come la depressione. Al contrario dei classici farmaci indicati per il trattamento di tali malattie, alcune sostanze psichedeliche come LSD, DMT, DOI agirebbero in maniera più rapida. Chi riceve una terapia farmacologica antidepressiva deve aspettare almeno 2 o addirittura 4 settimane affinché possa sperimentarne gli effetti. Spesso vengono prescritti ansiolitici proprio per tenere a bada l’ansia derivante dall’apparente inefficacia dell’antidepressivo.

Abstract grafico dello studio (foto: Ly et al., 2018)

Il meccanismo cerebrale dei disagi psichici

Depressione, PTSD (Disturbo Post-Traumatico da Stress) e, ironicamente, la dipendenza da sostanze, condividono dei circuiti neurali comuni.
L’atrofia dei neuroni della corteccia prefrontale rappresenta una caratteristica chiave nella patofisiologia della depressione e di altri disturbi correlati. Nello specifico, l’alterazione funzionale della cellula viene compromessa dal fatto che gli assoni, che sono i “cavi” principali nei quali corre l’informazione del neurone, si ritraggono. I dendriti, cioè le ramificazioni del neurone che fungono come “antenne” per la ricezione del segnale, si perdono. Le sinapsi, i collegamenti che permettono la comunicazione, vengono eliminate. Tutto ciò compromette il corretto funzionamento cerebrale, e questo si ripercuote a livello cognitivo, emotivo, motorio, ecc.

Neuroni corticali embrionali di ratto esprimono i recettori 5-HT2A, responsabili della sensazione di benessere (foto: Ly et al., 2018)

Effetti degli psichedelici sui neuroni

Alcune sostanze sono in grado di correggere queste alterazioni a livello neuronale, ma d’altro canto possono portare a diversi inconvenienti. La ketamina, un anestetico (utilizzato però anche ricreativamente), è una delle poche sostanze che abbiano dimostrato un buon potenziale clinico come antidepressivo ad azione rapida, efficace anche nel trattamento del PTSD e della dipendenza da eroina.
Le sostanze psichedeliche che agiscono a livello serotoninergico, cioè con recettori o neuroni che esplicano gli effetti del neurotrasmettitore serotonina (la molecola del benessere), hanno effetti ansiolitici e antidepressivi immediati e di lunga durata.
Gli sperimentatori hanno osservato, in seguito alla somministrazione delle sostanze sui vertebrati (ratti) e invertebrati (drosophila, il comune moscerino della frutta), un aumento della complessità nell’arborizzazione dendritica, della formazione di spine dendritiche e della creazione di nuove sinapsi.

Neuroni corticali trattati con le sostanze per 24h: si nota l’incremento delle spine dendritiche (foto: Ly et al., 2018)

Niente di nuovo sul fronte californiano

Da diversi anni, nella Silicon Valley circola una moda: ingerire quantità minime di sostanze psichedeliche come LSD, psilocibina (“funghetti”), e mescalina, sul posto di lavoro. Chi pratica quest’attività da tempo sostiene che il cosiddetto microdosing permetta loro di avere prestazioni migliori, di aprire la mente e rendere più creativi. Una microdose corrisponderebbe a circa un decimo della dose abitualmente assunta per ottenere effetti psicoattivi, ma così facendo, invece di sperimentare allucinazioni, la sostanza aumenterebbe la vigilanza, l’energia e la creatività.
Forse è il momento accantonare i pregiudizi e affidarci non tanto all’empirismo dei “pirati” della Silicon Valley, ma al metodo sistematico degli scienziati in laboratorio.

Fonti:
– Ly, C., Greb, A. C., Cameron, L. P., Wong, J. M., Barragan, E. V., Wilson, P. C., … & Duim, W. C. (2018). Psychedelics Promote Structural and Functional Neural Plasticity. Cell reports, 23(11), 3170-3182.
– https://www.independent.co.uk/voices/lsd-microdosing-california-silicon-valley-california-drugs-young-professionals-a8259001.html