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La Fender Stratocaster: storia e costruzione della chitarra elettrica per antonomasia

La Fender Stratocaster: storia e costruzione della chitarra elettrica per antonomasia

Un’innovazione dell’elettronica diventata poi icona della musica moderna che ha definito un’epoca, rimanendo protagonista sui palchi per oltre 60 anni, tra alti e bassi.

Il modello American Standard (Wallpapercave.com)

Eric Clapton, Jimi Hendrix, Kurt Cobain: sono molti i grandi artisti che hanno fatto della Fender Stratocaster il loro strumento prediletto. Una chitarra leggendaria che ha scritto l’epoca del rock and roll, tanto da essere riconosciuta come la chitarra elettrica per eccellenza nell’immaginario comune.  Esploriamo una storia di declino e rinascita, tra musica ed elettromagnetismo.

La nascita: un’evoluzione della Telecaster

La ‘Strat‘ nasce nel 1954, dall’ambizione di un appassionato di elettronica di nome Leo Fender. Non è però il primo modello del suo tipo mai commercializzato: infatti, già quattro anni prima, nel 1950, il liutaio californiano aveva introdotto sul mercato la prima chitarra elettrica destinata alla produzione in serie solid-body, ovvero senza la cassa armonica, ovviando così al fastidioso problema di feedback che gli strumenti elettronici avevano all’epoca. La Telecaster, questo il nome del prototipo, ha un grande successo, ma l’arrivo nel 1952 della Gibson Les Paul, il modello che sarebbe poi diventato il principale rivale dei prodotti Fender, impone a Leo la necessità di creare qualcosa che vada oltre ad un semplice strumento da affiancare alla ‘Tele’ nel suo catalogo. Per fare ciò, si avvale della collaborazione di numerosi musicisti, tra i quali il più celebre è probabilmente Billy Carson, il principale ‘beta-tester’ del progetto. Billy propone prima di tutto una struttura più ergonomica, ottenuta con un nuovo corpo in frassino e una tastiera in acero chiaro. Viene inoltre ingrandita la paletta, ovvero la parte terminale del manico, in modo da rendere più chiaro e leggibile il marchio Fender, e viene aggiunto un particolare tipo di ponte, la struttura a cui le corde sono fissate al corpo della chitarra, dotato di una particolare leva vibrato capace di muovere tutte le corde insieme, creando così il tipico effetto di ‘rimbalzo’ della nota musicale. Ma l’innovazione più significativa risiede nella meticolosità e precisione con cui Leo Fender progetta e realizza la componente elettronica e, nello specifico, le vere e proprie fonti del suono, i pick-up.

Una Fender Stratocaster originale del 1954 (vintageguitar.com)

L’elettronica: i pick-up

Mentre nelle chitarre classiche e acustiche, dotate di cassa armonica, il suono prodotto dalla vibrazione delle corde viene amplificato naturalmente, la controparte elettrica ha bisogno di un’amplificazione artificiale, data la natura di solid body che caratterizza i modelli più diffusi. Questo fondamentale compito viene svolto dai pick-up, cuore della chitarra elettrica. Questi sono posizionati più o meno al centro del corpo e devono il loro funzionamento alla legge fondamentale dell’elettromagnetismo: quella di Faraday, che mette in relazione campo magnetico con campo elettrico. Nello specifico, essa afferma che “La forza elettromotrice indotta in un circuito chiuso da un campo magnetico è pari all’opposto della variazione del flusso del campo magnetico attraverso l’area del circuito nell’unità di tempo“, il che vuol dire che, variando in qualche modo il flusso del campo magnetico applicato su un circuito adatto quale può essere una bobina avvolta su un magnete, possiamo indurre una tensione nella bobina stessa. I pick-up sono proprio questo: bobine formate da sottili fili di rame, avvolte su piccoli magneti di dimensioni variabili, il tutto posto al di sotto delle corde. Nel momento in cui si plettra la corda, questa si muove ritmicamente e ‘disturba’ il campo magnetico generato dal magnete fisso al di sotto di essa, variandone così il flusso. Questo induce una tensione nella bobina, e il debole segnale viene trasmesso all’amplificatore, che ha il cruciale compito di trasformarlo in suono vero e proprio. Il risultato, tuttavia, varia in base a determinate caratteristiche, tra le quali una delle più critiche è il tipo di sistema usato: i primi prototipi di amplificazione elettrica, montati sulla sopra citata Telecaster che ne aveva solo uno, erano formati da un singolo magnete, largo abbastanza da coprire lo spazio al di sotto di tutte e sei le corde, e una singola bobina; sulla Stratocaster, invece, Leo Fender decise di montare ben tre pick-up di tipo single coil, formati da una sola bobina avvolta intorno a sei magneti diversi, uno per corda, dalle quali erano a distanze diverse dalle corde per ottenere un suono il più fedele possibile. Questi tipi di sistemi, tuttavia, sono suscettibili a ronzii, dovuti alle frequenze di rete: il problema si risolve con il tipo humbucker, formato da due bobine avvolte in direzione opposta e poste vicine tra loro, in modo da eliminare il rumore di fondo, captato da entrambe, e ottenere un suono corposo. Ovviamente, una delle due è schermata per evitare che anche il segnale generato dalle corde venga soppresso. Anche la posizione del pick-up è fondamentale: per via delle caratteristiche vibratorie delle corde, e delle armoniche che si creano, posizionandolo più vicino alla tastiera, si otterrà un suono più caldo e corposo; al contrario, avvicinandolo al ponte, il suono risulterà più incisivo e brillante. Anche in questo caso Leo Fender ha fatto un lavoro meticoloso, posizionando i tre sistemi in posizioni precise e ruotando quello più vicino al ponte di 10 gradi, in modo da avere il magnete che gestisce la corda più alta ancora più lontano dalla tastiera, ottenendo così un suono ancora più definito, tipico della ‘Strat’. In qualsiasi momento, l’utente può selezionare il pick-up da usare tramite un apposito selettore posto sul corpo, il quale, sulla Stratocaster originale, aveva solo tre posizioni. Furono i musicisti ad accorgersi che, posizionando il selettore a metà tra una posizione e l’altra, si poteva ottenere un suono particolare, frutto del lavoro di due unità di amplificazione separate. Eventualmente, nel 1977, la Fender portò a cinque le posizioni, rendendo più accessibile questa tecnica.

Un pick-up humbucker (a sinistra) e single coil (a destra)

Il declino: l’era CBS

Nel 1954, quindi, la Fender Stratocaster debutta finalmente sul mercato, ed il successo è pressoché immediato. Nel decennio 1955-1965 la fama del nuovo modello cresce anche grazie all’aiuto di apparizioni nella giovane TV americana, nelle quali la chitarra viene accostata a personaggi importanti del tempo come Buddy Holly prima e il famosissimo gruppo surf-rock Beach Boys. Questo, per Leo Fender, significa più ordini, e l’azienda del liutaio californiano si espande a buoni ritmi, fino a che la mole di lavoro comincia ad essere troppa per la sua salute cagionevole. Così, nel 1965, la società è acquisita per 13 milioni circa di dollari dell’epoca alla CBS. Sì, la CBS, il colosso radiotelevisivo, che attratta dalle buone prospettive di guadagno decide di investire nella piccola fabbrica di chitarre elettriche. La ‘Strat’, a questo punto, subisce delle piccole variazioni, atte a renderne la produzione, e conseguentemente la vendita, più semplici e veloci. Piccole, ma fondamentali, e abbastanza da far crollare la qualità dello strumento e la fiducia del musicista nel brand, tanto da obbligare chi poteva permetterselo ad acquistarne una pre-1965 per avere una Fender autentica. Vengono usati materiali più scadenti, specialmente nel manico e nella paletta, che viene ingrandita ancor di più per mettere in mostra il logo caratteristico, e viene implementata una finitura più semplice che rompe la magia creata dal design di Leo. Ma gli anni 60′ sono quelli di maggiore diffusione, soprattutto perché la Stratocaster diventa lo strumento con cui Jimi Hendrix mette in atto la sua rivoluzione artistica. Il trasgressivo chitarrista porta il suo strumento all’estremo, ispirando le generazioni successive sia musicalmente che non, arrivando addirittura, in un concerto, a bruciare il proprio strumento (foto sotto).

Jimi Hendrix brucia la sua strat sul palco al Monterey Pop Festival del 1967.

La rinascita: l’American Standard

Nei 20 anni successivi, il modello perde prestigio, e la competizione avanza: tra tutti, la Gibson con la sua Les Paul domina grazie anche ad artisti leggendari come Jimmy Page, Joe Perry Slash. Artisti come Hendrix, tuttavia, danno vita al mito della ‘Strat’, mantenendone alta la popolarità nonostante il poco supporto fornito dalla società di produzione. Nel 1985, un gruppo di ex-dipendenti Fender e alcuni investitori riescono a strappare un accordo con la CBS, e ad acquisire la Fender per 12,5 milioni di dollari. Poco tempo dopo, anche lo stesso Leo Fender torna a produrre, e la rinascita della Stratocaster è completa: nel 1987 nasce il modello American Standard, pensata come una rivisitazione del modello originale, che torna ad un alto livello di qualità. Il marchio torna ad avere il lustro di un tempo, riportando il leggendario modello allo status di esempio. Perché se il rock and roll è quello che è, dobbiamo ringraziare anche Leo Fender.

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